Il tuo aiuto
dà loro speranza

Ogni vita è importante. Forniamo cure indispensabili ed assistenza medica alle comunità di migranti più vulnerabili al mondo.

Informazioni su MOAS

Creata in risposta al terribile naufragio dell’Ottobre 2013 in cui persero la vita circa 400 fra uomini, donne e bambini annegati proprio di fronte l’isola di Lampedusa, MOAS voleva fornire un esempio di risposta da parte della società civile alla crisi in corso.

Fondata nel 2014 come organizzazione umanitaria indipendente, è stata la prima ONG di ricerca e soccorso (SAR) di questo tipo nel Mediterraneo. Le nostre attività in mare miravano ad assistere chiunque tentasse le pericolose traversate in mare nel tentativo di fuggire da violenza, povertà e persecuzioni.

Da quando MOAS è stata fondata, siamo orgogliosi di aver salvato ed assistito oltre 40mila persone sulle rotte migratorie più pericolose al mondo e continua a lavorare per l’apertura di vie sicure e legali per le persone più vulnerabili che hanno disperatamente bisogno di protezione internazionale.

A settembre 2017 MOAS ha spostato le proprie attività nel sud-est asiatico dove il team MOAS sta lavorando per garantire aiuti ed assistenza medica ai rifugiati Rohingya in Bangladesh attraverso le nostre Aid Station.

Unisciti al nostro appello per la creazione di #VieSicureeLegali e sostieni la nostra missione umanitaria in Bangladesh.

MOAS VISIONE, MISSIONE E VALORI

Come organizzazione umanitaria, MOAS agisce secondo un’etica fondata sui diritti in ogni fase del nostro lavoro, rispondendo ai principi di imparzialità e neutralità. La nostra missione mira ad alleviare la sofferenza e aiutare chi si trova in pericolo a prescindere dalle idee politiche, dalla razza, dalla religione o dal sesso.

VISIONE

MOAS lavora per costruire un mondo in cui tutte le persone siano trattate con dignità e rispetto, un mondo in cui nessuno viva nella paura e sia costretto a rischiare la vita per vivere degnamente

MISSIONE

Salvare vite e diminuire la sofferenza soprattutto di migranti, rifugiati e sfollati

VALORI

Umanità e Coraggio

Cerchiamo di ridurre le morti e la sofferenza delle popolazioni che migrano. Crediamo che esistano diritti universalmente validi. Dimostriamo compassione a chi aiutiamo e chiediamo che i diritti vengano preservati secondo quanto disposto dalla legge, dagli standard umanitari e dal comune senso di umanità.

Elevata professionalità

L’ambizione di MOAS è quella di generare un cambiamento positivo tramite programmi di qualità. Siamo un gruppo variegato composto da professionisti competenti e preparati che aderiscono ai valori condivisi per far fronte alle necessità di chi assistiamo.

Affidabilità

Le nostre operazioni commerciali e contabili sono trasparenti verso chi assistiamo e chi ci sostiene. MOAS agisce in modo da promuovere la fiducia nei confronti dell’organizzazione, del suo personale e delle modalità di azione

Sustainability

Cerchiamo di ottenere il massimo beneficio per le persone che assistiamo con le risorse a nostra disposizione. Anticipiamo ed accettiamo i rischi e collaboriamo con chi opera nel nostro settore.

Innovazione

MOAS continuerà ad essere all’avanguardia e a combinare tecnologie, risorse e pratiche innovative per portare avnti la nostra missione

FAQs

COS’È MOAS?

MOAS è una ONG indipendente registrata a Malta, negli Stati Uniti, in Germania e Italia che ha come obiettivo quello di alleviare la sofferenza di chi è costretto a rischiare la vita per mettersi in salvo. Siamo un’organizzazione internazionale che fornisce aiuti umanitari ed assistenza medica e realizza progetti a sostegno di rifugiati e migranti in pericolo. Essendo una ONG indipendente, MOAS è stata fondata e continua ad operare sulla base dei principi di umanità, imparzialità e neutralità.

Dove è attivo il MOAS?

Nel 2014 e nel 2015 MOAS è stato attivo nel Mediterraneo Centrale dove gli equipaggi a bordo della nave SAR, la Phoenix, hanno salvato ed assistito oltre 11.685 persone.

