La Giornata Internazionale delle Persone Anziane delle Nazioni Unite, si è celebrata la scorsa settimana; per questo motivo, vogliamo elogiare gli anziani in Ucraina che stanno affrontando la guerra, come anche capire quali sfide porta con sé invecchiare. Nonostante lo sconvolgimento, il pericolo e l’insicurezza, molti continuano a contribuire attivamente alle loro comunità, supportandosi a vicenda, e dimostrando ogni giorno resilienza. Ecco alcune delle loro storie, narrate sul sito di Foreign Ukraine:
Le reti mimetiche di Hanna

Hanna Sergienko, 65 anni, vive in un piccolo villaggio a sud di Kiev. La sua casa è diventata un centro per volontari che realizzano reti mimetiche per i soldati al fronte. Hanna ricorda gli inizi: “Ero pensionata, tuttavia stavo ancora lavorando e non sapevo come aiutare. Non potevo andare al fronte. Poi ho visto in TV come si tessono le reti mimetiche. Ho trovato persone con idee simili, ho lasciato il mio lavoro e dal 9 dicembre 2014 ho iniziato anche io a realizzarle”.
Le reti cambiano a seconda della stagione, riprendendo i colori della natura: grigio e nero per l’inverno, verde in primavera e giallo e rosso in autunno. “Ogni volta che realizziamo le reti mimetiche per l’inverno, penso ‘Spero che questa sia l’ultima volta’. Ogni stagione ci auguriamo che non dovremo più tesserle. Ma sfortunatamente, dopo tutti questi anni, continuiamo a dover tornare”.
La storia di Hanna ci dimostra come le persone anziane continuano a contribuire in maniera significativa, tramandando conoscenza e tradizioni ai volontari più giovani mentre si sostiene la difesa dell’Ucraina.
Vivere la Guerra, un’altra volta

Alcuni anziani ucraini portano con sé memorie di guerre passate, e questo influenza la loro prospettiva sul presente. Valentina Raomanova, 93, è sopravvissuta all’Olocausto e ricorda la perdita della madre a Babyn Yar, e di come è sopravvissuta ai bombardamenti da bambina. Quando nel 2022 è iniziata l’invasione su larga scala da parte della Russia, a lei e agli altri residenti della casa di riposo è stata proposta l’evacuazione. Alcuni hanno resistito, rifiutandosi.
“Sono nata a Kiev e sono rimasta qui per tutta la vita. Siamo già sopravvissuti alla guerra. Siamo tutti cittadini di Kiev; ce la faremo. Senza acqua? Sappiamo dov’è il pozzo. Senza cibo? Non siamo spaventati dalla fame,” ricorda Valentina.
La sua storia dimostra che la resilienza nasce dall’esperienza, dalla comunità e dalla determinazione a resistere nonostante il pericolo.
Il volontariato e la connessione umana

Per molti, rimanere coinvolti nella vita della propria comunità consente di avere sia un obiettivo che di supportarsi a vicenda in tempi difficili. A Kiev, Lidia Terepnyiva, 74 anni, fa volontariato al Centro Comunitario Ebraico “Halom”. Quando il conflitto è iniziato, ha coordinato la distribuzione di aiuti umanitari per clienti anziani, anche se suo figlio è emigrato in Israele.
“Tutti i miei amici sono qui. Ci parlo tutti i giorni. Non posso proprio andarmene! Il fatto che non sono da sola mi aiuta a sopravvivere. Ci aiutiamo a vicenda. Se c’è gioia, possiamo condividerla. Se c’è tristezza, è più semplice affrontarla tutti assieme”, dice.
Per Lidia, rimanere connessa con gli altri è essenziale. I volontari più anziani, come lei, offrono supporto pratico e nel mentre mantengono lo spirito della comunità.
La creatività come forma di resistenza

Alcuni anziani ucraini indirizzano la propria esperienza e resilienza verso l’espressione creativa, dando voce alla loro generazione. La poetessa ottantanovenne Nadezhda Krasnozhon continua a scrivere e riflettere attraverso la sua poesia, ritraendo sia la sua esperienza personale della guerra che quella collettiva.
Nadezhda ha preso parte al primo movimento pro-indipendenza dell’Ucraina e ha visto il suo Paese attraversare molte crisi. “Scrivo quando ho qualcosa da dire”, spiega. Anche ora, sta lavorando ad una nuova raccolta riguardante l’odierna guerra, mostrando che l’età non diminuisce la voce di qualcuno o l’abilità di contribuire.
Gli anziani al fronte
MOAS è testimone in prima persona di come gli anziani ucraini stanno fornendo speranza e supporto. “Nonna Valentina”, un’anziana signora, ha accolto la nostra squadra di MOAS vicino al fronte; da qui evacuiamo i pazienti in condizioni critiche.
Abbiamo anche osservato la loro forza d’animo durante le evacuazioni. Un esempio è un uomo di 84 anni ferito da un drone mentre riparava un ponte danneggiato durante la guerra nel suo villaggio. L’abbiamo evacuato e portato in ospedale; da allora, si è ripreso.
Queste storie mettono in risalto la vulnerabilità e il coraggio di anziani che continuano a rischiare per aiutare gli altri.
Conclusioni
Queste storie servono per ricordarci di riconoscere la generazione più anziana non solo come sopravvissuti ad una guerra ma anche come membri attivi della comunità. La loro esperienza dimostra che crescere in un’Ucraina smembrata dalla guerra non è solo in termini di sopravvivenza. Include mantenere connessioni, supportare gli altri e vivere con dignità e aspirazioni.
L’affermazione di Lidia Terepnyova, “Non potevo proprio andarmene!” riflette determinazione, dedizione e spirito umano che gli anziani ucraini hanno, e continuano a vivere, contribuire e resistere nonostante il conflitto prolungato.