MOAS – #SavedAtSea

Amer, Ali, Loueth, Banna, Divine e Husain sono solo alcuni degli oltre 33 mila volti di uomini, donne e bambini che abbiamo visto passare sulle nostre navi negli ultimi due anni e mezzo. Esseri umani come noi, ciascuno di loro con la propria storia di sopravvivenza, aspirazioni, sogni, disperazione, avventure e disavventure.
Storie di persone che hanno visto la loro vita minacciata da guerre, terrorismo, povertà, fame o disastri ambientali, e hanno deciso di non arrendersi. Hanno deciso di rischiare tutto attraversando il mare in condizioni disperate, e lottare per una vita migliore.

Migliaia di queste storie rimarranno per sempre sconosciute in fondo al mare, insieme ai corpi di chi non ce l’ha fatta. È anche in loro onore che parlano le voci di #SavedAtSea: una serie di brevi ritratti raccontati in prima persona da chi invece da quello stesso mare siamo riusciti a trarre in salvo.

Divine, Nigeria, #SavedAtSea

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“Da grande voglio essere come superman. Così posso salvare mia mamma e tutte le persone del mondo. No, non mi piaceva stare su quella barca, però non avevo paura. Io sono forte. Guarda, riesco a volare.”

Husain, Siria, #SavedAtSea 

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“Sono un avvocato, o almeno questo è quello che ero prima della guerra. Vivevo ad Aleppo, ed ogni giorno attraversavo la città vecchia per andare in ufficio. Ora non c’è più niente. Ho fatto parte della rivoluzione dal primo momento, sono stato subito in prima linea perché sono un esperto di diritti umani e sapevo che quello che il regime stava facendo era assolutamente inaccettabile. Ho detto la stessa cosa, più volte, anche ai giornalisti internazionali, perché tutto il mondo sapesse cosa stava succedendo in Siria. Per questo mi hanno catturato e tenuto in una prigione sottoterra per due anni. Guardami ora: non diresti che ho solo 27 anni, eh? Sto andando in Europa per chiedere asilo, forse andrò in Germania dove ci sono tanti altri Siriani. Voglio solo vivere una vita normale. Tornerò in Siria quando sarà l’ora di ricostruire il nostro paese. Ora è impossibile tornare.”

Banna, Gambia, #SavedAtSea

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“A Sukuta, in Gambia, studiavo fashion design. Nel mio paese mi sentivo minacciato. Non potevo esprimermi liberamente: in Gambia il regime perseguita le persone ‘diverse’.” Il presidente del mio paese ha detto di voler ‘tagliare la testa’ a tutti gli omosessuali catturati nel paese; ha minacciato di ‘uccidere’ chiunque avesse provato a chiedere asilo all’estero. Per questo, all’inizio avevo paura di lasciare il mio paese. In Europa spero di riuscire finalmente ad essere libero di esprimermi, senza minacce, senza paura. Voglio solo trovare il mio posto.”

Loueth, 20, Nigeria #SavedAtSea

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“Ho sempre cantato in chiesa, da quando sono bambina; e sono anche un’esperta nella danza tradizionale della mia tribù, gli Urhobo. Cantare e ballare sono le cose che mi rendono più felice al mondo. In Nigeria studiavo Economia, ma non avevo abbastanza soldi per finire di pagarmi gli studi. Un mio amico si è offerto di aiutarmi pagandomi il viaggio in Europa, per finire di studiare. Ho lasciato mia figlia, Merit, quando aveva solo 4 anni. L’ho lasciata perché non volevo rischiare la sua vita nel viaggio. Voglio che mi raggiunga una volta che sarò salva in Europa. Ho provato ad attraversare il mare la prima volta nel 2015, dalla Libia, ma la guardia costiera ci ha fermati e riportati indietro, e io sono stata imprigionata. Sono stata in prigione per un anno e mezzo. Per 9 mesi, non ho potuto sentire mia figlia. Dopo che la mia famiglia ha pagato il riscatto per liberarmi, ho subito riprovato ad attraversare il mare, e ora sono qui su questa nave: salva.”

 

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Ali, Sudan #SavedAtSea

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“Ho lasciato il Sudan due anni fa per vivere in libertà. Lì non c’è libertà d’opinione: ti imprigionano se solo provi ad esprimere delle idee diverse da quelle del governo. Volevo raggiungere l’Europa, ma quand’ero in Libia sono stato catturato da delle milizie del posto che mi hanno costretto ai lavori forzati. Con i pochi soldi che sono riuscito a guadagnare, ho pagato un trafficante per un posto su un gommone. Era la mia ultima opportunità di salvezza. Per giorni, prima di salire sul gommone, sono stato rinchiuso in una casa vuota vicino alla spiaggia, assieme ad altre 40 persone. Ci tenevano come animali.  Ma ora sono salvo. Il mio sogno è andare in Inghilterra. Il mio sogno è continuare a studiare. Un giorno voglio tornare nel mio paese. Solo con l’istruzione il Sudan può sperare di diventare un paese libero.”

Amer, Siria #SavedAtSea

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“Ogni mattina mi sveglio sperando che I miei bambini siano ancora vivi. Ho lasciato Idlib, in Siria, nel 2015. In quell’anno c’è stata un’offensiva lanciata dai ribelli sulla mia città, in primavera, e la situazione era diventata impossibile. Lasciare la mia famiglia è stata la scelta più dura che abbia mai fatto, ma anche una decisione sulla quale ho riflettuto a lungo. In Siria ci sono solo sofferenza e distruzione. Ho deciso di rischiare la mia vita attraversando il mare su un gommone nella speranza di poter portare la mia famiglia in Europa. Per dargli un futuro.”

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