{"id":49283,"date":"2021-03-15T08:50:36","date_gmt":"2021-03-15T08:50:36","guid":{"rendered":"http:\/\/just2093.temp.domains\/~tqmoaseu\/africa-ed-europa-sogni-e-incubi-di-aisha-una-giovane-rifugiata-sudanese-si-racconta\/"},"modified":"2022-10-20T09:09:49","modified_gmt":"2022-10-20T09:09:49","slug":"africa-ed-europa-sogni-e-incubi-di-aisha-una-giovane-rifugiata-sudanese-si-racconta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.moas.eu\/it\/africa-ed-europa-sogni-e-incubi-di-aisha-una-giovane-rifugiata-sudanese-si-racconta\/","title":{"rendered":"Africa ed Europa: Sogni e incubi di Aisha. Una giovane rifugiata sudanese si racconta"},"content":{"rendered":"<p><em>Testi di Giuseppe Pensabene, foto di Alfredo D\u2019Amato <\/em><\/p>\n<p><em>Giuseppe Pensabene, al bordo della Phoenix nel 2017, incontra per la prima volta Aisha e ne segue le vicende fino al suo arrivo in Germania. Nel suo blog narra la vicenda di questa rifugiata sudanese e descrive la cronaca della visita che ha fatto in Germania per sapere come va la sua vita in Europa. <\/em><em>I testi che seguono sono tratti dal blog.<\/em><\/p>\n<figure id=\"attachment_38516\" aria-describedby=\"caption-attachment-38516\" style=\"width: 1014px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.moas.eu\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/pensabene1e3.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-large wp-image-38516\" src=\"https:\/\/www.moas.eu\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/pensabene1e3-1024x682.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"682\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-38516\" class=\"wp-caption-text\">Foto di Alfredo D&#8217;Amato<\/figcaption><\/figure>\n<p>Aisha si imbarca con i suoi tre bambini piccolissimi su un gommone nella cittadina di al-Khums, in Libia, a luglio del 2017. Il 16 luglio, dopo 10 ore di navigazione, l\u2019imbarcazione viene intercettata e salvata dalla nave Phoenix dell\u2019ONG MOAS. Sono un centinaio di persone, in prevalenza sudanesi. Gli uomini singoli sono sistemati sul ponte superiore della nave, sotto un tendone, e le donne e i bambini nel ponte coperto inferiore. Sono in prevalenza sudanesi, circa 100 persone. Sabah e i suoi tre figli si notano subito. Lei \u00e8 bellissima, ha un \u2018<em>abaya<\/em>\u00a0nera e un\u00a0<em>hijab<\/em>\u00a0grigio, i bambini sono piccoli piccoli. [\u2026] Dopo poche ore, arriva un\u2019indicazione del Coordinamento della Guardia Costiera di trasferire le persone salvate sulla nave Aquarius che aveva gi\u00e0 compiuto altri salvataggi e stava facendo rotta verso l\u2019Italia, noi invece saremmo dovuti rimanere in zona SAR (Search and Rescue), in caso di nuove imbarcazioni in pericolo. [ndr: secondo il Codice di Condotta delle ONG, questi trasbordi di persone salvate, tra navi di soccorso, sarebbero dovuti avvenire \u2013 come gi\u00e0 succedeva \u2013 sotto il coordinamento della Guardia Costiera. I trasbordi erano comunissimi per motivi operativi, non solo tra navi ONG, ma anche tra le stesse e le unit\u00e0 della Guardia Costiera, della Marina o dei mercantili].<\/p>\n<p>Prima di salutare Aisha le scrivo il mio numero su un foglietto di carta minuscolo, \u201cse hai problemi in Italia, chiamami\u201d.<\/p>\n<p>[ndr: <em>A giugno 2018 Aisha riprende i contatti con Giuseppe, fino a quando egli non decide di andare a trovarla in Germania, vicino ad Hannover, per conoscere le sue vicende dallo sbarco in Sicilia fino al ricollocamento in nord Europa.]<\/em><\/p>\n<figure id=\"attachment_38519\" aria-describedby=\"caption-attachment-38519\" style=\"width: 1014px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.moas.eu\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/foto2.