Vie sicure e legali: i visti per motivi di studio

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A causa delle restrizioni alla concessione dei visti imposte da molti stati, associate alla militarizzazione di molte frontiere in tutto il mondo, è diventato sempre più difficile per rifugiati e persone migranti attraversare i confini internazionali in maniera regolare. In ragione di questi ostacoli, molti sono costretti a rischiare la propria vita nel tentativo di raggiungere luoghi sicuri, intraprendendo viaggi pericolosi e illegali, durante i quali sono soggetti a sfruttamento e violenza. Vi è dunque la necessità di implementare #VieSicureELegali per fermare le tragedie legate ai fenomeni migratori.

Le vie sicure e legali includono una serie di misure come i visti sanitari, le sponsorship private e i ricongiungimenti familiari. Un’ulteriore possibilità molto significativa, seppure spesso trascurata, è quella dei visti per motivi di studio, grazie ai quali i rifugiati e le persone migranti hanno l’opportunità di poter viaggiare in modo sicuro verso Paesi terzi, e – iniziando o proseguendo la loro istruzione universitaria – possono puntare a un futuro migliore.

Vie sicure e legali tramite la formazione

Con l’espressione “vie sicure e legali” si fa riferimento a quelle misure e percorsi regolarizzati che consentono di compiere un viaggio in sicurezza alle persone che necessitano di protezione internazionale, senza costringerle a mettere a rischio la propria vita. Tali misure ottemperano anche alle direttive contenute nella Dichiarazione di New York sui rifugiati e migranti del 2016 e nel Global Compact sui Rifugiati del 2018. In questo contesto, gli Stati si sono impegnati a implementare i sistemi legali attraverso cui i rifugiati possono essere ammessi o ricollocati in Paesi terzi. Una misura chiave considerata un “canale complementare” al ricollocamento è quella dei percorsi di istruzione superiore, attraverso il rilascio di visti per studenti e borse di studio.

Tra le migliaia di sfollati in tutto il mondo ci sono molti giovani in età universitaria le cui vite sarebbero trasformate se potessero intraprendere o proseguire un percorso di studi. Solo il 3% dei giovani rifugiati accede a un’istruzione superiore, paragonato alla media globale del 37%, eppure una formazione universitaria potrebbe migliorare la loro vita in tanti modi. I rifugiati con buone qualifiche hanno maggiori opportunità di trovare un impiego e di aumentare la loro autonomia economica e l’integrazione. Una formazione universitaria consente ai rifugiati di contribuire alla forza lavoro dei Paesi ospitanti e non solo: se ritornassero in patria potrebbero svolgere un ruolo fondamentale grazie alle conoscenze e alle competenze acquisite.

I visti per motivi di studio

In risposta all’accesso limitato alla formazione superiore per i rifugiati e alla necessità di estendere le opportunità legali di ingresso disponibili, nel 2019 l’UNHCR ha presentato il piano Refugee Education 2030: A Strategy for Refugee Inclusion, in cui si pone l’obiettivo di assicurare che il 15% dei rifugiati sia iscritto all’università entro il 2030. Per raggiungere questo scopo sono necessarie azioni concrete, in particolare attraverso la facilitazione da parte dei governi del rilascio ai rifugiati di visti per motivi di studio, concessi in numero molto esiguo negli ultimi anni. Tra il 2010 e il 2017 sono stati 54.200 i permessi ottenuti dai rifugiati provenienti da Afghanistan, Eritrea, Iraq, Somalia e Siria per motivi di studio nei paesi OCSE: nel 2016, per esempio, solo lo 0,4% del totale dei visti destinati agli studenti è stato concesso ai rifugiati provenienti da questi Paesi.

Negli ultimi anni il rilascio di visti per motivi di studio è divenuta una questione complicata, e i rifugiati si trovano ad affrontare molti ostacoli e formalità burocratiche per ottenerli, anche se sono titolari di una borsa di studio presso qualche università. Gli aspiranti studenti rifugiati sono sottoposti ad esami estremamente approfonditi e ci sono stati diversi esempi in cui il visto è stato rifiutato a causa dell’instabilità politica nel loro Paese d’origine. Ciò potrebbe essere legato alle preoccupazioni dei governi nazionali su quello che gli studenti rifugiati progettano di fare una volta completati gli studi. Tali timori stanno avendo una ripercussione negativa sul rilascio di visti per motivi di studio ai rifugiati: alcuni Paesi come Cipro, ad esempio, hanno dichiarato il taglio ai visti per motivi di studio per scoraggiare i richiedenti asilo.

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Programmi di istruzione superiore

Estendere il rilascio di visti per motivi di studio è un passo cruciale per aumentare l’accesso sia alle vie sicure e legali sia alle opportunità di formazione superiore per i richiedenti asilo. Tuttavia, secondo l’OCSE, anche se in teoria ci sono molti rifugiati idonei ad accedere ai canali per studenti in Paesi terzi, in pratica, esistono numerosi altri problemi ed ostacoli, tra cui le limitazioni economiche come i costi della vita o delle tasse scolastiche, o la verifica dei titoli di studio, o delle competenze linguistiche. Di conseguenza, tali programmi di istruzione devono necessariamente includere misure per superare questi ostacoli. Parallelamente a ciò, l’UNHCR ha individuato delle condizioni per cui i programmi di formazione superiore in Paesi terzi devono rispettare opzioni praticabili, tra cui l’assistenza all’accesso a visti e passaggi sicuri, finanziamenti per trasporto, alloggio, sussistenza, formazione linguistica e tasse scolastiche.

Considerando tali requisiti, vi sono diversi programmi di istruzione superiore che offrono canali complementari ai rifugiati. Per esempio, lo Student Refugee Program (SRP) combina opportunità di formazione superiore con il ricollocamento in Canada. Inoltre, in diversi Paesi sono stati istituiti dei programmi che offrono percorsi di formazione dedicati ai rifugiati siriani, come per esempio L’Occitanie Scholarship Program in Francia, che prevede borse di studio, assistenza durante le procedure per la richiesta dei visti e supporto linguistico.

Considerazioni finali

La formazione superiore potrebbe cambiare la vita di rifugiati e persone migranti, e i visti per motivi di studio permetterebbero di sfruttare queste opportunità senza costringere le persone a mettere a rischio la propria vita intraprendendo viaggi pericolosi. Migliorare l’accesso a vie sicure e legali è fondamentale, ed estendere il rilascio di visti per motivi di studio a rifugiati e persone migranti rappresenta una misura per la quale MOAS si sta battendo attraverso la campagna per l’implementazione di #VieSicureELegali.

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