Gioventù rubata: voci di coraggio dalla guerra in Ucraina

Quando pensiamo alla gioventù, ci vengono in mente l’energia, il potenziale, la crescita. Ma per molti giovani ucraini oggi essere giovani significa anche portare sulle spalle grandi responsabilità, vivere nell’urgenza e affrontare scelte che mai avrebbero immaginato a vent’anni.

In occasione della Giornata Internazionale della Gioventù, vogliamo dare spazio alle voci di alcuni giovani che collaborano con MOAS nella nostra missione di salvataggio in prima linea. Come tanti in Ucraina, anche le loro vite sono state stravolte dalla guerra. Hanno messo da parte sogni e progetti personali per assumere ruoli che richiedono non solo coraggio, ma anche lucidità, disciplina e una grande forza interiore.

Medici, paramedici, autisti per le evacuazioni: ognuno di loro ha una storia diversa. Ma insieme ci raccontano cosa significa essere giovani e servire il proprio Paese nel mezzo di una crisi nazionale.

“Quel dolore è diventato la mia forza”: Yevhenii Solod, 26 anni

Quando la Russia ha iniziato l’invasione su larga scala nel febbraio 2022, per Yevhenii Solod il passaggio dalla normalità alla guerra è stato immediato e radicale.
“Avevo una vita tranquilla, serena. A casa, circondato dagli affetti e dalle piccole gioie quotidiane. Poi, all’improvviso, tutto è crollato.”

Di fronte a quella perdita improvvisa e al dolore che l’invasione stava causando, ha capito subito di voler fare qualcosa per aiutare. È venuto a conoscenza di MOAS e ha preso una decisione senza esitazioni: “Ho detto ai miei cari che mi univo a MOAS e che non volevo sentire obiezioni.” Per Yevhenii, non si trattava solo di un lavoro: era una vera e propria missione. “MOAS per me non è solo un’organizzazione. È diventata una famiglia.”

Una notte, un attacco missilistico ha colpito la base in cui si trovavano. “Fuoco, fumo, panico. Il mio primo pensiero è stato per gli altri: come salvarli, dove portarli in salvo. Quel momento ha rafforzato ancora di più la mia determinazione.”

Oggi, nonostante tutto, Yevhenii continua a studiare. Si sta formando come terapista riabilitativo, con l’obiettivo di aiutare i soldati feriti a ritrovare la loro autonomia.

Dal teatro alla prima linea: Yevhenii Lozinskyi, 25 anni

Prima dell’invasione, Yevhenii Lozinskyi sognava il palcoscenico: si stava formando come attore, aveva già preso parte a produzioni locali ed era membro di una squadra di stunt. Ma quando è scoppiata la guerra, ha capito che non poteva continuare su quella strada.
“Non riuscivo a restare a guardare. Sentivo il bisogno di agire, di fare qualcosa per il mio Paese.”

Così si è unito alle Forze di Difesa Territoriale. Quando Kyiv è stata difesa e la sua unità sciolta, ha cercato un nuovo modo per aiutare. È stato allora che un amico gli ha parlato di MOAS. Ha fatto domanda senza pensarci due volte:
“Appena ho ricevuto la proposta, non vedevo l’ora di iniziare.”

Oggi Yevhenii è autista nelle missioni di evacuazione medica. Turni lunghi, poco sonno, tensione continua e pericoli costanti.
“All’inizio è stato difficile abituarmi alla stanchezza, alle ore interminabili al volante. Ma quello che mi ha dato la forza è stato pensare a ciò che i nostri soldati vivono ogni giorno in prima linea. È questo che mi ha spinto a dare il massimo.”

Quando la guerra finirà, sogna di tornare alla sua professione e contribuire alla rinascita del settore mediatico ucraino. Vuole ricominciare, insieme alla sua famiglia, in un Paese dove non si viva più nella paura.

 

In prima linea con coraggio e professionalità: Mykyta Buriak, 25 anni

Prima della guerra, Mykyta Buriak lavorava nei servizi di emergenza medica. Le sue giornate erano intense, certo, ma seguivano un ritmo prevedibile. Con l’inizio dell’invasione, quel ritmo è stato spezzato.

Mykyta ha continuato a fare il suo lavoro, ma tutto è cambiato all’improvviso. Le emergenze non erano più incidenti isolati: erano continue. Ogni giorno portava con sé nuove vittime, nuovi traumi. La pressione aumentava, ma allo stesso tempo cresceva anche il suo senso di responsabilità.

Un giorno, durante un trasferimento fuori da un ospedale, ha incontrato per caso i medici di MOAS. “Erano calmi, sicuri, anche in mezzo a tutto quel caos. In quel momento ho capito: volevo essere lì, dove potevo aiutare a salvare chi ci protegge.”