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-38519\" src=\"https:\/\/www.moas.eu\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/foto2.jpg\" alt=\"foto2\" width=\"1024\" height=\"683\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-38519\" class=\"wp-caption-text\">Foto di Alfredo D&#8217;Amato<\/figcaption><\/figure>\n<p>E cos\u00ec, il 21 giugno del 2018, arriviamo a Hildesheim, una citt\u00e0 di centomila abitanti, situata nella Bassa Sassonia, a mezz\u2019ora di macchina da Hannover. Aisha abita in un complesso per nuclei familiari richiedenti asilo. L\u2019appartamentino \u00e8 composto da una stanzetta con appena lo spazio per un divano e un\u2019altra con un letto matrimoniale e i mobili della cucina. Ci spiega subito che, avendo ricevuto lo status di rifugiata, ha diritto di spostarsi in un appartamento singolo, pagato dallo Stato. Pei i rifugiati trovare appartamenti sfitti, con proprietari che accettino che sia lo Stato a pagare l\u2019affitto, \u00e8 diventato un grande problema. Aisha ci dice che \u00e8 in contatto con un \u201c<em>sims\u00e0r<\/em>\u201d, un intermediario che in cambio di una percentuale sull\u2019affitto le ha trovato un appartamento e presto si sposteranno. Dice che \u00e8 l\u2019unico modo per affittare una casa.<\/p>\n<figure id=\"attachment_38516\" aria-describedby=\"caption-attachment-38516\" style=\"width: 1014px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.moas.eu\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/pensabene1e3.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-large wp-image-38516\" src=\"https:\/\/www.moas.eu\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/pensabene1e3-1024x682.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"682\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-38516\" class=\"wp-caption-text\">Foto di Alfredo D&#8217;Amato<\/figcaption><\/figure>\n<blockquote><p><strong><em>AISHA:<\/em><\/strong><em>\u00a0Vengo dal Darfur, dal villaggio di Muhajiriyya, vicino Niyala e al-Fashir. Vicino al campo profughi di al-Kelma, \u00e8 famoso, tutti gli europei lo conoscono. Ci lavorano almeno tre organizzazioni. Noi siamo della trib\u00f9 al-Burgu, una delle trib\u00f9 oppresse e vittime di discriminazione razziale operata dal governo. [..] Quando seminiamo, vengono e bruciano i campi prima del raccolto, se trovano una ragazza per strada la prendono, o vengono nelle case e prendono le donne. Anche se il padre o il fratello o il marito sono a casa, chiunque, loro prendono le donne e le stuprano o le ammazzano. E quando sono giovani, di 13, 14 anni, vergini, allora le stuprano in gruppo, gruppi di 5 o 6 uomini. <\/em><\/p><\/blockquote>\n<p><strong><em>GIUSEPPE:<\/em><\/strong><em> Tu cosa hai studiato?<\/em><\/p>\n<blockquote><p><strong><em>AISHA:<\/em><\/strong><em>\u00a0Ho studiato all\u2019universit\u00e0 di al-Nilayn a Khartum, una delle prestigiose universit\u00e0 sudanesi, di solito chi studia legge a al-Nilayn trova lavoro subito. Ho studiato lettere e legge. All\u2019inizio quando ho cominciato legge ho affrontato molte difficolt\u00e0, tanto che ho dovuto cambiare trib\u00f9, negare di provenire dalla trib\u00f9 al-Burgu, per non avere problemi con i professori. Sono andata a studiare da sola. Ero incinta del figlio pi\u00f9 grande, volevo studiare legge per imparare a far valere i miei diritti e quelli delle altre donne oppresse come me. Le ragazze del mio villaggio hanno l\u2019ambizione di arrivare a Khartoum, io invece, quando sono arrivata a Khartoum ho capito che era ancora troppo piccola per me, che le mie ambizioni andavano oltre.\u00a0<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p><strong><em>GIUSEPPE:<\/em><\/strong><em>\u00a0Eri da sola o tuo marito era con te?