Giornata Internazionale delle Persone Anziane 2020: intervista ai rifugiati Rohingya anziani in Bangladesh

La Giornata Internazionale delle Persone Anziane e’ stata istituita per sensibilizzare l’opinione pubblica sul ruolo degli anziani nella società ed evidenziare le opportunità e i problemi che l’invecchiamento comporta al giorno d’oggi. Il 2020 e’ un anno molto difficile per le persone anziane nel mondo a causa della pandemia di COVID-19, che ha avuto pesanti ripercussioni sulla salute, sui diritti e il benessere dei più anziani.

In questa occasione vogliamo sottolineare le esperienze e i problemi affrontati dagli anziani che vivono nei campi per rifugiati, quali isolamento sociale, dipendenza cronica da aiuti esterni, problemi di mobilità e di salute mentale. Nei campi profughi in Bangladesh, molti dei rifugiati Rohingya più anziani hanno riscontrato difficoltà nell’accesso ai servizi sanitari di base, mentre il sovraffollamento e il terreno collinare creano difficolta’, in particolare per le persone con mobilità limitata.

Malgrado cio’, è importante che i rifugiati più anziani non siano considerati solo come “destinatari passivi e dipendenti da assistenza”, poiché possono rappresentare una risorsa per la comunità, in qualita’ di leader con funzioni di guida e consiglio, e trasmettendo cultura e competenze.

Il nostro team in Bangladesh ha intervistato due rifugiati Rohingya over 60 che vivono nei campi di Cox’s Bazar per comprendere meglio la loro condizione.

 

Mohammad, 68 anni

Domanda: Quanti anni avevi quando sei arrivato nel campo? Da quanto tempo vivi qui?

Mohammad: Ho 68 anni. Ne avevo 65 quando sono arrivato nel campo, vivo qui da tre anni.

D: Con chi vivi?

M: Vivo con mio figlio, sua moglie e i miei nipoti.

D: Il viaggio verso in Bangladesh è stato più difficile a causa della tua età?

M: Si’, certamente. Tutto e’ stato piu’ difficile a causa della mia età.

D: Cosa ricordi in particolare di quell’esperienza?

M: Ricordo un momento molto difficile: a metà del viaggio, una donna ha partorito un bel bambino. Sono certo che si trovasse in gravi condizioni, ma per fortuna, entrambi (madre e figlio) sono stati salvati.

D: Nella tua comunità molte altre persone di età simile alla tua si sono spostate in Bangladesh?

M: Si’, più di cento uomini della mia età (con più di 60 anni, ndr) sono fuggiti in Bangladesh dal nostro villaggio.

D: Com’è vivere nel campo? Ci sono giorni particolari che ricordi?

M: Non mi piace vivere nel campo. Ci si sente come uccelli in gabbia ma non c’è altro da fare, era il nostro destino. Ricordo un giorno particolare: era il 25 agosto 2018. Molte persone si erano radunate in un’area del campo e avevano indossato tutte gli stessi vestiti (pantaloni verdi e magliette bianche), avevano portato cartelli e protestavano contro il famigerato governo del Myanmar. Ho guardato la loro manifestazione seduto al lato della strada.

D: Quali sono i principali problemi che affronti qui?

M: Non possiamo dare ai nostri figli un’educazione, non possiamo coltivare i campi perché qui

D: Come e’ cambiato il tuo ruolo nella comunità da quando sei arrivato in Bangladesh?

M: Da quando sono arrivato in Bangladesh la mia posizione è cambiata totalmente, visto che ero un rinomato venditore di noci di betel nella mia città in Myanmar, e grazie a quello riuscivo a mantenere la mia famiglia. Qui non posso commerciare a causa della mancanza di soldi.

D: Come possono le organizzazioni umanitarie venire incontro alle necessità delle persone anziane che vivono nei campi?

M: Penso che le organizzazioni umanitarie possano aiutare gli anziani nei campi mostrando compassione e incoraggiando le autorità a prendersi cura di loro. Si potrebbe stilare una lista delle persone anziane in ogni campo a cui distribuire assegni mensili, coperte nella stagione fredda e altri beni di prima necessita’. In questo modo gli anziani si troverebbero a ricoprire un ruolo di maggiore prestigio.

D: Come è vivere nel campo durante la stagione delle piogge monsoniche?

M: Durante la stagione delle piogge tutto diventa molto fangoso e non possiamo nemmeno andare in moschea a pregare; le persone anziane non riescono a spostarsi. A volte, a causa delle forti piogge, i nostri rifugi crollano, e si verificano anche delle frane. I bambini piccoli prendono la polmonite e le donne incinte si ammalano per il troppo freddo.

D: Cosa vorresti insegnare ai membri più giovani della tua comunità? Hai qualche messaggio o consiglio che vorresti dare loro?

