Accoglienza in Famiglia, il progetto un anno dopo

Nel dicembre dello scorso anno, MOAS ha lanciato il Progetto  Accoglienza in Famiglia, una nuova iniziativa attraverso la quale le famiglie maltesi possono accogliere le persone migranti nelle loro case, offrendo il loro sostegno e assistenza per aiutarli a integrarsi nella società maltese attraverso l’istruzione. Durante l’anno, MOAS ha organizzato diverse attività per fornire supporto, guida e mediazione in base alle necessità della famiglia e del ragazzo e per valutare l’evoluzione del progetto.

Joanna e suo marito Henry hanno aperto le porte della loro casa a Valletta a Samuel, un richiedente asilo di 21 anni arrivato a Malta dal Sud Sudan. Nel periodo che ha trascorso con la famiglia, Samuel ha continuato i suoi studi per realizzare il suo sogno: diventare un medico.

Dopo un anno, abbiamo intervistato Joanna ed Henry per discutere insieme la loro esperienza, e raccogliere le loro impressioni.

Come hai percepito l’idea di aderire al progetto Accoglienza in Famiglia  e di prendere una decisione così importante e stimolante?

Joanna: L’idea di condividere la nostra casa, la stanza degli ospiti e la vita con qualcuno che non ha una casa è sempre stata nelle nostre menti. Abbiamo anche avuto ragazze alla pari che vivevano con noi e che venivano principalmente dal Nord Europa e dal Nord America, ma quando il loro soggiorno annuale stava per finire, ci siamo chiesti perché abbiamo dovuto guardare così lontano quando ci sono molti richiedenti asilo qui a Malta che potrebbero beneficiare del progetto Au Pair. Ho chiesto a diverse ONG e discusso l’idea con la mia amica Regina Catrambone, co-fondatrice e direttrice di MOAS, che mi ha detto che stava per partire il progetto Accoglienza in Famiglia! Il fatto che MOAS avrebbe sostenuto il progetto sia fornendo strumenti tecnologici come un tablet e una connessione Internet, sia offrendo un servizio di tutoraggio e fornendo accesso a un assistente sociale ha reso l’idea ancora più fattibile. Abbiamo incontrato Sam diverse volte e ci siamo conosciuti prima che prendesse finalmente la decisione e siamo stati felici quando ha accettato di entrare a far parte della nostra famiglia per un anno.

In che modo questa esperienza ha influito sulla tua famiglia?

Joanna: Sam è un giovane con grandi sogni ed è purtroppo esposto ad una realtà difficile in questo mondo. È stato un fratello maggiore per i nostri figli, Leila e Peppi, giocando a calcio per diverse ore al giorno e imparando il maltese insieme a loro. Vivere con una persona che ne ha passate tante… e conoscere la straordinaria travolgente intensità del suo viaggio a Malta. Una persona che ha dovuto abbandonare la propria casa, vivere in un campo per sfollati, e aver fatto quel viaggio, durato un anno e sette mesi, da adolescente, tutto cio’ per cercare un posto sicuro dove studiare, apre gli occhi ed espone il nostro privilegio, ma ci mostra anche quanto la nostra società sia diventata insensibile.

Siamo diventati più profondamente consapevoli di quanto siano meravigliosamente ospitali i nostri vicini, amici e familiari, e di quanto siano gentili e cordiali la maggior parte delle persone, anche se una piccola quantità di costoro riversa odio sui social media con lo scopo di ferire e spaventare le persone che cercano innocentemente una vita migliore, senza mai preoccuparsi di capire quale disperazione porti certi individui a rischiare tutto in cerca di un futuro migliore.

Quali sono i ricordi più belli di questa esperienza insieme?