<\/em><\/p>\n<blockquote><p><strong><em>AISHA:<\/em><\/strong><em>\u00a0Mi sono separata da mio marito e dopo sei mesi sono andata a Khartum. Ahmed era nella mia pancia. Subito dopo il mio ultimo esame, ho partorito. L\u2019anno dopo (all\u2019universit\u00e0) hanno scoperto che ero della trib\u00f9 Borgo e venivo dal villaggio di al-Muhajiriyya e ho avuto un po\u2019 di difficolt\u00e0, per fortuna c\u2019era un professore comprensivo che mi ha aiutato, ha spiegato agli altri professori che non ero della trib\u00f9 al-Burgu,\u00a0ho detto di appartenere alla Khabbaniya, una trib\u00f9 benvoluta dal governo, e non ho pi\u00f9 avuto problemi. Ho finito l\u2019universit\u00e0. La figlia che avevo \u00e8 morta. Prima di Ahmed avevo avuto una femmina. Da noi, prima di andare a scuola, si fa l\u2019escissione di tutte le bambine. Io ero contraria ma quando sono andata a studiare a Khartum, lasciando la bambina dai parenti, le hanno fatto subito l\u2019escissione ed \u00e8 morta per emorragia<strong>.<\/strong>\u00a0Mi hanno informato solo quando sono tornata al villaggio. Sono stata male. Ho lasciato mio marito, la famiglia e sono tornata a Khartum. \u00c8 stato difficile, con Ahmed piccolo, per\u00f2 ho finito di studiare. Quando ho finito mi sono rimessa a studiare lettere e lingua araba, sono tornata al villaggio e ho cominciato ad attivarmi contro la pratica dell\u2019escissione. Sono stata anche arrestata. Insegnavo in una scuola pubblica, non appena finivo di insegnare, andavo a fare la volontaria contro l\u2019escissione. A causa di ci\u00f2, mi hanno interdetto dall\u2019insegnamento nelle scuole pubbliche. Per me era vietato insegnare in qualsiasi scuola pubblica, tanto che sono finita a insegnare in una scuola privata. Prima insegnavo e avevo uno stipendio mensile, poi in qualsiasi scuola mi presentavo, non appena davo il mio nome, mi dicevano che non potevo lavorare. Mi sono detta: \u201cbasta, provo a avventurarmi in un destino ignoto, per mettere al sicuro i miei figli, piuttosto che rimanere qua, con tutto quello che succede, devo cercare un posto sicuro in cui i miei figli siano protetti.\u201d Quello che sapevo dell\u2019Europa \u00e8 che i diritti della donna e i diritti dei bambini sono protetti, e che non c\u2019\u00e8 razzismo\u201d.\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Dal Darfur siamo partiti per il Chad, in Chad ci hanno trattato bene, poi siamo partiti per la Libia. In Libia ci hanno preso e venduto due volte. Hanno chiamato il padre dei miei bambini, [per chiedere il riscatto, come fanno sempre], un libico lo ha chiamato minacciandolo che ci avrebbe uccisi se non avesse mandato soldi. Il padre dei miei figli ha detto loro \u201cuccideteli pure\u201d. Ho spiegato ai trafficanti il mio problema con il padre dei miei figli e mi hanno venduto a un altro gruppo che mi ha messo a lavorare a casa di una signora come donna delle pulizie. Ho lavorato l\u00e0 tre mesi, poi la donna mi ha aiutato, mi ha dato dei soldi e me ne sono andata a Zuwara, dove ho preso accordi con i trafficanti per la traversata. Da l\u00ec mi sono spostata ad al-Khums, da dove, con un gruppo di sudanesi mi sono imbarcata. <\/em><\/p><\/blockquote>\n<p><strong><em>GIUSEPPE:<\/em><\/strong><em>\u00a0Dopo il salvataggio cosa \u00e8 successo?<\/em><\/p>\n<blockquote><p><strong><em>AISHA:<\/em><\/strong><em>\u00a0Siamo sbarcati a Pozzallo il 17\/8\/2017, dove sono rimasta due settimane, da l\u00ec ci hanno spostato nella zona di Siracusa. Ho chiesto di vedere uno psicologo, hanno rifiutato; ho chiesto di fare una telefonata, hanno rifiutato; ho chiesto di vedere un avvocato a cui raccontare quello che mi era successo, hanno rifiutato. Insomma, ho trovato il modo per comprare il biglietto dell\u2019autobus e sono fuggita con i miei figli a Ventimiglia, dove mi sono accordata con un passeur sudanese che per 500 euro ci avrebbe fatti arrivare in Francia, dicendo che saremmo entrati direttamente senza dover camminare.