Dal silenzio al sostegno: il benessere mentale nel lavoro umanitario

Il settore umanitario nel 2025 รจ consapevole di una sfida importante ma ancora troppo spesso ignorata: la salute mentale e il benessere degli operatori sul campo. Nelle zone di conflitto e nei centri di accoglienza, il personale umanitario รจ sottoposto a una situazione di pressione enorme, dove si affrontano traumi, dilemmi morali e carichi di lavoro incessanti.

Eppure, per decenni, la salute mentale in questo settore รจ rimasta una preoccupazione secondaria, se non addirittura ignorata. Oggi, prove sempre piรน evidenti mettono in luce una realtร  urgente: sostenere la salute mentale degli operatori umanitari non รจ solo un obbligo morale, ma anche una necessitร  strategica per mantenere efficace il loro lavoro.

Per organizzazioni come MOAS, la cui missione dipende dalla dedizione dei team in prima linea, garantire il benessere del personale รจ fondamentale per continuare a salvare vite umane e costruire una resilienza a lungo termine.

 

Dietro i numeri: rischi per la salute mentale degli operatori umanitari

I dati presentano un quadro drammatico. Una ricerca e una meta-analisi sistematica che ha coinvolto oltre 3.600 operatori umanitari ha rivelato che:

  • Il disagio psicologico ha colpito fino al 52,8% dei membri dello staff.
  • I tassi di ansia e depressione variano tra il 3,8% e il 39%.
  • Il burnout ha colpito fino a un terzo degli operatori, mentre la prevalenza del disturbo da stress post-traumatico ha raggiunto il 25% in alcuni contesti.

I fattori che mettono a rischio la salute mentale nel lavoro umanitario vanno ben oltre la resilienza individuale, in quanto connessi alla natura del lavoro e ai suoi contesti difficili. L’esposizione costante a eventi traumatici – dai conflitti agli sfollamenti di massa – pone gli operatori in situazioni in cui le decisioni vitali sono all’ordine del giorno, il che puรฒ portare nel tempo a traumi secondari o alla โ€œfatica da compassioneโ€.ย 

Inoltre, i carichi di lavoro pesanti, la carenza cronica di personale e le condizioni di vita difficili – spesso in zone remote o insicure, dove riposo, privacy o servizi di base sono limitati – lasciano poco spazio al recupero. Le lacune organizzative, come un sostegno psicosociale inadeguato, una comunicazione carente e la mancanza di formazione sulla gestione dello stress, aumentano ulteriormente i rischi. ย In piรน, le donne e il personale piรน giovane sono colpiti in modo sproporzionato, dovendo affrontare ulteriori difficoltร  legate alla violenza di genere, a un minore potere decisionale e a una minore esperienza sul campo per sviluppare strategie di reazione.ย 

Infine, lo stress mentale deriva spesso da scelte morali difficili, come dover dare la prioritร  a una comunitร  rispetto a un’altra a causa delle risorse limitate, sentirsi impotenti nel prevenire la sofferenza o affrontare ostacoli politici che impediscono lโ€™arrivo degli aiuti.ย  Da questo puรฒ scaturire un profondo senso di colpa, impotenza o tradimento, soprattutto quando i lavoratori si sentono non supportati dalle loro organizzazioni.

 

Rompere il silenzio: stigmi e barriere organizzative

Uno degli ostacoli piรน rilevanti al miglioramento della salute mentale nel settore umanitario รจ lo stigma. In alcune organizzazioni, i disturbi psicologici sono ancora considerati una debolezza personale piuttosto che alcuni dei tanti rischi professionali, scoraggiando cosรฌ il dialogo aperto e l’intervento precoce. Anche quando si offre consulenza o sostegno psicosociale, l’accesso rimane disomogeneo o incoerente, soprattutto per il personale locale o per coloro che lavorano in aree remote e ad alto rischio. Carichi di lavoro pesanti, risorse limitate e il senso dell’urgenza lasciano poco tempo ed energia per dare prioritร  al proprio benessere.

Allo stesso tempo, gli operatori umanitari, in particolare quelli esposti ad ambienti traumatici come i centri di accoglienza o le cliniche per le vittime dei conflitti, spesso faticano a riconoscere o ammettere i propri bisogni. A differenza delle persone che aiutano, la cui sofferenza รจ visibile e riconosciuta, la loro stanchezza e il loro trauma rimangono solitamente nascosti, rendendo difficile per i colleghi o i superiori rendersi conto di quanto stiano soffrendo o valutare se stanno affrontando bene la situazione.

 

Responsabilizzare gli attori locali: il benessere al centro della risposta umanitaria

Il personale locale spesso sopporta i carichi emotivi e logistici piรน pesanti, ma ha meno accesso alle risorse per prendersi cura della propria salute mentale. Spesso la gente sul luogo รจ la prima a rispondere quando si verificano crisi, lavorando all’interno delle proprie comunitร  dove รจ difficile vedere il confine tra vita professionale e personale. Questa vicinanza alla sofferenza di cui sono testimoni puรฒ rendere il lavoro ancora piรน impegnativo dal punto di vista emotivo, poichรฉ questi operatori possono trovarsi a soccorrere vicini, parenti o amici mentre affrontano la stessa insicurezza e perdita.

Nonostante ciรฒ, il personale locale deve spesso affrontare maggiori ostacoli strutturali: meno opportunitร  di formazione sulla salute mentale, accesso limitato al supporto psicosociale e minore influenza nei processi decisionali. Di conseguenza, la sua voce potrebbe non essere ascoltata quando le organizzazioni elaborano politiche o assegnano fondi per il benessere.

