3 ottobre: Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione in Italia

Il 3 ottobre del 2013, a seguito del naufragio di un’imbarcazione al largo della costa di Lampedusa, 368 persone migranti che si trovavano a bordo hanno perso la vita. Erano uomini, donne e bambini in fuga da guerre, violenze e carestia, persone che avevano affrontato un viaggio lungo e pericoloso in cerca di salvezza e di un posto sicuro dove far crescere i propri figli. Purtroppo, non ce l’hanno fatta: il loro sogno si è infranto nelle fredde acque del Mediterraneo a poche miglia dalla costa e come loro, da allora, migliaia di persone continuano a morire ogni anno nel tentativo di raggiungere l’Europa.

LA GIORNATA DEL 3 OTTOBRE

In ricordo di questa tragedia, dal 2016 in Italia è stata istituita la Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione, con la legge 21 marzo 2016, n. 45al fine di conservare e di rinnovare la memoria di quanti hanno perso la vita nel  tentativo di emigrare verso il nostro Paese per sfuggire alle guerre, alle persecuzioni e alla miseria”.

Il 3 ottobre di ogni anno a Lampedusa si celebra la Giornata della Memoria e dell’Accoglienza con il progetto “Lampedusa Porta d’Europa”, organizzato dal Comitato 3 Ottobre, che porterà sull’isola studenti provenienti da venti scuole italiane con l’intento di sensibilizzare i giovani e l’opinione pubblica sul tema dell’accoglienza, dell’inclusione e della diversità.

UNA DATA STORICA

Questo tragico evento ha rappresentato un punto di svolta anche per la storia di Moas. In seguito al naufragio di Lampedusa Christopher e Regina Catrambone hanno deciso di non restare a guardare ma di agire fondando MOAS -Migrant Offshore Aid Station con l’intento di salvare vite in mare.

Dal 2014 al 2017 MOAS ha salvato più di 40.000 persone nel Mediterraneo Centrale e nel Mar Egeo, per poi spostare le proprie attività aiuto delle persone più vulnerabili del mondo prima in Bangladesh e successivamente anche in Yemen e in Somalia. Nell’agosto 2017, dopo gli accordi con la Libia, MOAS ha infatti sospeso le proprie attività di ricerca e soccorso, temendo di diventare parte di un meccanismo indiretto di respingimenti verso la Libia. Da allora, però, continuiamo a essere presenti con le nostre operazioni di monitoraggio e con la campagna di advocacy per l’implementazione delle Vie Sicure e Legali.

Quel giorno ha segnato le nostre coscienze, sembrava si potesse arrivare ad un punto di svolta, ma da allora nulla è cambiato. Dopo un iniziale sentimento di solidarietà di fronte alle tragedie nel Mediterraneo, negli ultimi anni i media, l’opinione pubblica e la politica nazionale ed europea si sono progressivamente allontanati dall’idea che salvare vite umane sia una priorità assoluta. Il fenomeno degli arrivi via mare continua a rappresentare un’emergenza umanitaria che non può essere ignorata. Nell’anno in corso, infatti, lungo la rotta del Mediterraneo centrale sono morte 321 persone, secondo i dati dell’UNHCR aggiornati al 27 settembre.

VIE SICURE E LEGALI

Le persone migranti in fuga da guerre e persecuzioni molto spesso non dispongono di alternative regolari e sicure per raggiungere l’Europa e per questo si affidano a trafficanti senza scrupoli mettendo a rischio la propria vita. Come è evidente, a questo sistema occorre porre fine creando un meccanismo per sottrarre i più̀ vulnerabili agli ingranaggi spietati dei trafficanti di esseri umani ed evitare i viaggi della morte, nel rispetto degli obblighi internazionali sul diritto di asilo; occorre gestire i flussi in maniera regolare in modo da garantire anche la sicurezza per i Paesi di destinazione.

L’implementazione di canali legali di ingresso tra cui: la concessione dei visti per motivi umanitari, di studio o di lavoro, la facilitazione dei ricongiungimenti familiari, la promozione delle sponsorship private, la creazione di corridoi umanitari.

Regina Catrambone, direttore di MOAS, afferma: “Oggi rivivo con i parenti dei sopravvissuti e delle 368 vittime il dolore della terribile tragedia avvenuta nelle acque del Mediterraneo il 3 ottobre del 2013. È per questo che oggi ancora più di allora, è necessario agire affinché si ponga fine alla morte di persone in cerca di salvezza. 
Dopo aver lanciato nel 2014 la prima missione umanitaria di ricerca e soccorso ed aver salvato la vita a più di 40.000 persone nel Mediterraneo Centrale e nell’Egeo, MOAS chiede l’implementazione di #VieSicureELegali per raggiungere l’Europa in sicurezza”.

Unisciti a noi, firma la petizione: https://www.moas.eu/it/vie-sicure-e-legali/

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