\u00a0 Ci ha messo su un taxi con altre 10 persone e dopo neanche mezz\u2019ora di strada ci ha lasciato vicino al confine. Abbiamo camminato per 5 ore e siamo arrivati nei pressi di Nizza. L\u00ec la polizia ci ha bloccato e riportato in Italia.\u00a0<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p><strong><em>GIUSEPPE:<\/em><\/strong><em>\u00a0La polizia francese ti ha rimandato indietro, nonostante fossi una donna sola con tre bambini?<\/em><\/p>\n<blockquote><p><strong><em>AISHA:<\/em><\/strong><em>\u00a0S\u00ec, mi hanno detto \u201cgood luck\u201d. Una volta tornati a Ventimiglia ho cercato il sudanese che ci aveva derubato. Eravamo nella zona che chiamano \u201cil ponte\u201d. L\u00ec mi \u00e8 venuta a cercare un\u2019operatrice legale che sapeva che ero l\u00ec con i bambini. Mi hanno portata al centro della Croce Rossa. Dopo 8 giorni, ci hanno portati a Marsiglia, in macchina. Per passare il confine ci hanno messo dietro con sopra delle valigie leggere, si sono scusate per questo, ma cos\u00ec non eravamo visibili al passaggio. Io volevo andare in Inghilterra, quello era il mio piano. <\/em><\/p><\/blockquote>\n<figure id=\"attachment_38522\" aria-describedby=\"caption-attachment-38522\" style=\"width: 1014px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.moas.eu\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/foto4.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-38522\" src=\"https:\/\/www.moas.eu\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/foto4.jpg\" alt=\"foto4\" width=\"1024\" height=\"683\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-38522\" class=\"wp-caption-text\">Foto di Alfredo D&#8217;Amato<\/figcaption><\/figure>\n<blockquote><p><em>Quando MOAS ci ha salvato dal mare, mi sono detta che l\u201980% del mio piano si era avverato. Mi ricordo la vostra voce che ci diceva che ci avreste portato in Italia. Mi ricordo la gioia, ho pianto, non avevo ancora pianto, mi sono lasciata andare. Ho sentito che l\u201980% del mio sogno si era avverato, il 20% era un destino ignoto che dovevo costruire. Il 20% era l\u2019impronta, l\u2019intervista per l\u2019asilo.\u00a0<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p>[Aisha prende un pezzo di carta e se lo mette in bocca, mi spiega che quando \u00e8 nervosa mastica la carta. Mi scuso per aver richiamato questi ricordi]<\/p>\n<blockquote><p><strong><em>AISHA<\/em><\/strong><em>: Vedi, prima ogni volta che parlavo di queste cose, mi mettevo a piangere, ora invece ho capito che mi fa bene, mi devo sfogare e parlarne aiuta.\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>La cosa che ho odiato di pi\u00f9 dell\u2019Europa \u00e8 il dispositivo dell\u2019impronta, del diniego (della richiesta d\u2019asilo) e del rimpatrio\u00a0<\/em>(sia al proprio Paese, che al Paese di primo arrivo, cio\u00e8 l\u2019Italia o la Grecia)<em>. Quando mi hanno dato la risposta positiva e il passaporto non ero contenta perch\u00e9 pensavo a tutti quelli che ricevono il diniego e il rimpatrio, tra cui tantissimi fratelli sudanesi, ma non solo. <\/em><em>Nessuno lascia il proprio paese per piacere<\/em><em>. <\/em><\/p><\/blockquote>\n<figure id=\"attachment_38525\" aria-describedby=\"caption-attachment-38525\" style=\"width: 1014px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.moas.eu\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/foto5.