Intervista a Jennifer Phillips – Capo della pianificazione della catena di approvvigionamento presso Edesia Nutrition
Nel 2024, la rappresentanza femminile tra la forza lavoro globale è rimasta al di sotto di quella maschile, costituendo circa il 42%. Inoltre, si assiste a una riduzione significativa di questo numero quando si parla di posizioni dirigenziali di alto livello: solo il 31,7% di questi ruoli è ricoperto da donne.
Il settore umanitario non fa eccezione: la forza lavoro femminile – soprattutto per quanto riguarda le posizioni di leadership – vive maggiori difficoltà a causa della questione di genere.
Alla luce di queste premesse, perché la leadership femminile è importante nelle ONG? Il notro obiettivo è cercare di rispondere a questa domanda con l’aiuto di una donna leader del settore.
L’importanza della leadership femminile
Secondo uno studio condotto nel 2020, le donne hanno generalmente un diverso – complementare – approccio di leadership rispetto agli uomini. Questo grazie alle competenze e alle strategie apprese durante il superamento delle barriere sistemiche nel corso della loro carriera.
Per quanto riguarda specificamente il settore umanitario, una ricerca condotta dall’Ufficio per il coordinamento degli affari umanitari dell’ONU (OCHA) ha rilevato alcuni aspetti femminili che sono unici e chef anno la differenza in questo settore, tra cui, ad esempio, la capacità di parlare con le donne dei Paesi colpiti da crisi umanitarie. Poiché le donne rappresentano il 50% della popolazione mondiale in difficoltà, questo aspetto diventa cruciale per l’efficacia delle missioni umanitarie. Ecco perché oggi “la complessità e la diversità delle emergenze umanitarie richiedono uno stile di leadership diverso e modelli di coordinamento alternativi” (Spiegel, 2017). In altre parole, una maggiore rappresentanza femminile porrebbe le questioni di genere in primo piano nell’agenda globale, sostenendo decisioni più inclusive e diversificate.
La prospettiva di una donna leader nel settore umanitario
Edesia Nutrition è un’organizzazione no-profit fondata nel 2010 da una donna, Navyn Salem, con sede a North Kingstown (Rhode Island, USA). Questa realtà produce alimenti specializzati per combattere la malnutrizione in tutto il mondo. È grazie alla loro collaborazione che MOAS può inviare aiuti nutrizionali in Yemen, Somalia e Sudan.
Jennifer Phillips è a capo della pianificazione della catena di approvvigionamento di Edesia. Il suo lavoro consiste nel garantire che i prodotti siano disponibili nel luogo e al momento giusto per fare fronte alle crisi alimentari più urgenti a livello globale. In quanto donna leader nel settore umanitario, abbiamo avuto il piacere di incontrarla e di intervistarla per conoscere il suo punto di vista in merito all’argomento di questo blog:
Cosa l’ha portata ad avviare una carriera nel settore umanitario?
Per me il settore umanitario è sempre stato molto interessante, da quando ho scoperto che il sistema di approvvigionamento in questo campo è rimasto indietro di circa 30 anni rispetto alle normali catene di distribuzione dei prodotti di consumo. Le principali ragioni sono legate al modo in cui è strutturato il settore, ma anche alla mancanza di competenze professionali in questo ambito specifico. È quindi interessante per me capire il perché di questo ritardo e cosa si può fare per colmare il divario.
Si dice comunemente che le donne abbiano una maggiore empatia e una maggiore attenzione alla tutela degli altri, rispetto agli uomini. Di conseguenza, ci sono caratteristiche tipicamente femminili (istinto materno, altruismo…) che determinano i diversi stili di leadership. È d’accordo con questo punto di vista?
Sono fortunata ad avere l’esperienza di lavorare con leader empatici, che sono sia uomini che donne. Credo che i leader empatici siano fondamentali per l’ambiente di lavoro: questa caratteristica aiuta a tirare fuori il meglio dai dipendenti. Quindi, se le donne incarnano queste caratteristiche più degli uomini, penso che ci debba essere ancora più spazio per loro nelle posizioni di leadership.
Diverse ricerche, pubblicazioni e report affermano che le donne sono drasticamente sottorappresentate nei ruoli dirigenziali nel settore umanitario e che questa persistente disuguaglianza di genere influisce negativamente sull’efficacia delle risposte alle emergenze. Qual è la sua visione di queste affermazioni?
Edesia è davvero eccezionale in questo senso. È un’organizzazione fondata da una donna e anche molti dei nostri principali leader sono donne.
Ha mai dovuto affrontare sfide legate al genere? E come ha reagito?
Sono davvero grata di avere una carriera ricca di donne e uomini che hanno sostenuto la mia crescita professionale e personale. Mi hanno aiutata a scoprire la mia voce e a sviluppare la fiducia in me stessa come leader.
Quali “lezioni” sente di aver imparato, e quali consigli dareste alle ragazze/donne che desiderano intraprendere una carriera da leader nel settore umanitario?
Non cercate di imitare gli altri: trovate il vostro superpotere. Se tentate di essere leader in un modo che non è autentico, che non vi rispecchia, il risultato non sarà positivo. Quindi, vi direi di trovare le modalità che rispecchiano il vostro modo di essere.
Considerazioni finali
Le donne leader hanno il potere di plasmare il sistema umanitario per rispondere meglio alle esigenze delle persone colpite dalle emergenze. Attualmente, molte ONG stanno compiendo passi importanti per affrontare il divario di genere, migliorando così i risultati delle loro missioni. Edesia è una di queste. Tuttavia, c’è ancora molta strada da fare prima di raggiungere la piena parità a livello globale. Ecco perché è necessario che ognuno, nel suo piccolo, si attivi per questa causa, anche solo condividendo informazioni sul tema. Noi di MOAS, nel mese in cui si celebra la Giornata internazionale della donna, cerchiamo di dare il nostro contributo attraverso la condivisione di articoli come questo, nella speranza di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla questione di genere, con particolare attenzione alle generazioni future.
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