Come si combattono efficacemente gli incendi nei campi profughi?

Bastano pochi minuti prima che una piccola fiamma si trasformi in un vero e proprio incendio. Spesso non si ha tempo sufficiente per riuscire a mettersi in salvo.

Il fuoco è una grave minaccia per coloro che risiedono nei campi per rifugiati in tutto il mondo. Scene di edifici avvolti dalle fiamme e di famiglie che si trovano nuovamente private dei loro beni perché ridotti in cenere sono, tristemente, diventate una realtà fin troppo comune. Oltre ad essere una minaccia letale, tali disastri non fanno che aggravare ulteriormente il trauma di persone che, in passato, sono già state costrette a dover lasciare le loro case e i loro paesi di origine. Ecco perché la Riduzione del Rischio di Catastrofi (DRR) è necessaria in contesti di migrazione su scala globale. Tuttavia, fino ad oggi, è stata fatta poca ricerca e ci sono pochi investimenti in quest’area.

Gli estintori, tuttora utilizzati per combattere gli incendi in contesti umanitari, purtroppo non sono lo strumento più adatto per spegnere velocemente ed efficacemente gli incendi che si dipanano nei campi profughi.

Il primo passo per implementare efficacemente la Riduzione del Rischio di Catastrofi (DRR) è capire come si comporta il fuoco. Come anticipato, in questi luoghi gli estintori non sono sufficienti a causa delle infrastrutture dei campi: spesso le case dei rifugiati si trovano a distanza ravvicinata e sono costruite con teloni in plastica, un materiale altamente infiammabile.

Gli esperti del MOAS stanno concentrando la loro ricerca su come affrontare meglio i rischi di incendio nei campi profughi altamente popolati. Un estintore da 5kg è quanto raccomandato di solito per gli uffici del Regno Unito. Questo è lo stesso strumento che viene generalmente fornito anche nei campi profughi. Tuttavia, la quantità di materiale infiammabile presente in un telone (come quelli utilizzato a Cox’s Bazar), è molto più alta rispetto a quella che si potrebbe trovare in un qualsiasi ufficio nel Regno Unito. Quindi, come possiamo aspettarci che questi estintori possano spegnere efficacemente e rapidamente un incendio? A questo, bisogna aggiungere le numerose bombole di GPL presenti nei campi e il costante uso della plastica, materiale estremamente infiammabile e tossico che, se fusa e a contatto con la pelle, può causare particolari danni all’epidermide. L’impatto degli incendi nei campi profughi non deve essere misurato solo col numero dei decessi. Questi eventi causano anche ferite e traumi che possono cambiare la vita dei rifugiati, rappresentano una ulteriore perdita per le persone che hanno già vissuto grandi sofferenze.

La risposta alle emergenze è spesso penalizzata dalla carenza di attrezzature e di una pianificazione antincendio specifica per il contesto in cui ci si trova ad intervenire. La tendenza attuale nelle risposte umanitarie è quella di affrontare i problemi distribuendo enormi quantità di attrezzature o di materiali standard. Tuttavia, quando si tratta di incendi, questo sistema semplicemente non è efficace: come abbiamo detto, i rifugi sono costruiti con materiale altamente infiammabile mentre gli estintori sono progettati per essere utilizzati in edifici di mattoni e cemento, materiali che non bruciano.

MOAS, la sicurezza antincendio e una risposta efficace in caso di incendio

In risposta al recente aumento della frequenza e della gravità degli incendi nei campi profughi sovraffollati, gli esperti tecnici del MOAS hanno contribuito a sviluppare un progetto, unico nel suo genere, di riduzione del rischio di catastrofi per la sicurezza e la risposta antincendio. Lavorando intorno a dei concept che incorporassero l’acqua in quanto materiale economico, facilmente reperibile ed efficace, hanno sviluppato diverse piattaforme di trasporto e sistemi di pompe portatili che i rifugiati possono facilmente manovrare. Vediamo alcune delle apparecchiature sviluppate dagli esperti del MOAS per rispondere efficacemente e velocemente agli incendi.