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-38525\" src=\"https:\/\/www.moas.eu\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/foto5.jpg\" alt=\"foto5\" width=\"1024\" height=\"683\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-38525\" class=\"wp-caption-text\">Foto di Alfredo D&#8217;Amato<\/figcaption><\/figure>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: left;\"><em>Come \u00e8 possibile che uno che rischia la vita per arrivare alla salvezza, in un luogo sicuro, arriva e trova una cosa che si chiama Regolamento di Dublino? Guarda se quello che ha inventato questo regolamento, passasse anche solo la met\u00e0 di quello che abbiamo passato noi, abolirebbe subito il Regolamento di Dublino e darebbe la nazionalit\u00e0 a tutti quelli che arrivano in questo modo. <\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n<figure id=\"attachment_38528\" aria-describedby=\"caption-attachment-38528\" style=\"width: 1014px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.moas.eu\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/foto6.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-38528\" src=\"https:\/\/www.moas.eu\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/foto6.jpg\" alt=\"foto6\" width=\"1024\" height=\"683\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-38528\" class=\"wp-caption-text\">Foto di Alfredo D&#8217;Amato<\/figcaption><\/figure>\n<figure id=\"attachment_38531\" aria-describedby=\"caption-attachment-38531\" style=\"width: 1014px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.moas.eu\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/foto7.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-38531\" src=\"https:\/\/www.moas.eu\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/foto7.jpg\" alt=\"foto7\" width=\"1024\" height=\"683\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-38531\" class=\"wp-caption-text\">Foto di Alfredo D&#8217;Amato<\/figcaption><\/figure>\n<p>Finita l\u2019intervista decidiamo di fare un giro con la macchina, andiamo verso Hannover che Aisha e i figli non hanno mai visitato, sebbene disti solo 30 minuti. Dopo il giro, ci fermiamo a mangiare in un ristorante di kebab e io, fingendo di andare al bagno, pago il conto, cosa che fa infuriare Aisha, che cerca in tutti i modi di mettermi in mano 50 euro.<\/p>\n<figure id=\"attachment_38534\" aria-describedby=\"caption-attachment-38534\" style=\"width: 1014px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.moas.eu\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/foto8.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-38534\" src=\"https:\/\/www.moas.eu\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/foto8.jpg\" alt=\"foto8\" width=\"1024\" height=\"684\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-38534\" class=\"wp-caption-text\">Foto di Alfredo D&#8217;Amato<\/figcaption><\/figure>\n<p>Quando partiamo Aisha e i bambini piangono mentre ci accompagnano alla macchina. Piangiamo un po\u2019 anche noi. Una volta arrivati in Belgio apriamo le valigie. Dentro una valigia troviamo una busta da lettere con dentro 50 euro e un bigliettino di Aisha: \u201cAll\u2019amico e fratello Giuseppe, all\u2019amico e fratello Alfredo, spero possiate accettare l\u2019invito\u00a0alla cena di ieri. Con amicizia, Aisha\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Testi di Giuseppe Pensabene, foto di Alfredo D\u2019Amato Giuseppe Pensabene, al bordo della Phoenix nel 2017, incontra per la prima volta Aisha e ne segue &#8230; <a title=\"Africa ed Europa: Sogni e incubi di Aisha. Una giovane rifugiata sudanese si racconta\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.moas.eu\/it\/africa-ed-europa-sogni-e-incubi-di-aisha-una-giovane-rifugiata-sudanese-si-racconta\/\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su Africa ed Europa: Sogni e incubi di Aisha. 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