MOAS – #SavedAtSea

Lamin, Rojee & Oljana, Bienvenue e Fatima sono solo alcuni degli oltre 33 mila volti di uomini, donne e bambini che abbiamo visto passare sulle nostre navi negli ultimi due anni e mezzo. Esseri umani come noi, ciascuno di loro con la propria storia di sopravvivenza, aspirazioni, sogni, disperazione, avventure e disavventure.
Storie di persone che hanno visto la loro vita minacciata da guerre, terrorismo, povertà, fame o disastri ambientali, e hanno deciso di non arrendersi. Hanno deciso di rischiare tutto attraversando il mare in condizioni disperate, e lottare per una vita migliore.

Migliaia di queste storie rimarranno per sempre sconosciute in fondo al mare, insieme ai corpi di chi non ce l’ha fatta. È anche in loro onore che parlano le voci di #SavedAtSea: una serie di brevi ritratti raccontati in prima persona da chi invece da quello stesso mare siamo riusciti a trarre in salvo.

Lamin, Gambia, #SavedAtSea

“Mi chiamo Lamin, e sono un ragazzo fortunato. Sono scivolato fuori dal gommone e sono finito in acqua a causa del mare mosso, però sono miracolosamente riuscito a sopravvivere. Stavo per annegare, non so nuotare, ma i miei amici hanno legato assieme alcuni vestiti e me ne hanno lanciato un capo. Ero ancora attaccato a questa corda di vestiti quando sono stato soccorso. Nel mio paese, ho dovuto lasciare la scuola per guadagnare qualche soldo per la mia famiglia. Aiutavo mio zio, che mi ha insegnato a saldare. In Europa vorrei continuare a studiare, ma sono pronto a lavorare, se necessario. Qualunque cosa accada, so che andrà bene. L’ho detto, sono fortunato.”

Rojee & Oljana, Siria, #SavedAtSea 

“La guerra in Siria ha spaccato la mia famiglia. Dovevamo scappare, non c’era altra scelta se volevamo sopravvivere, ma papà non voleva saperne perché diceva che la traversata in mare era troppo pericolosa. Contro la sua volontà, mamma ha deciso di provarci ed è partita comunque, da sola. Quando abbiamo saputo che ce l’aveva fatta, e che era arrivata al sicuro in Germania, io e mia sorella abbiamo provato a convincere papà a raggiungerla; e che come lei potevamo farcela a sopravvivere alla traversata in mare. Ma lui non ha voluto sentire ragioni, e noi abbiamo deciso di partire lo stesso, senza di lui. Eravamo disperate, volevamo scappare dalla guerra e continuare a studiare e vivere in un paese in pace. Ora che siamo state soccorse il peggio è passato. Ce l’abbiamo fatta. Forse quando papà saprà che anche noi siamo sopravvissute alla traversata e abbiamo raggiunto mamma, deciderà finalmente di provarci anche lui. Il mio sogno è di essere di nuovo insieme a tutta la mia famiglia.”

 

Syria

 

Bienvenue, Repubblica Democratica del Congo, #SavedAtSea

“Ho lasciato la Repubblica Democratica del Congo (DRC) non appena gli scontri hanno avuto inizio nella mia città, Dongo, nel 2009. Sono fuggito con mia moglie e mio figlio; sono fuggito come circa altri 150’000 come me. Eravamo in pericolo, e non volevamo rischiare la nostra vita. Siamo andati in Congo, Camerun e Nigeria. La mia famiglia vive lì ora. Io avevo deciso di provare a raggiungere l’Europa per richiedere asilo e trovare lavoro, nella speranza che un giorno la mia famiglia mi possa raggiungere lì. Quindi sono andato in Libia, dove mi hanno rapito e imprigionato. Mi hanno derubato e il poco che mi era rimasto l’ho usato per pagarmi un posto su un gommone e scappare da lì. Era l’unica scelta che mi era rimasta. Non avevo modo di chiamare mia moglie e di dirle che mi ero imbarcato. Appena arriviamo in Italia, voglio chiamarla: è la prima cosa che voglio fare, chiamarla e dirle che sto bene e che ce l’ho fatta ad arrivare in Europa.”

Fatima & Aziza, Mali #SavedAtSea

“Guarda mia figlia, Aziza. Non sa nulla del paese in cui è nata e non sa perché è fuggita da lì. Non sa di essere appena stata soccorsa da un gommone in cui rischiava la propria vita. Io e mio marito abbiamo deciso di dare a lei e al resto dei nostri figli un futuro migliore: per questo abbiamo deciso di rischiare tutto. Non avevamo nulla da perdere, tentare era l’unico modo per sperare. Siamo fuggiti da Goa quando sono scoppiati gli scontri nel nord del Mali. Abbiamo perso tutto, ma non abbiamo perso la speranza. Speriamo che Aziza abbia l’opportunità di crescere in un paese sicuro, di essere educata, e di essere felice. Questo è il mio più grande sogno e quello che mi spinge a fare tutto questo.”

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