Sfollamento, annegamento e riduzione del rischio di disastri durantela stagione dei monsoni

Il Bangladesh è spesso citato come uno dei paesi più esposto ai cambiamenti climatici a causa della sua svantaggiosa posizione geografica: topografia piana e bassa, alta densità di popolazione, alti livelli di povertà; dipendenza dei mezzi di sussistenza nei settori sensibili al clima, in particolare agricoltura e pesca. Inoltre, con l’inizio della stagione dei monsoni, gli effetti distruttivi delle intense piogge monsoniche si stanno ancora una volta registrando in tutto il Paese. Secondo il “Global Report on Internal Displacement 2021“, pubblicato a maggio dall’Internal Displacement Monitoring Center (IDMC), circa 4,4 milioni di persone sono state sfollate in Bangladesh lo scorso anno, in gran parte a causa di disastri naturali tra cui cicloni e inondazioni monsoniche. Il rapporto ha anche rivelato che il ciclone Amphan, che ha colpito il paese nel maggio 2021, ha causato circa 2,5 milioni di sfollati interni in Bangladesh, principalmente sotto forma di evacuazioni preventive.

Durante quest’anno molti distretti, così come la capitale Dhaka, sono già stati colpiti da forti piogge, mentre altre aree del paese stanno si stanno preparando per inondazioni e frane nelle prossime settimane. Oltre agli spostamenti, le inondazioni causate dalle piogge torrenziali durante la stagione dei monsoni possono causare diversi effetti devastanti, tra cui danni alle infrastrutture e ai raccolti e una maggiore prevalenza di malattie trasmesse dall’acqua. La stagione dei monsoni è anche un periodo particolarmente difficile per i campi profughi Rohingya nel distretto di Cox’s Bazar, così come per la comunità locale ospitante. Inoltre, le forti piogge durante la stagione dei monsoni possono causare l’innalzamento del livello dell’acqua nei torrenti, nelle pozze e nei bacini idrici dei campi, aumentando il rischio di annegamento per coloro che li utilizzano.

Il rischio di annegamento

Negli ultimi due decenni, è stato ampiamente riconosciuto che l’annegamento rappresenta un grave problema di salute pubblica in Bangladesh e una minaccia critica per la sopravvivenza dei bambini nel Paese, essendo la principale causa di morte tra i bambini di età compresa tra 1 e 17 anni. Secondo l’ultimo rapporto diffuso da MOAS, questa minaccia si estende ai giovani Rohingya che vivono nei campi profughi di Cox’s Bazar. I risultati dello studio hanno rivelato che la maggior parte delle vittime di annegamento nei campi Rohingya sono di sesso maschile, e che gli incidenti avvengono in relazione alla stagione delle piogge dei monsoni, alle ore diurne, alla supervisione inadeguata e che si verificano negli stagni. Gli incidenti mortali di annegamento tra i bambini sotto i 5 anni di solito si verificavano quando questi cadevano in acqua mentre i loro tutori erano occupati con le faccende domestiche. L’età delle vittime variava dai 2 ai 17 anni. Sei (30%) decessi registrati erano bambini sotto i 5 anni e quattordici (70%) decessi erano bambini in età scolare (tra i 5 ei 17 anni). Dodici (60%) di questi decessi si sono verificati negli stagni, tre (15%) nei canali, due (10%) in un profondo pozzo artificiale che aveva accumulato pioggia e uno (5%) in un lago, in un serbatoio e in un secchio d’acqua. MOAS afferma che è necessario un programma di prevenzione dell’annegamento specificamente adatto ai bambini nei campi profughi.

Di recente la minaccia globale di annegamento è diventata una questione riconosciuta dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che ha adottato una risoluzione con la quale proclama il 25 luglio giornata mondiale per la prevenzione degli annegamenti per sensibilizzare sull’importanza della prevenzione degli annegamenti e sulla necessità di un’azione coordinata multisettoriale urgente.

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Il Flood and Water Safety training

In risposta all’elevato numero di decessi legati all’acqua durante la stagione dei monsoni e dei cicloni, MOAS ha fornito la propria esperienza e consulenza tecnica per l’erogazione di corsi di formazione in materia di inondazioni e sicurezza in acqua a partire dal 2019, nel mondo. I corsi servono per formare rifugiati e volontari della comunità ospitante ad agire come primi soccorritori in caso di emergenza legata all’acqua. Ai partecipanti vengono inoltre insegnati i metodi per gestire le conseguenze delle inondazioni e salvare vite umane, nonché come operare in sicurezza in ambienti allagati ed eseguire soccorsi utilizzando “throwbags” per estrarre dall’acqua le persone in difficoltà. I volontari selezionati vengono anche scelti per la “formazione dei formatori” e ricevono istruzioni aggiuntive che consentono loro di fornire il corso a ulteriori gruppi di volontari nelle loro aree, garantendo che lo sviluppo e il mantenimento delle competenze continuino all’interno della comunità.

Da quando il programma è stato istituito nel 2019, sono stati formati oltre 3000 volontari per la sicurezza in acqua e sono state  salvate vite umane. La formazione è attualmente sospesa a causa delle restrizioni relative al Covid-19, ma non vediamo l’ora di riprendere non appena la situazione sanitaria migliorerà.

I volontari formati nei campi grazie alla consulenza tecnica fornita dal MOAS sono in grado di intervenire in caso di emergenze legate all’acqua e quindi salvare vite umane, comprese quelle dei bambini”, afferma Regina Catrambone, co-fondatrice e direttrice di MOAS.

 

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