Dall’Ottobre 2015 la Phoenix è stata riposizionata nel Mare delle Andamane in risposta alla crisi dei rifugiati Rohingya in corso. Mentre i Rohingya fuggivano dalle persecuzioni e dalle violenze in Myanmar cercando di raggiungere la Malesia via mare, il nostro team SAR ha cooperato con le parti interessate presenti in Bangladesh, Myanmar, Thailandia, India e Indonesia in un processo volto a raccogliere dati ed intessere nuove relazioni diplomatiche, stabilendo così una rete di scambio di informazioni e advocacy sulle attività SAR nell’area.

Nel Dicembre 2015 l’organizzazione ha esteso le sue operazioni al Mar Egeo in risposta alla crisi alla frontiera fra Grecia e Turchia dove moltissimi Siriani tentavano la traversata per raggiungere l’Europa. MOAS ha operato qui con una seconda nave, la Responder, salvando 1.869 persone durante i 3 mesi di missione.

Nel Giugno 2016 entrambe le navi sono state riposizionate nel Mediterraneo Centrale per far fronte al crescente numero di decessi. Fra Giugno e Dicembre, gli equipaggi MOAS hanno salvato ed assistito quasi 20.000 bambini, donne e uomini.

L’1 Aprile 2017 MOAS ha lanciato la sua quarta missione nel Mediterraneo Centrale con una nave SAR, la Phoenix, e utilizzando per la prima volta un aereo. La missione si è conclusa ad Agosto 2017 dopo aver salvato ed assistito 7.286 persone.

Nel Settembre 2017 MOAS ha spostato le sue attività in Sud-Est Asiatico per rispondere alla crescente crisi dei rifugiati Rohingya lungo la frontiera fra Myanmar e Bangladesh. Qui il nostro team lavora per portare aiuti ed assistenza medica agli sfollati.

Perché avete sospeso le operazioni nel Mediterraneo Centrale?

Negli ultimi mesi la situazione nel Mediterraneo Centrale ha continuato ad evolversi. Attualmente non è chiaro cosa succeda in Libia ai danni dei più vulnerabili. L’attenzione è sempre più concentrata sui controlli alle frontiere con scarsa considerazione per il destino dei migranti e dei rifugiati intrappolati in Libia.

MOAS non intende diventare parte di un meccanismo che non garantiscce che coloro che vengono assistiti e salvati in mare giungano ad un porto sicuro o vengano accolti. Essendo una organizzazione umanitaria, non possiamo prendere parte ad un processo che fattivamente respinge le persone più vulnerabili. Pertanto ad Agosto 2017 abbiamo preso la decisione di sospendere le nostre operazioni nel Mediterraneo Centrale.

MOAS continuerà a monitorare il Mediterraneo, pronta a reagire in caso di cambiamenti che consentano di riprendere le operazioni nel rispetto dei nostri principi umanitari, e porterà avanti la campagna per la creazione di vie sicure e legali.

Perché avete spostato le attività in Sud-Est Asiatico?

MOAS ha sempre monitorato la situazione umanitaria a livello mondiale ed è stato flessibile per reagire prontamente ai cambiamenti in modo da essere presente dove maggiormente necessario. I Rohingya, principalmente insediati nello Stato di Rakhine in Myanmar, sono descritti dalle Nazioni Unite come “la minoranza più perseguitata al mondo” e sono attualmente al centro di una crescente crisi umanitaria. Il 27 Agosto 2017 Papa Francesco ha chiesto alla comunità internazionale di supportare i nostri fratelli e sorelle Rohingya costretti a fuggire a causa delle sempre maggiori violenze, persecuzioni e violazioni dei diritti umani.

Decisi a continuare il nostro lavoro umanitario e sulla base del suo consolidato impegno per alleviare la sofferenza dei Rohingya perseguitati, nel Settembre 2017 MOAS ha deciso di spostare le attività in Sud-Est Asiatico per portare aiuti ed assistenza ai rifugiati Rohingya.