Supportare gli attori locali con finanziamenti e formazione, attribuendo loro un reale potere decisionale, non significa solo migliorare l’efficienza operativa, ma anche proteggere coloro che rispondono in prima linea ai bisogni umanitari.

Noi di MOAS riteniamo che sostenere il benessere mentale di coloro che forniscono assistenza, sia a livello locale che internazionale, sia la chiave per creare sistemi umanitari resilienti, inclusivi, in grado di durare ben oltre la crisi immediata.

Nel difficile scenario del conflitto in Ucraina, gli esperti di MOAS, oltre alle loro conoscenze professionali e competenze pratiche nel fornire assistenza medica, hanno anche accesso a risorse specifiche per il sostegno psicologico ed emotivo. Questo permette loro di operare efficacemente in condizioni di forte stress nelle zone di combattimento, applicando metodi di auto-aiuto volti a tutelare la propria salute mentale. Tali misure includono garantire un riposo adeguato, la normalizzazione dei ritmi circadiani, un’attivitร  fisica regolare e l’introduzione di hobby nella loro routine.

 

Costruire una cultura della propria salute nel lavoro umanitario

Per proteggere davvero la salute mentale, le organizzazioni devono andare oltre le iniziative isolate e lavorare per creare una cultura dell’attenzione al benessere degli operatori. Questo significa normalizzare le conversazioni su stress, burnout e traumi, in modo che il personale si senta sicuro nel chiedere aiuto senza paura di essere stigmatizzato. I manager dovrebbero essere formati per riconoscere i primi segni di disagio e rispondere in modo efficace, assicurando che servizi di supporto accessibili e riservati siano disponibili per tutti, indipendentemente dalla sede o dallo status lavorativo.

Altrettanto importante รจ lasciare spazio al riposo e al recupero. Orari flessibili, carichi di lavoro gestibili e pause regolari aiutano a prevenire l’esaurimento. L’introduzione di pratiche olistiche, come sessioni di yoga e meditazione per alleviare la tensione, o attivitร  creative come la pittura e il disegno per elaborare le emozioni, puรฒ offrire al personale strumenti per affrontare la pressione derivante dal vivere in ambienti ad alto rischio. Queste attivitร  non solo riducono lo stress, ma aiutano anche gli operatori umanitari a sviluppare una maggiore resilienza emotiva di fronte alle sfide continue.

Le Linee guida Antares offrono un quadro chiaro per questo approccio. Esse invitano le organizzazioni umanitarie a sviluppare politiche complete in materia di salute mentale che coprano l’intero ciclo di impiego, dall’attenta selezione e formazione sulla gestione dello stress prima delle missioni al monitoraggio continuo durante le missioni e al debriefing strutturato dopo le missioni. Promuovendo la cura preventiva, il supporto psicologico tempestivo e le strategie di auto-cura, le linee guida garantiscono che il personale umanitario riceva gli strumenti e le risorse necessari per stare bene, lavorare in modo efficace e reintegrarsi nella propria vita personale dopo il ritorno dal campo.ย 

Fondamentalmente, promuovere una cultura dell’assistenza che integri il sostegno organizzativo, le pratiche olistiche per il benessere e i quadri basati su dati concreti come le Linee guida Antares puรฒ ridefinire il modo in cui gli operatori umanitari gestiscono le pressioni emotive del loro ruolo, consentendo loro di mantenersi in buona salute, sviluppare resilienza e continuare a servire efficacemente le comunitร  colpite da crisi a lungo termine.

 

Considerazioni finali

Con l’aumento delle esigenze umanitarie nel 2025, la salute mentale e il benessere degli operatori non possono piรน essere trascurati. L’evidenza รจ chiara: senza personale sano e resiliente, le risposte umanitarie rischiano di diventare insostenibili, sia dal punto di vista operativo che etico.

Rompere il silenzio sulla salute mentale, smantellare lo stigma e garantire che sia il personale locale che quello internazionale abbiano accesso a un sostegno significativo non sono optional, ma sono essenziali per il futuro dell’azione umanitaria.

Dalla promozione di politiche di salute mentale guidate da quadri di riferimento come le Linee guida Antares all’integrazione di pratiche olistiche come lo yoga, la meditazione e l’espressione creativa, le organizzazioni devono andare verso una cultura di assistenza proattiva e preventiva.

Per MOAS e altri soggetti impegnati a servire le comunitร  in crisi, assistere chi presta assistenza non รจ solo una responsabilitร  morale, ma รจ il fondamento di un lavoro umanitario efficace e duraturo. Investendo nel benessere di chi รจ in prima linea, costruiamo team piรน forti, comunitร  piรน resilienti e un sistema umanitario pronto ad affrontare le sfide di domani.

 

Il tuo sostegno puรฒ fare la differenza. Ti invitiamo a prendere in considerazione la possibilitร  di fare una donazione per aiutarci a portare avanti la nostra missione e salvare vite umane. Visita il sitoย www.moas.eu/donateย  per contribuire. Per ulteriori aggiornamenti sul nostro lavoro, seguici sui social media, iscriviti alla nostra newsletter o contattaci allโ€™indirizzoย [email protected]ย .

ย  ย  ย Co-funded by the European Union

Disclaimer:ย โ€œFunded by the European Union. Views and opinions expressed are however those of the author(s) only and do not necessarily reflect those of the European Union or the European Education and Culture Executive Agency (EACEA). Neither the European Union nor EACEA can be held responsible for them.โ€

LA NESWLETTER DI MOAS

Ricevi gli aggiornamenti di MAOS direttamente nella tua casella email