Giornata Mondiale dell’Aiuto Umanitario: L’impatto del COVID-19 sulle attività umanitarie

Mask-Making-WM-1024×768Il 19 agosto celebriamo la Giornata Mondiale dell’Aiuto Umanitario per far sentire il nostro sostegno a tutti coloro i quali dedicano la propria vita agli altri e per manifestare la nostra vicinanza a chi, nel mondo, si trova in una situazione di crisi e necessita di assistenza.

Quest’anno il settore umanitario ha dovuto affrontare impreviste sfide e difficoltà a causa della diffusione della pandemia di COVID19. Per questo motivo, in occasione della #Giornatamondialedellaiutoumanitario, rivolgiamo il nostro pensiero alla dedizione e all’impegno delle organizzazioni umanitarie e degli operatori umanitari durante questi tempi difficili.

Le sfide per il settore umanitario nel 2020

Una delle sfide affrontate dal settore umanitario è stata quella relativa alle questioni economiche. Il taglio dei fondi e il cambiamento delle priorità dei donatori hanno reso più complicate le attività umanitarie e hanno portato a un preoccupante aumento delle crisi alimentari nel mondo.

Nonostante l’adozione delle restrizioni adottate per rallentare la diffusione del virus, la maggior parte del lavoro umanitario non si è fermata, riadattandosi alla situazione attuale.

Alcune organizzazioni hanno fatto rientrare gli operatori umanitari nei Paesi di appartenenza per evitare di aggiungere un ulteriore peso sui sistemi sanitari locali. In alcuni contesti, questa riorganizzazione ha mutato le dinamiche delle organizzazioni. In Bangladesh, così come in altri Paesi, ad esempio, questo cambiamento potrebbe anche costituire un’opportunità per potenziare gli operatori umanitari locali e le loro skills. Alla luce della pandemia e del blocco dei viaggi internazionali il coinvolgimento della comunità risulta essere sempre più essenziale. Tuttavia, per lo staff umanitario rimasto nel Paese, le serie restrizioni, come ha evidenziato Human Rights Watch, hanno costituito un’ulteriore sfida.

Inoltre, per Paesi come il Bangladesh, lo Yemen o la Somalia, che già affrontano crisi umanitarie, insicurezza alimentare, epidemie di colera e alluvioni, il COVID19 diventa l’ennesima avversità che si aggiunge alle sfide che gli operatori umanitari e la popolazione locale devono affrontare giorno dopo giorno. I sistemi sanitari di molti Paesi, già duramente messi alla prova, non possono sostenere queste molteplici pressioni.

La nostra risposta alla crisi

In quanto Organizzazione Umanitaria internazionale, anche MOAS si è trovata ad affrontare alcune delle sfide provocate dalla pandemia. In Bangladesh siamo stati costretti a sospendere il nostro Flood and Water Safety Training a causa del lockdown, delle restrizioni ai movimenti nella regione e della riduzione dei finanziamenti. Nonostante le difficoltà logistiche, economiche e amministrative abbiamo deciso di non interrompere le nostre attività umanitarie avvaindo nuovi progetti in risposta alla pandemia sia in Bangladesh che a Malta.

In Bangladesh, abbiamo convertito il nostro workshop, inizialmente ideato per la fabbricazione di piccole attrezzature per la sicurezza in acqua, in area dedicata alla produzione di mascherine in cotone riutilizzabili e lavabili. Il COVID19 ha costituito una grande sfida per gli operatori che hanno messo a rischio la propria vita per la salute degli altri e siamo felici di aver distribuito le mascherine a molti di questi operatori, ai rifugiati e alla comunità locale per aiutarli a adottare misure preventive per rallentare la diffusione del virus.

A Malta abbiamo lanciato un’iniziativa su tutta l’isola invitando sarte e sarti volontari a produrre mascherine fatte in casa da distribuire ai rifugiati e ad altri gruppi vulnerabili. Più di 140 volontari hanno prodotto circa 6000 mascherine, che sono state poi distribuite a varie organizzazioni che si occupano di aiutare le persone più vulnerabili. Inoltre abbiamo distribuito tablet con connessioni internet alle famiglie di migranti che vivono nei centri rifugiati per fare in modo che gli studenti potessero continuare la loro formazione online tramite il Remote Learning Project.

Guardando avanti…

Come sottolineato dall’ACAPS, da ora in poi le attività di preparazione per far fronte ai disastri saranno sempre più cruciali. Per questo motivo, in Bangladesh, speriamo di riprendere al più presto il nostro Flood and Water Safety Training. Nel frattempo, in Yemen e Somalia continuiamo a inviare spedizioni di aiuti di prima necessità più che mai necessari in questo periodo.

MOAS è estremamente grata al nostro team operativo in Bangladesh e ad ADRA, nostro partner in Yemen, per l’instancabile lavoro sul campo che ha assicurato il proseguimento dei nostri sforzi umanitari durante i mesi della pandemia.

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