Oltre 687.000 Rohingya hanno oltrepassato la frontiera dal Myanmar al Bangladesh dove c’è un disperato bisogno di generi alimentari, riparo ed assistenza medica. Molti vivono in campi improvvisati e hanno ridotto accesso agli aiuti umanitari. Considerata la necessità di uno schema operativo dinamico e veloce, come il nostro, MOAS è sul campo a Cox’s Bazar in Bangladesh per fornire urgenti cure mediche.

MOAS è già stato in Sud-Est Asiatico?

Sì. Nell’Ottobre 2015 la Phoenix si è spostata nel Golfo del Bengala per 7 mesi con lo scopo di fare un sopralluogo e lavorare con le parti interessate in Bangladesh, Myanmar, Thailandia, India, Malesia e Indonesia in un processo volto a raccogliere dati ed intessere nuove relazioni diplomatiche, stabilendo così una rete di scambio di informazioni e advocacy sulle attività SAR nell’area. L’organizzazione sorella del MOAS, Xchange, ha condotto una ricerca fra 1000 Rohingya in Myanmar e Bangladesh che è consultabile qui).

Chi sono i Rohingya?

I Rohingya sono una minoranza musulmana che vive nello Stato di Rakhine in Myanmar, lungo il Gonfo del Bengala dal Bangladesh al Delta dell’Irrawaddy.

I Rohingya parlano Rohingya, un dialetto diverso da quello parlato nello Stato di Rakhine e in Myanmar. Non sono stati riconosciuti fra i 135 gruppi etnici del paese ed è stata loro negata la cittadinanza in Myanmar dal 1982.

Nonostante vivano in Myanmar dal XII secolo, il governo del Myanmar li considera immigrati irregolari. Dal 1824 con l’inizio della colonizzazione britannica e durante il governo inglese fra il 1824 e il 1829 in Myanmar c’è stato un notevole afflusso di lavoratori provenienti dai paesi confinanti. Dato che gli inglesi amministravano il Myanmar come una provincia indiana, consideravano questo spostamento un movimento interno. Dopo l’indipendenza, il governo ha ritenuto illegale questo tipo di migrazione e quindi ha negato la cittadinanza ai Rohingya.

Attualmente si stima che ci siano 1,1 milioni di Rohingya in Myanmar, per lo più situati nell’area a nord dello stato di Rakhine. In seguito alle violenze scoppiate nel 2012 e nel 2016 oltre 120mila Rohingya vivono in squallidi campi per sfollati interni (IDP) nella parte centrale dello stato di Rakhine.

Per decenni, i Rohingya hanno cercato riparo da conflitti e persecuzioni nei paesi vicini. Fino a Luglio 2017, oltre 33.000 Rohingya ufficialmente registrati vivevano in due campi a Cox’s Bazar in Bangladesh, mentre più di 80.000 rifugiati si trovano in campi di fortuna nell’area circostante. Ulteriori violenze nello Stato di Rakhine, iniziate a partire dal 25 Agosto 2017, hanno costretto 687.000 persone a oltrepassare la frontiera col Bangladesh e in migliaia si sono diretti verso i campi a Cox’s Bazar. La velocità e la portata degli arrivi hanno creato una grave situazione umanitaria.

Qual è la situazione in Bangladesh?

Il Bangladesh accoglie i rifugiati Rohingya già da 30 anni, ma al di là della crescente crisi di rifugiati Rohingya, il paese sta già affrontando una crisi umanitaria al suo interno. Il Bangladesh è uno dei paesi più esposti a eventi disastrosi a livello mondiale e fino a Settembre 2017 oltre 8 milioni di persone sono state colpite dalle inondazioni. Nonostante il paese abbia registrato significativi progressi per la riduzione della povertà, la sua densità di popolazione estremamente elevata e la vulnerabilità al cambiamento climatico fanno sì che le risorse scarseggino.

I rifugiati arrivano con pochissimi averi e contano sull’assistenza umanitaria per trovare cibo e riparo. Stando all’OIM, tutte le persone che arrivano necessitano immediatamente assistenza alimentare. Per oltre 150.000 bambini al di sotto dei 5 anni occorre prevenire la malnutrizione, mentre almeno 14.000 sono gravemente malnutriti. Centinaia di migliaia di rifugiati appena arrivati vivono in campi di fortuna spesso privi di acqua e servizi igienici. Occorre creare una copertura sanitaria di base in tutti i nuovi insediamenti dal momento che chi si trova in campi di fortuna spesso non ha accesso a strutture mediche a causa della distanza e delle condizioni estremamente precarie delle strade

In un simile contesto è estremamente necessario sensibilizzare e agire per mitigare la crisi dei rifugiati Rohingya.