Lo zaino può contenere un massimo di 20 litri di acqua, ed è dotato di un tubo flessibile utilizzabile come pompa manuale. L’operatore pompa l’ugello per sparare un getto d’acqua sul fuoco.

 

Questo strumento viene chiamato “Carry Frame”. Si tratta di una pompa dell’acqua alimentata a benzina e montata su un telaio trasportabile da due a quattro persone. Attinge acqua da un idrante o da un pozzo utilizzando un tubo di aspirazione da 1 metro e mezzo. Include un serbatoio dell’acqua da 150 litri, da utilizzare come relè di pompaggio.

La Wheelie è una pompa dell’acqua alimentata a benzina montata su un telaio su ruote, che può essere spinta da una sola persona. Attinge acqua da un idrante o da un pozzo utilizzando un tubo di aspirazione da 1 metro e mezzo. Include un serbatoio dell’acqua vuoto da 60 litri da utilizzare come relè di pompaggio.

Il Tuk Tuk è un cargo a tre ruote alimentato a diesel (noto anche genericamente come “tom-tom”) con un’unità telaio su misura nel pianale di carico che trasporta un serbatoio dell’acqua con deflettori e una pompa alimentata a benzina.

Ed infine il Trailer, un rimorchio trainato da un trattore su misura che trasporta un container per rinfuse intermedie (IBC) con pompa dell’acqua a benzina.

Delle cinque soluzioni progettate da MOAS, il telaio con ruote è estremamente e facile da spostare su terreni ripidi. Il grande vantaggio di questi sistemi è che permettono di lanciare velocemente grandi quantità di acqua, circa 250 litri al minuto, che equivalgono a decine di estintori spruzzati contemporaneamente. Poiché il getto d’acqua arriva molto lontano, i vigili del fuoco possono stare a 20 metri di distanza dal fuoco e combattere in sicurezza la diffusione del fuoco. Grazie a questi dispositivi, il team di risposta antincendio impiega alcuni volontari che azionano le pompe e forniscono un volume d’acqua elevato mentre in un secondo momento intervengono altri volontari con gli zaini per estinguere eventuali fiamme persistenti. È un uso molto più efficiente dell’acqua e il programma introduce alcune tattiche antincendio in modo che i volontari possano prevenire ulteriori incendi su larga scala.

Poiché il Carry Frame e il Wheelie devono attingere acqua per funzionare, una parte fondamentale dell’intero progetto è l’installazione di circa 1.500 serbatoi (1000 litri) in luoghi chiave sparsi nei campi. In caso di incendio, la squadra può accedere facilmente alla pompa più vicina, portarla al serbatoio dell’acqua e attingere immediatamente l’acqua.

MOAS è anche impegnato a formare volontari rifugiati su come utilizzare l’attrezzatura in modo sicuro ed efficace. La formazione offerta dagli esperti tecnici del MOAS viene erogata in egual modo a volontari uomini e donne. Tutti sono possono partecipare e svolgono un ruolo essenziale nel salvare vite umane durante le emergenze legate agli incendi.

Considerazioni finali

Possono bastare pochi minuti prima che una piccola fiamma si trasformi in un incendio potenzialmente letale. Con le attrezzature antincendio specializzate MOAS, realizzate nell’ambito del progetto di Riduzione del Rischio di Catastrofi (DRR), i volontari rifugiati possono essere formati per mitigare questo rischio e salvare vite. Le nostre attrezzature innovative e la formazione su misura sono uniche nel loro genere e si basano su una approfondita conoscenza del contesto dei campi profughi. Questa iniziativa non solo salverà vite umane ma, sfruttando le capacità del luogo e offrendo opportunità di leadership sul campo, offre opportunità di crescita e autonomia alla comunità locale.

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