8 MARZO: L’IMPATTO DEL COVID-19 SULLE DONNE MIGRANTI

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L’uguaglianza di genere, in tutti i settori della vita e della società, non va mai data per scontata. Piuttosto, è un diritto per cui bisogna continuare a battersi con forza, per eliminare ogni discriminazione.

La Giornata internazionale della Donna (8 marzo) celebra le conquiste sociali, economiche, culturali e politiche delle donne e ribadisce anche l’invito all’azione per accelerare la conquista della parità di genere.

Per questa occasione, vogliamo evidenziare le conseguenze drammatiche della pandemia di sulle donne – con un’attenzione particolare alle donne migranti, che sono state colpite in modo molto pesante dall’avvento del Covid-19: la diffusione del coronavirus nel mondo ha esacerbato le disuguaglianze di genere e le discriminazioni, in particolar modo per quanto riguarda il lavoro, lo sfruttamento e la violenza.

L’impatto del Covid-19 sul lavoro per le donne migranti

L’impatto del Covid-19 ha avuto ripercussioni pesantissime sul lavoro delle donne in tutto il mondo: in Italia, ad esempio, tra novembre e dicembre 2020 i lavoratori sono diminuiti di 101 mila unità, ma di questi ben 99 mila sono donne.

Per gli 8,5 milioni di lavoratrici domestiche migranti, la perdita del lavoro ha conseguenze ancora più serie, legate alla mancanza di mezzi di sussistenza e di reddito, ma non solo.

In seguito al licenziamento, i diritti di queste donne vengono spesso ignorati, esponendole a ulteriori criticità, tanto che molte rischiano di perdere anche l’abitazione in cui vivono. Inoltre, le rimesse economiche che inviano nei Paesi di origine, da cui dipende la sussistenza di molte famiglie, sono state fortemente ridotte, aggravando le vulnerabilità di questi nuclei famigliari.

Sono molto frequenti i casi di donne migranti che lavorano nell’economia informale, caratterizzata da contratti a tempo parziale e di breve durata, senza congedi retribuiti o la possibilità di lavorare da casa. Svolgono mansioni essenziali come operatrici sanitarie e assistenziali, infermiere, addette alle pulizie e alle lavanderie, e sono esposte ad un alto rischio di contagio, con una retribuzione minima.

Lo sfruttamento delle donne migranti durante il Covid-19

Lo sfruttamento è una minaccia ricorrente per i migranti negli ambienti di lavoro. Dopo lo scoppio della pandemia Sono stati riportati casi di persone migranti sottoposte ad un trattamento terribile, spesso costrette a operare in condizioni disumane e sottoposte ad una fortissima pressione.

Le donne migranti non sono esposte solo a questi rischi, ma anche allo sfruttamento sessuale che, durante la pandemia, rimane la forma di abuso più diffusa e segnalata nell’UE e dimostra di essere una pratica profondamente radicata. La pandemia ha ulteriormente aggravato la violenza associata a questo crimine.

Violenza contro le donne migranti

In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne lo scorso anno abbiamo evidenziato come la violenza di genere sia diventata una cosiddetta “pandemia ombra”, a causa del preoccupante aumento dei casi di violenza domestica contro le donne durante i mesi di lockdown – una donna su tre ha subito violenza fisica o sessuale, spesso perpetrata dal proprio partner.

In quell’occasione abbiamo scelto di riflettere sulla sofferenza delle tante donne migranti che subiscono abusi e violenze, un problema non direttamente collegato al Covid-19 ma che è stato aggravato dalla pandemia. Per farlo, abbiamo intervistato Princess Inyang Okokon, mediatrice culturale di PIAM Italia, che combatte la tratta delle donne in Piemonte. Princess ha sottolineato che le donne migranti subiscono violenze e abusi sessuali durante il viaggio, o mentre sono detenute e torturate dai trafficanti. Molte di loro, una volta arrivate – ​​attraverso vie irregolari – nei Paesi di destinazione, diventano vittime della tratta di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale e sono costrette a prostituirsi, in quanto sono legate a giuramenti e rituali che rendono difficile la loro fuga.

Riscopri l’intervista qui.

Considerazioni finali

Le difficoltà che le donne devono affrontare durante questa pandemia continuano ad essere difficili da superare. Per far sì che tali disuguaglianze vengano eliminate, è necessario l’impegno da parte di ognuno di noi, per far sentire la propria voce e agire contro le discriminazioni.

Il tema scelto per il 2021 dalla comunità internazionale della Giornata Internazionale della Donna è #ChooseToChallenge:

“Tutti possiamo scegliere di sfidare e denunciare pregiudizi e disuguaglianze di genere. Tutti possiamo scegliere di cercare e celebrare i risultati delle donne. Collettivamente, possiamo tutti contribuire a creare un mondo inclusivo. Dalla sfida arriva il cambiamento, quindi scegliamo tutti di sfidare”.

Quest’anno MOAS aderisce all’iniziativa #IWD2021:

Scegliamo di sfidare il traffico di donne.

Scegliamo di sfidare l’idea che le donne non possano essere soccorritori in prima linea.

Scegliamo di sfidare gli stereotipi negativi delle donne migranti.

Scegliamo di sfidare il mondo per difendere i diritti delle donne e delle ragazze rifugiate.

 

La direttrice di MOAS Regina Catrambone e tutto lo staff femminile di MOAS aderiscono all’iniziativa #ChooseToChallenge.

Qual è la tua sfida per combattere la disuguaglianza di genere?

Replica la posa di #ChooseToChallenge alzando la mano per mostrare sostegno e solidarietà e per denunciare le disuguaglianze. Condividi la foto sui social media utilizzando l’hashtag #ChooseToChallenge #IWD2021 per incoraggiare altre persone ad impegnarsi per creare un mondo più inclusivo!

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