Vie sicure e legali: la ‘Nationality and Borders Bill’ del Regno Unito e le sue implicazioni per migranti e richiedenti asilo

Nel dicembre dello scorso anno, almeno 27 persone sono annegate nel Canale della Manica quando l’imbarcazione in cui erano è affondata al largo di Calais. L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni ha annunciato che questa è la più grande perdita di vite umane nella Manica, da quando i dati sono stati raccolti per la prima volta nel 2014. Le persone migranti sono costrette a intraprendere queste rotte pericolose poiché mancano alternative sicure e legali. I governi devono combattere i trafficanti di esseri umani per prevenire lo sfruttamento di coloro che cercano rifugio: è, quindi, imperativo che le politiche di immigrazione siano adeguate e che possano garantire alle persone l’accesso a percorsi di migrazione sicuri. Mentre il governo del Regno Unito spinge a esternalizzare la gestione della migrazione attraverso un procedimento offshore, oggi volgiamo lo sguardo verso la politica migratoria del Regno Unito e a come la Nationality and Borders Bill – o legge sulla nazionalità e sui confini – potrebbe plasmare la migrazione negli anni a venire.

Che cos’è la legge sulla nazionalità e sui confini del Regno Unito e quali sarebbero le sue ripercussioni?

Il disegno di legge sulla nazionalità e sui confini è un atto proposto dal parlamento del Regno Unito che si riferisce a leggi più ampie sulla nazionalità, sull’immigrazione e sull’asilo. Il disegno di legge è stato oggetto di ampie critiche da parte delle Nazioni Unite, delle organizzazioni umanitarie, degli attivisti politici e del pubblico in generale poiché riduce le misure di protezioni stabilite dal diritto internazionale. Nel ripudiare i suoi obblighi internazionali, il Regno Unito potrebbe fornire un esempio ad altri Stati. Questo è di grande preoccupazione poiché ciò che il disegno di legge propone renderà, in fin dei conti, il sistema di immigrazione più disfunzionale e complesso. Di seguito, esploriamo gli aspetti principali della legge sulla nazionalità e sui confini e le sue conseguenze.

Il disegno di legge cerca di ridefinire e limitare il significato della Convenzione sui Rifugiati del 1951, cui il Regno Unito ha aderito, ridefinendo chi ha diritto ad essere protetto dalla Convenzione e come la persona deve essere trattata. Oltre a ciò, la Convenzione sottolinea che non vi è alcun obbligo legale per un richiedente asilo di presentare domanda e rimanere nel primo Paese di arrivo. Se il disegno di legge inglese venisse approvato, chi dovesse scegliere di proseguire il viaggio attraverso un secondo Paese sarebbe penalizzato. Questo consentirebbe inoltre al governo di definire e discriminare alcuni rifugiati, negando loro determinati diritti se non soddisfano determinate condizioni previste dal Ministero dell’Interno. Il provvedimento consentirebbe di emanare sanzioni ed esclusioni basate su requisiti arbitrari, che potrebbero rendere le domande di asilo inammissibili e più facilmente respingibili. Accelerare i tempi delle richieste di asilo potrebbe lasciare molti richiedenti senza il tempo e il supporto emotivo per presentare richieste efficaci e aumenterebbe il numero di coloro costretti ad affrontare l’isolamento dalla comunità in alloggi simili alla detenzione. Il disegno di legge rappresenterebbe una sfida fondamentale al principio condiviso della protezione dei rifugiati e potrebbe creare un sistema a due livelli in cui coloro che non hanno potuto accedere ai programmi di reinsediamento dovranno affrontare l’espulsione o ricevere solo lo status temporaneo, con accesso limitato ai servizi di ricongiungimento. Il disegno di legge prevede anche l’elaborazione delle domande offshore, che spingerebbe i richiedenti asilo alla periferia della società ed è un sistema estremamente costoso.

Sebbene il Ministero dell’Interno affermi che il disegno di legge alleggerirá il numero di richieste di asilo nel Regno Unito, alla fine aumenterà il numero di ritardi lasciando ancora più persone nel limbo. L’impatto delle misure del disegno di legge è stato apertamente criticato e l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati ha recentemente affermato in risposta alla proposta che “l’UNHCR è preoccupato che il piano, se attuato così com’è, danneggerà la Convenzione del 1951 e il sistema di protezione internazionale, non solo nel Regno Unito, ma a livello globale.” Un ulteriore aspetto preoccupante del disegno di legge è che mira a consentire che le prove abbiano un “peso minimo” da parte dei giudici in materia di asilo se vengono presentate in ritardo senza una buona ragione. Tuttavia, ciò perpetua una cultura di incredulità tra gli organi decisionali poiché respinge le possibilità di raccogliere prove, in particolare quando si tratta di esperienze traumatiche e di una mancanza di conoscenza del sistema legale del Regno Unito. La tragedia avvenuta nel Canale della Manica nel dicembre 2021 ha alimentato un ulteriore dibattito su come fermare i pericolosi attraversamenti. Ignorando le possibilità offerte da una politica compassionevole, le soluzioni presentate si sono concentrate principalmente su come rendere più sicure le acque britanniche. Pertanto, è imperativo che le organizzazioni internazionali e gli attivisti continuino a evidenziare i pericoli del disegno di legge e a chiedere l’espansione di alternative sicure alle attuali pericolose rotte migratorie.

MOAS continua a sostenere l’implementazione di #VieSicureELegali di migrazione. Per “vie sicure e legali” si intendono tutte quelle misure e percorsi regolarizzati che garantiscono un passaggio sicuro per le persone che necessitano di protezione internazionale, che non le costringono a mettere a rischio la propria vita per richiedere protezione. Inoltre, è anche un meccanismo per garantire che all’arrivo siano disponibili solidi sistemi di accoglienza e integrazione, un lusso spesso non concesso a chi arriva attraverso canali irregolari. Queste rotte sono già state implementate in numerosi paesi dell’UE; tuttavia, l’accesso è attualmente limitato e mancano politiche integrate per garantire che quante più persone possibile possano accedere a queste rotte. Visti umanitari e sponsorizzazioni comunitarie, corridoi umanitari, sono solo alcuni dei programmi offerti in questo quadro, in cui i rifugiati vengono identificati dall’UNCHR prima del trasferimento. Continueremo a esplorare i diversi percorsi disponibili, che devono essere ampliati dalla comunità internazionale.

 

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