Ad aprile 2024 è entrato ufficialmente a far parte del team MOAS. Ogni missione è una prova, sia fisica che emotiva. Ma ce n’è una che non riesce a dimenticare: l’evacuazione di un soldato di 22 anni, gravemente ferito, con un tatuaggio sul corpo che diceva “Free Youth”Gioventù Libera.
“Avrebbe potuto studiare, costruirsi un futuro, fare progetti. Invece ha scelto di difendere il suo Paese.” Quel giovane aveva perso più arti. Le ferite erano devastanti, ma ciò che ha colpito Mykyta non è stata solo la sofferenza: è stato il significato di quel tatuaggio.
«Era un promemoria di tutto ciò che ci è stato tolto: la libertà, la sicurezza, il tempo.»

Anche lui, inevitabilmente, è cambiato. “Inizi a vedere tutto in modo diverso. Dai valore ai piccoli momenti. Non sprechi più il tempo. Non c’è spazio per ciò che non conta.”

 

Un destino interrotto, una missione abbracciata: Alina Serhiivna Bilous, 29 anni

Nel marzo 2022, Alina Bilous ha letto un annuncio di MOAS che cercava medici volontari. Si è iscritta subito.
“La guerra ha stravolto la mia vita, ha cancellato ogni piano. Ha reso difficile vedere i miei cari, stare con gli amici. Mi ha tolto la libertà.”

Oggi è responsabile di squadra nelle missioni di evacuazione. Un ruolo che, dice, l’ha cambiata profondamente: l’ha resa più seria, più attenta e più protettiva verso le persone che le stanno accanto.
«Mi sento responsabile non solo per i feriti, ma anche per ogni membro della mia squadra: per la loro vita, la loro salute, il loro equilibrio e il loro morale.»

Col tempo ha imparato a dare valore al presente, a ogni gesto semplice ma autentico.
“Una conversazione, un’amicizia, un incontro tanto atteso, una chiacchierata sincera, un abbraccio vero. Abbiamo imparato ad apprezzare ciò che abbiamo, perché domani, purtroppo, potrebbe non arrivare.”

 

Essere giovani in Ucraina oggi

Molti dei giovani che abbiamo incontrato raccontano esperienze simili. Essere giovani in Ucraina oggi significa crescere in fretta, assumersi grandi responsabilità e imparare a vivere nel presente.
 “Abbiamo dovuto maturare non in anni, ma in mesi. A volte, in poche ore”, dice Yevhenii Lozinskyi.

“È dura”, aggiunge Yevhenii Solod. “Sulle spalle dei giovani è caduto un peso enorme: il futuro del nostro Paese, della nostra bellissima e unita Ucraina.” “Non esiste un domani stabile, solo l’oggi”, osserva Alina. E come sottolinea Oleksii: “Essere giovani in Ucraina significa vivere senza sapere se ci sarà un domani. Ogni giorno lo affronti come fosse l’ultimo.”

Tutti concordano su ciò che vorrebbero che il mondo comprendesse: questa guerra non riguarda solo armi e fronti di battaglia. Riguarda la vita quotidiana vissuta sotto pressione, le perdite della loro generazione e ciò che ancora tentano di difendere. “Non chiediamo compassione”, afferma Yevhenii Solod. “Chiediamo che si capisca che stiamo lottando per il nostro diritto a vivere, a stare insieme, a sentirci al sicuro nella nostra terra.” Anche Mykyta sottolinea l’aspetto più spesso ignorato del conflitto: “Non si tratta solo di spari o esplosioni. È tutto quello che viene dopo: il silenzio, il trauma, le persone che non torneranno più.” Questa guerra non è qualcosa di lontano o astratto. Colpisce ogni giorno vite reali, persone vere.

 

Ricostruire il domani

Eppure, nonostante tutto, ciascuno di questi giovani continua a coltivare la speranza. Sperano nella pace. In un ritorno alle proprie professioni, alle famiglie, alle case lasciate indietro. Nella possibilità di una vita semplice, normale. “Voglio ricostruire la mia vita insieme agli altri, e vogliamo riprenderci il tempo che ci è stato portato via”, dice Yevhenii Lozinskyi. “Spero di vivere. Spero che i miei amici e le persone a cui voglio bene possano restare in vita e stare bene”, aggiunge Mykyta.

 

Considerazioni Finali

In questa Giornata Internazionale della Gioventù, rendiamo omaggio alla forza, al coraggio e alla determinazione dei giovani che collaborano con MOAS in Ucraina. In tempo di guerra, si sono assunti responsabilità che nessuno dovrebbe portare alla loro età. Lo fanno non solo per senso del dovere, ma perché sanno di poter fare la differenza – di poter salvare vite e contribuire a costruire il futuro del loro Paese.

Le loro storie raccontano la realtà di una generazione costretta a crescere troppo in fretta. Non sono soltanto il futuro dell’Ucraina: ne stanno costruendo il presente, giorno dopo giorno. Con il loro impegno, continuano a portare aiuto, a offrire speranza e a restituire dignità in mezzo alle difficoltà.

Sostieni il loro impegno con una donazione: https://www.moas.eu/donate-moas-ukraine-2/

 

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