CRISI PROLUNGATE: INTERVENTI

Nel terzo blog di questa serie parleremo degli interventi messi in atto in presenza di crisi prolungate.

Quando la popolazione sta subendo gravi crisi e lo Stato non è disposto o non è in grado di fermarli o evitarli, la comunità internazionale ha la responsabilità di proteggerla. Questo imperativo, sebbene a volte contestato, prevale sul principio del non intervento (o della non interferenza negli affari interni). Pertanto abbiamo il dovere di intervenire dinanzi a una crisi prolungata. Rispondere a una crisi prolungata, però,  è complesso, costoso e problematico. Com’è possibile intervenire? Qual è il miglior metodo di intervento? Iniziamo prendendo in considerazione l’assistenza umanitaria e la cooperazione allo sviluppo come due approcci distinti:

La prospettiva umanitaria

La risposta umanitaria internazionale ha preso forma durante la prima e la seconda guerra mondiale per affrontare la necessità di assistere le vittime dei conflitti. Il principio è fondato su un’assistenza immediata e salvavita a individui e comunità indipendentemente dai governi. Interventi immediati e limitati progettati per fornire, per un limitato periodo di tempo, e per ripristinare i servizi di base. L’assistenza umanitaria nasce per coprire un determinato periodo di tempo ed è dunque limitata nel soddisfare tutte quelle esigenze che costituiscono le crisi protratte. Sebbene vi sia la necessità di una rapida risposta umanitaria alle crisi, la dipendenza da mezzi esclusivamente umanitari in una situazione prolungata può ostacolare o ritardare il raggiungimento di soluzioni sostenibili. Questo può condurre a un ciclo di dipendenza dall’assistenza umanitaria.

La prospettiva di sviluppo

La prospettiva di sviluppo, al contrario, cerca soluzioni a lungo termine per trasformare le società e ridurre la povertà. Questo approccio si impegna ad affrontare le vulnerabilità o le cause che stanno alla base delle crisi. Gli aiuti allo sviluppo vengono erogati principalmente attraverso la cooperazione con i governi e spesso sostengono le strutture e le istituzioni statali esistenti. Le organizzazioni che si occupano di sviluppo, però, non hanno le capacità  necessarie per includere fattori umanitari e risposte rapide nei loro interventi. Inoltre, le agenzie di sviluppo devono affrontare le situazioni di assenza di sostegno governativo e gli ostacoli ai finanziamenti e alle attività di sviluppo.

Nelle crisi prolungate ci sono bisogni estremi, diffusi e imprevedibili insieme alle vulnerabilità strutturali di lungo termine. L’assistenza umanitaria, che viene avviata rapidamente dopo l’inizio della crisi, spesso si trasforma in una fornitura di servizi di base nel tempo. Ciò si ottiene di solito attraverso misure a breve termine o misure incrementali che non riescono ad affrontare i problemi strutturali. Tali attività umanitarie possono includere la salute, l’alimentazione e l’istruzione, l’assistenza alimentare, il sostegno per i mezzi di sussistenza e per le reti di sicurezza sociale. In tali casi esiste una netta sovrapposizione tra aspirazioni umanitarie e di sviluppo. È quindi necessario unire gli approcci e creare uno spazio in cui gli attori umanitari e gli attori dello sviluppo possano costruire e migliorare il loro rapporto al fine di affrontare meglio le questioni sollevate dalle crisi protratte.

Le sfide per coordinare gli aiuti umanitari e quelli allo sviluppo

Nell’immaginario comune i progetti di sviluppo vengono avviati al termine di una risposta umanitaria. Una transizione che comporta il superamento delle differenze fondamentali relative alle priorità, alle culture e alla mission: dall’attenzione alle esigenze salvavita da parte degli attori internazionali, allo sviluppo e alla pianificazione a lungo termine con la partecipazione dei governi. Le lacune strategiche nell’erogazione degli aiuti possono manifestarsi in disunione tra gli attori bilaterali e multilaterali e una lentezza nel rispondere ai cambiamenti degli eventi e delle condizioni. Nelle aree colpite da conflitti, questa mancanza di chiarezza ha mostrato un impatto negativo sul modo in cui gli attori umanitari, di sviluppo e di sicurezza lavorano l’uno accanto all’altro. In una crisi prolungata, il gran numero di attori coinvolti aumenta la portata della sfida.

Alle questioni tecniche si possono aggiungere quelle relative alla programmazione dell’agenda. Ad esempio, gli attori umanitari che operano al di fuori delle arene politiche possono esitare nell’impegnarsi con attori statali o con attori di sviluppo, il cui ruolo è quello di sostenere e costruire l’arena politica. Quando si tratta di sfollamenti di massa, i mezzi umanitari sono spesso percepiti come l’unico metodo per affrontare la crisi, concetto  “non condiviso” dall’UNDP e dall’UNHCR.

Quali soluzioni vengono offerte?

Le soluzioni durature dipendono dalla cooperazione tra l’UNHCR e l’UNDP, sia nel quadro umanitario che in quello relativo allo sviluppo. Insieme devono garantire che le soluzioni a medio e lungo termine diventino parte integrante del quadro di sviluppo delle Nazioni Unite (UNDAF). Gli approcci attuali includono soluzioni transitorie (TSI), che si concentrano sull’intervento nelle comunità di rifugiati in termini di assistenza allo sviluppo. L’approccio TSI  insieme ad altri, come la Solutions Alliance, inserisce gli sfollati nell’agenda di sviluppo attraverso strategie che trovano soluzioni sostenibili per gli sfollati e per la comunità locale.

 

Concludendo, tutti gli attori umanitari e di sviluppo dovranno cooperare alla progettazione e all’attuazione di soluzioni strategiche. Solo attraverso tale approccio si potranno affrontare le cause che stanno alla radice delle crisi prolungate e trovare soluzioni efficaci.

 

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