Aggiornamenti sulla Libia – Violenza a Tripoli e voli umanitari

Alle porte dell’Europa, la Libia è stata a lungo un Paese di transito per i migranti che si apprestavano ad attraversare il Mediterraneo nel tentativo di raggiungere l’Unione Europea. La guerra civile attualmente in corso in Libia, iniziata nel 2011 (e ripresa nel 2014), ha avuto un profondo impatto sulla situazione migratoria, diventato ancora più evidente dall’aprile di quest’anno con un incremento della violenza a Tripoli e nelle zone circostanti. Una violenza che recentemente ha causato la morte di più di 40 migranti e il ferimento di circa 130 persone a causa della distruzione di un centro di detenzione da parte di un raid aereo.

Le possibilità di raggiungere la Libia per attraversare il Mediterraneo diventano sempre più remote dato che l’operazione UE Sophia collabora con la guardia costiera libica nei respingimenti verso i territori libici teatro di guerra. La pericolosità di questa situazione è evidenziata dalla recente sparatoria fatale a danno di un migrante sudanese avvenuta in Libia. In assenza di uno spiraglio di speranza che possa far pensare a una vicina fine del conflitto la priorità più urgente non può che essere la sicurezza dei migranti coinvolti nel conflitto.

Il conflitto è iniziato nel 2011 all’interno dell’ondata delle Primavere Arabe ponendo fine ai 42 anni di leadership de facto di Muammar Gheddafi. Da allora, nel vuoto di potere, si è sviluppata una seria situazione d’instabilità che continua ad affliggere il Paese diviso in varie fazioni che combattono per il controllo di parti del territorio libico. Un’escalation di violenza iniziata nell’aprile di quest’anno, soprattutto nella capitale Tripoli, in una campagna che ha già causato oltre 1000 vittime. In questo contesto è stato ripetutamente chiesto alle parti in conflitto di impegnarsi per la tutela delle leggi internazionali per i diritti dei civili, compresi quelli dei migranti.

L’instabilità del Paese ha costretto oltre 300.000 libici a diventare sfollati interni. La popolazione civile ha subito gli effetti del collasso politico, tra i quali l’ interruzione strategica delle forniture idriche e l’uso dello stupro come arma di guerra. Oltre alla popolazione sfollata interna nel Paese si registrano circa 48.000 rifugiati e richiedenti asilo. Si tratta prevalentemente di migranti che arrivano da altri Stati africani e che non hanno alcun status giuridico in Libia. Per i circa 6000 migranti detenuti in uno dei centri di detenzione, le condizioni nelle quali si trovano sono deplorevoli. Nei centri, gestiti da vari gruppi, talvolta anche da milizie, si consumano una serie di violazioni dei diritti umani che sono state al centro di una protesta internazionale a favore di un intervento per la tutela dei migranti detenuti.

Mentre lo spargimento di sangue continua senza sosta nella capitale libica è sempre più chiaro quanto sia necessario trovare una soluzione tempestiva per la salvaguardia dei migranti detenuti. Una delle soluzioni potrebbe essere, attraverso l’UNHCR, quella dei voli umanitari dalla Libia verso i paesi di transito o di destinazione. Gli accordi internazionali e i finanziamenti necessari per l’attuazione di questi voli non sono un’impresa semplice e richiedono una decisa intermediazione tra gli Stati europei e i Paesi africani, oltre a donazioni pubbliche e private.

Il primo di questi voli è stato effettuato con successo nel 2017 grazie alla collaborazione tra MOAS e UNHCR, quando 74 migranti sono stati evacuati in Niger. Da allora il programma di transito verso il Niger è cresciuto ed è stato ampliato e nel corso del 2019 circa 2000 rifugiati saranno evacuati in Niger, tutti con reinsediamento garantito in Paesi terzi. Da allora sono stati effettuati altri voli, il più recente, per la prima volta verso il Ruanda, decollato il 26 Settembre composto da 66 rifugiati tra cui 26 bambini. Sono stati programmati ulteriori voli dalla Libia direttamente verso paesi di reinsediamento come l’Italia e la Romania, evitando di dover passare per un sistema di transizione e consentendo di velocizzare la procedura per i più vulnerabili. Sebbene non si tratti di una soluzione definitivamente risolutiva questi voli sono stati fondamentali per garantire la sicurezza di alcuni dei rifugiati più a rischio in Libia.

Soluzioni urgentemente necessarie in un contesto in cui, oltre alla violenza generalizzata, si diffondono violazioni dei diritti umani sia contro coloro i quali sono detenuti che durante gli interventi della Guardia Costiera libica nel Mediterraneo, tra cui la tortura dei migranti, l’uso di armi da fuoco contro migranti detenuti e disarmati e casi di lavoro forzato. Sebbene queste condizioni persistano, i voli umanitari, unitamente a soluzioni a più lungo termine, devono essere attuati in modo rapido ed efficiente per proteggere i diritti, la dignità e la sicurezza di migliaia di migranti ancora intrappolati in Libia.

Se sei interessato a supportare i voli umanitari o desideri maggiori informazioni scrivici: info@moas.eu

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