Joanna: Molte lunghe conversazioni in cui abbiamo imparato di più sulla storia e la cultura del Sud Sudan rimarranno impresse nella mia memoria per sempre. Il Sudan ha più piramidi dell’Egitto, un’architettura fenomenale e una storia interessante. La turbolenta storia recente racconta di una lotta per l’indipendenza che ha causato la morte di un terzo della sua popolazione, così come la guerra tribale che ne seguì, che vide persino il padre di Sam ucciso e che provocò lo sfollamento di così tante persone. Questo è un tragico promemoria del perché così molte persone fuggono dal paese. Vivendo con noi Sam ha scoperto molte cose nuove. Abbiamo discusso di libri e nuove scoperte culinarie, ma forse i ricordi più belli saranno le sue ore trascorse a giocare a calcio con Peppi!

Henry: Cucinavamo insieme! Samuel ha ricevuto un libro di cucina semplice dalla nostra famiglia, che ha usato parecchio. È stato molto interessante, non solo dal punto di vista della cucina, ma anche dal punto di vista metodologico! La nostra ricetta preferita sono i maccheroni al formaggio.

Com’era il rapporto tra Samuel e i tuoi figli? E con il vostro animale domestico?

Joanna: Era la prima volta che avevamo un au pair maschio e Peppi era entusiasta quando li abbiamo presentati. Sam era una persona mattiniera e offriva sempre aiuto per tutto ciò che doveva essere fatto. C’erano sempre battute e risatine con entrambi i bambini, mentre andavano alle lezioni di piano o al campo di calcio locale per prendere a calci il pallone. Era adorabile con Leila che è esuberante e ha bisogno di una o due parole forti a volte per prepararsi in tempo per uscire, ma Sam era gentile e calmo. Lo abbracciavano regolarmente e già gli manca.

Henry: 4-5 settimane dopo che Samuel si è trasferito, abbiamo preso Bowie, un dolce cucciolo dal canile di Floriana. Sono diventati migliori amici, sono sicuro che il cane sente molto la sua mancanza ora che se n’è andato. Un sacco di bei ricordi.

Quali sono i vostri piani per il futuro? Avete intenzione di partecipare nuovamente al progetto Accoglienza in Famiglia?

Joanna: Quando Sam ha deciso di proseguire con la sua vita altrove, è stata duro. Ha lasciato un vuoto nella nostra casa. Abbiamo chiesto ai bambini se avessero voluto un altro ragazzo au pair e hanno detto che lo avrebbero fatto almeno per un altro anno, quindi prenderemo sicuramente in considerazione l’idea di ospitare qualcun altro del progetto di MOAS.

Cosa è rimasto di questa esperienza?

Il distacco e’ sempre triste. Sebbene fosse un accordo della durata di un anno, speravamo di poter stare insieme più a lungo. Detto questo, ovviamente, gli auguro buona fortuna e tutta la forza di cui avrà bisogno per continuare a inseguire i suoi sogni, studiare e realizzarsi in qualunque cosa desideri! Penso che la comunità locale di Malta abbia bisogno di capire e ammettere che dobbiamo lavorare tutti insieme. E che la comunicazione e la compassione sono la chiave per una società sana. Vedere come i commenti sui social media un tempo ferissero Sam è stato doloroso. Vorrei che potessimo fare di più per frenare l’incitamento all’odio come individui. E vorrei che le autorità trattassero le domande di asilo entro i tempi stabiliti come dettato dalle carte dei diritti umani poiché questa è una fonte costante di ansia e preoccupazione per molte persone.

 

Da questa toccante intervista emergono due degli aspetti più importanti del Progetto Family Hosting: da un lato, l’importanza della condivisione con le persone meno fortunate e, dall’altro, l’arricchimento reciproco che scaturisce dall’incontro tra culture e realtà diverse.

Come abbiamo appreso da questa intervista, le vostre interazioni con noi rappresentano un cambiamento e hanno un impatto sia su di noi che sui beneficiari che raggiungiamo ogni anno con i nostri progetti. Ecco perché se avete domande per noi non dovete esitare a contattarci!

 

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