In che modo il cambiamento climatico influenza il fenomeno migratorio

L’Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) ha riferito che, tra il 2008 e il 2016, ogni anno circa 21,5 milioni di persone sono state costrette a lasciare le loro case e il loro Paese a causa di improvvisi e violenti eventi meteorologici o di eventi climatici a lenta insorgenza. Poiché tali fenomeni si verificano spesso, ed impattano gravemente le comunità di tutto il mondo, ciò causerà un aumento esponenziale del numero di persone migranti. Sebbene siano state fatte numerose previsioni sul numero degli sfollati climatici nel prossimo futuro, non si hanno stime precise. Sappiamo che le conseguenze dei cambiamenti climatici si faranno sentire più intensamente e più frequentemente negli anni a venire, ma la loro portata e il loro impatto sono ancora incerti: la comunità globale ha ancora tempo per agire e gestire i rischi ambientali, costruire resilienza e ridurre le emissioni.

Il cambiamento climatico

Uno studio della Banca Mondiale condotto nel 2019 in 89 paesi ha rilevato che, se tutti i disastri ambientali potessero essere prevenuti in un anno, il numero di persone che vivono in condizioni di povertà estrema (ovvero con meno di 1,90 dollari al giorno) diminuirebbe di 26 milioni. Sebbene sia impossibile mitigare completamente il rischio di catastrofi in uno stesso arco temporale, lo studio dimostra quanto i disastri ambientali e la povertà siano strettamente connessi. Inoltre, come evidenziato nel rapporto dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) sull’aumento di temperatura in futuro, è probabile che, se continuiamo su questa strada, si possa verificare un disastro climatico estremo ogni decennio. Questo potrebbe rendere obsolete le attuali strategie di gestione del rischio catastrofi e si potrebbero esasperare ulteriormente le disuguaglianze già esistenti nella società, poiché alcune comunità sono maggiormente esposte a crisi strettamente legate una all’altra. Gli eventi climatici non nascono dal nulla, ma interagiscono con le vulnerabilità e le strutture sociali esistenti, quindi le politiche e le infrastrutture di mitigazione del rischio di catastrofi devono adattarsi a cambiamenti sociali che promuovono la giustizia per le comunità più vulnerabili.

Cambiamenti climatici e migrazioni

Con così tanti altri fattori ambientali, sociali, economici e politici interconnessi, è stato difficile stabilire una chiara relazione causale tra cambiamento climatico e migrazione. Tuttavia, è estremamente chiaro che l’allocazione degli oneri climatici tra individui, nazioni e generazioni non è stata equa, e oggi ne stiamo pagando le conseguenze. Molte aree del pianeta stanno affrontando il peso di eventi climatici tra cui siccità, precipitazioni irregolari, inondazioni e innalzamento del livello del mare, anche se contribuiscono in misura minore alle emissioni globali. È chiaro che siano necessari ulteriori investimenti ed attenzione pubblica per sostenere iniziative guidate a livello locale e misure di riduzione del rischio di catastrofi per promuovere l’adattamento locale e lo sviluppo delle capacità, tenendo in considerazione anche le persone che sono costrette a migrare a causa delle condizioni ambientali. I rifugiati climatici attualmente non hanno accesso ai meccanismi di protezione poiché la Convenzione sui Rifugiati del 1951 prevede delle disposizioni esclusivamente per coloro che fuggono da conflitti e/o persecuzioni, mentre poco è stato fatto per creare una legislazione a sostegno di coloro che sono costretti a fuggire a causa del cambiamento climatico. La giustizia climatica può essere raggiunta solo se gli oneri legati al clima vengono distribuiti equamente tra i Paesi, coinvolgendo diverse prospettive, culture e idee. Bisogna far sí che la parola “rifugiato climatico” diventi un termine legalmente riconosciuto che implica una forme di protezione legale a coloro che devono lasciare la propria casa e cambiare la propria vita a causa di eventi climatici.

Molti Paesi stanno già affrontando terribili crisi umanitarie al mondo e le condizioni ambientali stanno contribuendo al peggioramento delle condizioni di vita in queste regioni. Lo Yemen, ad esempio, è sull’orlo del collasso. Il Paese era già a rischio di frequenti inondazioni, siccità e forti tempeste di sabbia, ma la deforestazione e la desertificazione hanno ulteriormente influenzato negativamente l’ambiente.

La crisi in corso nello Yemen

Sono passati quasi 8 anni dall’escalation del conflitto in Yemen e la situazione nel Paese sta diventando sempre più disperata. Si stima che siano morte quasi 400.000 persone e che più di 21 milioni abbiano bisogno di aiuti ed assistenza umanitaria. Milioni di famiglie non sono certe di poter mangiare più di una volta al giorno e i tassi di malnutrizione sono aumentati esponenzialmente. Per questo MOAS, tramite la #MissionOfHope, spedisce supplementi nutrizionali realizzati da Edesia, che vengono distribuiti dal nostro partner locale Adra Yemen.

In Yemen, il cambiamento climatico non è una prospettiva remota. Due grandi cicloni si sono abbattuti sul Paese nel 2015 e nel 2018 e inondazioni devastanti hanno colpito molte regioni nel 2020. Questi eventi stanno diventando sempre più frequenti, le temperature nello Yemen sono aumentate di 1,8 gradi Celsius negli ultimi 50 anni e probabilmente aumenteranno di 2,3 gradi entro il 2060. Con la popolazione yemenita destinata a raggiungere i 50 milioni di unità entro il 2050, le risorse già scarse costringeranno le persone a migrare verso le aree urbane, ma senza alcuna pianificazione a livello regionale, per cui tale movimento migratorio estenderà ulteriormente i bisogni e le necessità degli abitanti. Ciò richiede livelli di attenzione e pianificazione urgenti nel settore umanitario nel Paese. Senza un’azione coordinata, la crisi diventerà ingestibile e migliaia di persone saranno probabilmente costrette a cercare rifugio nei paesi vicini.

Considerazioni Finali

Ciò che sta accedendo in Yemen non è un evento isolato e gran parte delle crisi a cui stiamo assistendo si verificano in vari paesi a velocità, intensità e frequenza diverse. Ciò che accomuna tutti i contesti è una fondamentale mancanza di coordinamento tra i settori per attuare adeguatamente strategie sostenibili di mitigazione del rischio di catastrofi. Da segnalare anche ad una carenza di finanziamenti a lungo termine per garantire che tali piani possano essere attuati.

Man mano che assistiamo ad eventi climatici dall’effetto sempre più devastante, dobbiamo trovare il modo di incorporare soluzioni valide a livello locale nell’arena internazionale e dare priorità alle esigenze delle comunità che affrontano più da vicino l’impatto dei cambiamenti climatici, in quanto sono esposti ad un rischio maggiore e hanno meno possibilità di trasferirsi.

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