M: Ho solo alcune parole da dire ai più giovani della nostra comunità: devono rimanere sempre uniti e combattere per i loro diritti. Devono riuscire a tornare nella loro Madre Patria con dignità.

D: Come è cambiata la vita nel campo dall’inizio della pandemia di COVID-19?

M: La vita è diventata ancora più difficile nel campo. La pandemia ci ha colpito in diversi modi: per esempio, riceviamo quantità minori di cibo rispetto a prima, non possiamo muoverci in libertà a causa del lockdown e non possiamo nemmeno incontrare i nostri parenti. Le persone con piccole attività non possono uscire a comprare o vendere nulla, coloro che ci avevano sempre aiutato ora non riescono piu’ farlo.

D: Quali sono le tue speranze per il futuro?

M: Speriamo di poter tornare nella nostra Madre Patria nel pieno rispetto dei nostri diritti e riprenderci le nostre terre.

Gul, 62 anni

Domanda: Quanti anni avevi quando sei arrivata nel campo? Da quanto tempo vivi qui?

Gul: Ho 62 anni. Ne avevo 59 quando sono arrivata in Bangladesh, vivo nel campo da 3 anni.

D: Con chi vivi?

G: Vivo con mio figlio, sua moglie e i miei nipoti.

D: Il viaggio verso in Bangladesh è stato più difficile a causa della tua età?

G: Sì, il viaggio è stato più duro per me a causa della mia età. Mio figlio e due dei miei nipoti erano con me.

D: Cosa ricordi in particolare di quell’esperienza?

G: Una delle cose più dolorose che ricordo è che a metà del viaggio avevo molta fame. Non c’era cibo né acqua. Abbiamo mangiato delle foglie degli alberi e bevuto acqua sporca da un canale, è stata davvero un’esperienza difficile nella mia vita.

D: Nella tua comunità molte altre persone di età simile alla tua si sono spostate in Bangladesh?

G: Sì, più di 70 donne di età simile alla mia (con più di 50 anni) sono fuggite in Bangladesh dalla nostra comunità.

D: Com’è vivere nel campo? Hai un ricordo particolare?

G: Non mi piace vivere nel campo. La vita qui è davvero difficile. Sembra di essere in carcere, ma purtroppo non abbiamo scelta. Ricordo che una notte un grande elefante è entrato nel nostro campo. Tutta la mia famiglia è fuggita. L’animale ha distrutto alcuni rifugi e anche un centro educativo. A mezzanotte è tornato sulle colline e noi abbiamo provato a rientrare nel nostro rifugio, ma non riuscivamo a trovarlo, perche’ eravamo arrivati da poco nel campo e non riuscivamo ad orientarci. Ricordo quel giorno come fosse oggi.

D: Quali sono i principali problemi che affronti qui?

G: Affrontiamo tante difficolta’ qui. Per esempio: l’impossibilita’ di ricevere una istruzione adeguata, la carenza di cibo e di cure mediche, e la limitatezza dei rifugi.

D: Come e’ cambiato il tuo ruolo nella comunità da quando sei arrivata in Bangladesh?

G: Nella mia terra seminavo il raccolto e mi prendevo cura degli animali domestici, ma qui in Bangladesh non posso coltivare a causa della mancanza di spazio.

D: Come è vivere nel campo durante la stagione delle piogge monsoniche?

G:. Durante i monsoni le strade diventano scivolose e le persone non possono spostarsi da un luogo a un altro. Per le donne anziane diventa davvero difficile muoversi. A volte i nostri nipoti si ammalano di polmonite, tosse e febbre. Siamo sempre a rischio durante la stagione delle piogge.

D: Cosa vorresti insegnare ai membri più giovani della tua comunità? Hai qualche messaggio o consiglio che vorresti dare loro?

G: Il mio messaggio per i più giovani: tutti dovrebbero rispettare le leggi e regole del Paese nel quale vivono attualmente. E rispettare i propri mariti.

D: Come è cambiata la vita nel campo dall’inizio della pandemia di COVID-19? La pandemia ha influenzato la tua vita quotidiana?

G: La vita è diventata davvero difficile nel campo dall’inizio della pandemia di COVID-19. A causa delle restrizioni le persone non posso spostarsi. Alcuni lavoratori che vivono alla giornata non riescono ad avere abbastanza cibo. Molte persone non sono neanche andate in ospedale per paura del coronavirus.

D: Quali sono le tue speranze per il futuro?

G: Spero che un giorno tornerò nella mia madre terra e morirò lì.

gul

Considerazioni finali

MOAS riconosce i molteplici problemi che le persone anziane e le loro famiglie affrontano nei campi per rifugiati, e sottolinea come queste difficoltà siano state ulteriormente aggravate dagli effetti del COVID-19 in Bangladesh e nel mondo. Come sempre, MOAS e’ impegnata nel portare cure e assistenza alle comunita’ piu’ vulnerabili del mondo.

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