Arte e migrazioni nelle opere di Austin Camilleri

L’arte molto spesso viene utilizzata per inviare messaggi e invitare alla riflessione sui temi più importanti dell’epoca contemporanea. Attraverso le loro opere gli artisti riescono a dare rappresentazione visiva a sentimenti, paure, dubbi dell’uomo, per suscitare sentimenti ed emozioni. È il caso di Austin Camilleri, versatile artista maltese che presenta la sua più recente produzione artistica nella mostra “LE.IVA -La rabbia è una pigra forma di lutto”, fino al 10 aprile marzo presso lo Spazju Kreattiv di Valletta. Austin vuole dare un contributo attivo sul fronte della solidarietà e lo scorso anno ha generosamente donato una sua opera in supporto del primo #MOASGala.

 

Il titolo della mostra a Valletta è il risultato della fusione di LE (no) e IVA (sì) in maltese e vuole esprimere il desiderio dell’artista di mettere in discussione la radicalità degli opposti e di integrarli. La rabbia e il dolore a cui allude Austin si traducono nel dolore implicito nella creazione e nelle insoddisfazioni e nelle lotte inerenti all’emergere della propria verità nell’arte. Ma sono anche legati all’idea di ingiustizia e alla difficoltà di definire chiaramente cosa significa essere buoni o cattivi, essere colpevoli o innocenti, cosa significa essere belli o ripugnanti, essere me stesso ed essere l’altro.

LE.IVA

La visione sulle migrazioni

Senza essere esplicito o narrativo, Camilleri affronta questioni di migrazione, colonialismo, monumentalità e caducità, sedimentando molte volte l’accuratezza scientifica con errori di pratica personale e di studio.

Il video Bandiera Bianca e la scultura Hope sono due opere separate eppure intimamente correlate a tali temi. Esposti insieme come un’installazione singola sin dalla loro prima presentazione nella mostra personale dell’artista WHITEFLAG a Nuova Delhi, in India, vengono presentati nuovamente in questa esposizione come due parti complementari dello stesso concetto.

Il video Bandiera Bianca è diviso in due parti: a sinistra, la scena mostra la calma di una baia di Gozo (l’isola natia dell’artista), mentre a destra si possono vedere le sequenze di un motoscafo che si capovolge durante. La quiete del mare viene mostrata in opposizione alla rapida sequenza delle riprese della telecamera scattate sul motoscafo. La calma della baia contrasta con il tumulto degli uomini intrappolati all’interno della barca, in attesa di aiuto. In questo modo, l’immobilità della scena di sinistra diventa un presagio della “fine del movimento” delle persone raffigurate a destra. La morte entra nella scena pittoresca per ricordarci che il mare che stiamo contemplando è qualcosa di più di un paesaggio romantico; l’orizzonte non è qualcosa di intangibile, ma rimanda i concetti di distanza e solitudine.

HOPE

Il sentimento di smarrimento e disorientamento è rafforzato da Hope, un’elica presa da una nave clandestina affondata, dorata in oro 22ct e fissata al muro. Il ready-made si trasforma così in un monumento alle rotte nascoste, silenziose e precarie di tante persone anonime alla ricerca di un futuro migliore dopo aver attraversato il Mar Mediterraneo.

In questa mostra, il ripensamento della scultura va di pari passo con la ridiscussione dei valori che desideriamo celebrare e difendere e si integra in una tale narrazione.

LA SERIE GHOST TRIP 

 Nella serie Ghost Trip, Austin Camilleri ha prodotto piccole cicatrici su carta bianca. Si tratta di segni appena percettibili, ma la carta rimarrà impressa per sempre. Sono come l’eterno testimone della morte silenziosa e senza volto dei migranti che sprofondano nel tratto di mare che separa il Nord Africa dall’Europa.

Nella serie Passport, al contrario, non ci troviamo di fronte a una moltitudine di persone senza volto, ma all’artista (che cancella la propria identità). L’operazione viene eseguita su una serie di passaporti appartenuti all’artista, quando – viaggiando da un paese extra europeo – è dovuto entrare nel Regno Unito.

La storia si ripete, come una farsa, in cui Malta entra in Europa e il Regno Unito prende la discutibile decisione di uscire dall’UE con la Brexit, rendendo i passaporti, ancora una volta, strumenti di controllo. Ma quale identità racchiude un passaporto? Quella maltese, quella europea, quella britannica? La risposta dell’artista è: nessuna identità può essere ridotta a un passaporto. La vera identità di Austin si rivela nel movimento delle sue pennellate, nella sua libertà creativa. Non esiste alcun documento per attestare che si è artisti. La libertà creativa è l’unico mezzo attraverso il quale si può prendere coscienza della propria unicità, della propria parte nel tutto, una goccia nello stesso mare attraversato da una moltitudine di persone senza volto.

Per informazioni sulla mostra e biglietti: : https://www.kreattivita.org/en/event/anger-is-a-lazy-form-of-grief/

 

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