Cosa comporta la missione in Sud-Est Asiatico?

A settembre 2017 dopo aver verificato le disperate condizioni dei rifugiati Rohingya in Bangladesh, abbiamo ritenuto urgente distribuire generi alimentari e fornire assistenza medica a un numero crescente di rifugiati a Cox’s Bazar.

L’1 ottobre e il 18 novembre 2017, la Phoenix ha completato due forniture di aiuti di 20 tonnellate in Bangladesh fra cui razioni essenziali di riso, sale, olio vegetale, zucchero e lenticchie distribuite alle agenzie nazionali bengalesi responsabili di ripartire gli aiuti.

Il 14 Ottobre 2017 è stata aperta la prima MOAS Aid Station nel villaggio di Shamlapur in Bangladesh. Il centro fornisce cure mediche estremamente necessarie per i rifugiati Rohingya, con particolare attenzione per donne incinte o che hanno appena partorito e per i bambini nei campi improvvisati intorno al villaggio. La seconda Aid Station ha aperto il 10 novembre 2017 in uno degli insediamenti più remoti di Unchiprang. Entrambe le Aid Station continuano a fornire assistenza medico-sanitaria essenziale primaria a centinaia di persone ogni giorno.

Chi vi finanzia?

MOAS è stato progettato e realizzato da Christopher e Regina Catrambone, insieme ad uno staff di professionisti nel campo della ricerca e soccorso, ed è stato avviato nel 2014. La prima missione -durata 60 giorni- è stata finanziata dai nostri fondatori e dalle donazioni di privati cittadini.

Dal 2015 MOAS è stato finanziato con fondi privati e sovvenzioni pubbliche, iniziative di raccolta fondi, fondazioni e aziende private. Anche i nostri partner operativi -fra cui MSF, Emergency e Croce Rossa Italiana col supporto della Federazione Internazionale della Croce Rossa- hanno sostenuto attivamente la nostra missione.

Nell’Ottobre 2016 MOAS ha ricevuto la prima sovvenzione dall’Agenzia Svizzera per lo Sviluppo che di fatto è stato il primo contributo proveniente da un ente parastatale.

Oggi MOAS continua ad essere finanziata principalmente da fondazioni, aziende private e donazioni di cittadini.

Come posso partecipare?

Abbiamo bisogno di supporto ad ogni livello per far sì che la nostra missione continui e far conoscere la sofferenza di chi si trova dove operiamo.

Le donazioni rendono possibili le nostre attività umanitarie. Puoi fare una donazione cliccando qui o lanciare la tua campagna di raccolta fondi sulla nostra piattaforma dedicata.

Se desideri maggiori informazioni o rappresenti una fondazione o un’azienda privata che vorrebbe collaborare con MOAS da un punto di vista operativo o di raccolta fondi o se vuoi sostenerci, mandaci una mail a info@moas.eu.

MOAS sta cercando volontari per il suo staff medico a Cox’s Bazar. Se pensi di poterci aiutare nel nostro impegno umanitario, mandaci una mail col tuo CV e una lettera di motivazione a info@moas.eu.

Se vuoi rimanere aggiornato sulle nostre attività e ricevere notizie sul tema della migrazione da parte del nostro team PR, iscriviti alla nostra newsletter in fondo alla pagina o seguici sui social media.

Se invece vuoi collaborare come fotoreporter o gionalista o vuoi informazioni sulle nostre iniziative di PR o Media scrivici a pr@moas.eu.

Emettete ricevute per le donazioni ricevute?

MOAS è in grado di emettere ricevute scaricabili a Malta, in Germania e negli Stati Uniti purché vengano effettuate tramite la rispettiva piattaforma. Segui le istruzioni riportate nella pagina per le donazioni cliccando qui oppure scrivi all’indirizzo info@moas.eu se hai bisogno di aiuto per fare una donazione.