Mar Egeo

Dicembre 2015 – Marzo 2016

Mar Egeo

All’inizio del 2015 la rotta del Mar Egeo è stata sempre più usata dai migranti man mano che si affievoliva la loro speranza nei campi profughi della Turchia e di altre regioni. Oltre alle rotte via terra, il numero di persone provenienti da Siria, Afghanistan, Iraq e Somalia pronte ad affrontare la breve traversata dalla Turchia alla volta delle coste greche per poter raggiungere l’Europa è aumentato costantemente.

Alla fine del 2015 con l’arrivo dell’inverno il bilancio delle vittime continuava a salire. Così MOAS ha deciso di usare una seconda nave dotata di due lance di salvataggio ad alta velocità ribattezzate con i nomi Alan e Galip Kurdi, i due bambini siriani morti nel settembre 2015 davanti le coste turche alla ricerca di una vita migliore.

Nonostante il tratto di mare fosse relativamente breve -fra le 10 e le 14 miglia nautiche- era comunque pericoloso per chi vi si avventurava su imbarcazioni di fortuna e con condizioni meteo avverse che si aggiungevano a un abbassamento della temperatura dell’acqua. Nonostante le notevoli sfide da affrontare, prima che la missione si concludesse, MOAS ha partecipato a 30 interventi SAR salvando 1.869 vite.

Dopo l’entrata in vigore dell’Accordo UE-Turchia nel Marzo 2016, gli arrivi sulle coste greche dal Mar Egeo sono diminuiti del 98%. Con l’arrivo della bella stagione e la conseguente ripresa delle traversate e delle morti nel Mar Mediterraneo, dal Giugno 2016 MOAS ha intensificato le operazioni dove maggiormente necessarie.

Per saperne di più sulla nostra missione nell’Egeo guarda il documentario MOAS cliccando qui.

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Un’ancora di salvezza

Nessuno dovrebbe essere costretto a rischiare la vita per mettersi in salvo. Per questo MOAS continua a portare aiuti ed assistenza sulle rotte migratorie più pericolose al mondo.