Perché siamo fuggiti: Cambiamento Climatico

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Appy è stata costretta ad abbandonare il suo paese, la Nigeria, quando la sua scarsità di generi alimentari è diventata insostenibile. Happy, suo padre e suo fratello sono partiti alla ricerca di un modo per aiutare il resto della famiglia a sopravvivere e hanno attraversato il deserto per raggiungere la Libia. L’equipaggio MOAS ha salvato Appy da un gommone sovraffollato all’inverosimile durante la missione 2016 nel Mediterraneo Centrale.

 A Marzo MOAS ha pubblicato una serie di post per analizzare le cause che spingono le persone ad abbandonare il proprio paese. Abbiamo analizzato una serie di fattori, alcuni dei quali riguardano le persone che salviamo e altri che invece svolgono un ruolo centrale nelle migrazioni di massa in senso più ampio. In questa ultima uscita ci concentreremo sul legame fra il cambiamento climatico e l’impatto sempre maggiore sulle migrazioni forzate.

Rifugiato climatico e migrante ambientale sono termini che sentiamo sempre più spesso, ma cosa significano? Chi e come verrà colpito dal cambiamento climatico e che legame ha quest’ultimo con le migrazioni forzate? Benché ancora non esista una risposta esaustiva a questi quesiti, quel che è certo è che il clima influenza già i trend migratori e continuerà a farlo.

Non si tratterà di un fenomeno isolato: i cambiamenti climatici si preparano a diventare un fattore determinante per la nostra futura società. Stando alle attuali stime diventerà la principale causa di migrazioni, mentre secondo l’OIM 200 milioni di persone diventeranno sfollate in modo permanente nei prossimi 40 anni per cause climatiche. E non si tratta della previsione peggiore che infatti fa salire la cifra a un miliardo.

Consulenti militari di alto rango condividono simili preoccupazioni sulla base del fatto che il clima provocherà migrazioni di massa senza precedenti.

Sulla base di queste stime e dell’incapacità di rispondere in maniera costruttiva all’attuale migrazione, la nostra inazione rischia di provocare una grave catastrofe.

Qual è il nesso fra cambiamento climatico e migrazioni?

L’interdipendenza fra ambiente e migrazioni è sempre esistita e nel corso della storia la scarsità o l’abbondanza di risorse naturali ha causato spostamenti. Allo stesso tempo è vero che il clima cambia continuamente. Il punto in questo caso è la rapidità e la realtà del cambiamento climatico causato dall’uomo. L’attività umana ha un impatto sul nostro clima e rende molto più difficile conviverci mentre in alcune aree dove vivono i gruppi più vulnerabili, la vita diventerà impossibile.

Cambiamenti climatici graduali

Per la maggior parte del mondo, vita quotidiana e mezzi di sostentamento sono strettamente legati all’ambiente. I cambiamenti graduali all’interno di ecosistemi fragili comportano la necessità di mitigarli, adattarvisi o subirne le conseguenze negative. Il cambiamento climatico è un meccanismo che costringe le persone a spostarsi. Con il rapido aumento della temperatura i ghiacciai si sciolgono e il livello del mare sale costringendo chi vive in zone costiere basse a spostarsi, cosa inevitabile considerando che 100 milioni di persone vivono non oltre un metro sopra il livello del mare.

La desertificazione è un altro cambiamento climatico che costringe un numero sempre maggiore di comunità a spostarsi. La regione del Sahel, che si estende dal Senegal al Sudan, è fatta principalmente da comunità che vivono di agricoltura e allevamento e dipendono dalle precipitazioni piovose per gli approvvigionamenti. Il cambiamento climatico e l’innalzamento delle temperature stanno rendendo aridi molti terreni agricoli, esponendo a seri rischi queste comunità. Nel 2012 18 milioni di persone sono state colpite da una crisi alimentare provocata da una precedente siccità. Due terzi dei terreni agricoli in Africa potrebbero andare perduti. Visto che questi episodi sono sempre più frequenti, la migrazione appare l’unica soluzione. In Cina il deserto del Gobi sta aumentando la propria superficie ad un tasso di oltre 1.300 miglia quadrate l’anno. La superficie di terre abitabili diventa sempre più scarsa.

Disastri ambientali

Anche il repentino verificarsi di eventi meteorologici estremi desta preoccupazione. Forti precipitazioni, tempeste e siccità non sono una novità, ma la differenza sta nella loro frequenza e gravità.

Negli ultimi 30 anni, il numero di tempeste, siccità e inondazioni si è triplicato. Nel 2015 varie catastrofi naturali hanno lasciato 19.2 milioni di persone sfollate: il doppio di quelle fuggite per conflitti e violenze. Solamente la terribile stagione monsonica in Pakistan ha provocato lo straripamento del fiume Indo provocando lo sfollamento di 10 milioni di persone e allagando il 20% del paese.

Chi ne risentirà?

In poche parole: tutti. Come osservabile dagli attuali trend migratori, le migrazioni forzate causano problemi per il paese di origine, di transito e di arrivo. Visto l’allarme per i cambiamenti climatici che provocano spostamenti senza precedenti, le conseguenze saranno avvertite a livello mondiale.

Ma il loro impatto non sarà uguale ovunque. I paesi e le comunità più vulnerabili ne soffriranno maggiormente. Il Bangladesh, ad esempio, viene spesso citato come uno dei paesi più vulnerabili al cambiamento climatico. Il Bangladesh ha una popolazione molto numerosa (150 milioni di persone) che abitano una superficie pianeggiante e molto bassa che rappresenta la maggior parte del paese. In quest’area si verificano spesso cicloni e tempeste che spazzano via molte case in una sola volta, ma anche straripamenti dovuti allo scioglimento dei ghiacciai himalayani. In entrambi i casi la conseguenza è uno sfollamento interno di massa.

Un problema per le future generazioni?

I cambiamenti climatici renderanno inevitabili le migrazioni di massa. Tuttavia è scorretto pensare che si tratti di una crisi imminente. Gli agenti climatici che provocano le migrazioni sono costantemente attivi anche se spesso non sono evidenti. Spesso il cambiamento climatico peggiora situazioni di difficoltà già esistenti e crea le basi per le migrazioni di massa. Il cambiamento climatico può anche non essere l’evento determinante che spinge qualcuno a lasciare la propria casa, ma ha certamente un ruolo di rilievo.

La Guerra in Siria ha provocato la più grande crisi di rifugiati dalla Seconda Guerra Mondiale. In pochi prestano attenzione alla sua portata ambientale, eppure ci sono significative cause climatiche. Episodi di siccità estrema precedenti la guerra civile hanno costretto 1,5 milioni di persone verso le aree urbane e ciò si è aggiunto alle esistenti pressioni sociali che hanno peggiorato le tensioni politiche ed economiche.

La maggiore concorrenza per risorse sempre più scarse -a causa delle temperature in aumento, cicli idrologici alterati e desertificazione- hanno giocato un ruolo di rilievo nei conflitti che hanno provocato le migrazioni forzate. Il Darfur ne è un chiaro esempio insieme all’avanzata di Boko Haram. Visto che le risorse sono sempre più scarse, concorrenza e conflitti diventano inevitabili e la migrazione diventa l’unica strategia di sopravvivenza possibile.

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