La missione SAR vista da vicino: l’avvistamento

2.47am a call was transmitted from an Italian ship to the MOAS ship concerning two rubber boats. The boats were eventually intercepted by the Italian Coast Guard, but while on route to the last known postion of one of the migrant boats the MOAS team came across a small wooden boat carrying 26 men, 23 Bangladeshi, one Gambian, 16 year old Lamin Jarju from Latrakunda, The Gambia, one Senegalese from Koalak and one Ivorian. They said they had left Sabrata on June 9th and had been at sea for three days. But the MOAS crew observed thye looked in too a condition to have really been at sea that long. Lamin gave me his uncle Ibrima Tamba's number in Brusubi. I said I would try and get a message to him +220 9901283

Il nostro equipaggio formato da professionisti altamente specializzati è un elemento importante che contribuisce a rendere MOAS l’organizzazione leader nel suo settore che è diventata. Durante il mese di Maggio condivideremo con voi le modalità con cui svolgono le operazioni di salvataggio e le sfide che si affrontano durante le missioni. Oggi analizzeremo l’esperienza del nostro equipaggio sulla prima parte dell’operazione di ricerca e soccorso: l’avvistamento.

Stando al diritto internazionale del mare, “tutte le imbarcazioni devono rispondere alle chiamate d’emergenza da parte di imbarcazioni vicine e fornire aiuto ove possibile” (UNHCR). Quando la nostra nave e l’equipaggio si trovano nell’area ricerca e soccorso (SAR), siamo sempre pronti ad aiutare chi è in difficoltà.

Una volta giunti nell’area SAR nelle acque internazionali a nord della Libia, ci alterniamo per continuare a scrutare l’orizzonte giorno e notte alla ricerca di gommoni o imbarcazioni di legno o ancora oggetti che galleggiano sull’acqua e che possono indicare situazioni di pericolo.

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In questa fase abbiamo a disposizione varie apparecchiature. Di giorno si possono usare vari binocoli standard contemporaneamente per monitorare dal ponte, dalla prua e da qualsiasi altra parte della nave visto che sono facili da usare e condividere. La novità più recente è data dai nuovi binocoli fissati su una torre che consentono di individuare potenziali target con maggiore accuratezza e garantiscono visibilità notturna. Infne, sul ponte, l’equipaggio registra ogni potenziale target individuato dal sistema radar e questo è spesso il modo più semplice per continuare la sorveglianza durante la notte.

Quest’anno, per la prima volta, MOAS usa anche un velivolo per il pattugliamento marittimo che aumenta notevolmente il raggio d’azione visto che riesce a sorvolare un’ampia area attorno la Phoenix ed oltre per poi trasmettere le informazioni al Centro Nazionale di Coordinamento del Soccorso Marittimo (MRCC) di Roma, alla Phoenix e alla nostra sede maltese.

Il velivolo si trova a Malta, vola regolarmente dall’isola e conferma imbarcazioni sospette in situazioni di pericolo segnalate da MOAS, dal MRCC e altre entità presenti nell’area.

Una volta ricevuta identificazione e conferma della presenza di una imbarcazione in difficoltà da parte del MRCC seguono una serie di attività coordinate sotto l’egida del MRCC che possono includere diversi soggetti, siano essi statali, ONG o mercantili. L’MRCC decide chi effettua il salvataggio e come procedere.

Se incaricati di un salvataggio, possiamo intervenire ed effettuarlo. Se c’è una situazione che mette in concreto ed imminente pericolo la vita delle persone, iniziamo il salvataggio e intanto informiamo l’MRCC riguardo le nostre attività. Se siamo in presenza di molteplici imbarcazioni in pericolo in un’area specifica o una imbarcazione versa in cattive condizioni -ad esempio imbarca acqua o ci sono persone in mare – l’MRCC può coordinare più di un’imbarcazione di salvataggio contemporaneamente.

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Non è insolito che le imbarcazioni partano dalla Libia a gruppi, talvolta fino a 30 o 40 imbarcazioni alla volta. In tal caso l’MRCC e i soggetti che coordina si trovano di fronte a salvataggi coordinati multipli e complessi. Se l’MRCC è sopraffatto dal numero di incidenti, può indicare un coordinatore in loco che può essere la Phoenix o un’altra nave SAR al fine di coordinare il salvataggio al suo posto, mantenendolo informato.

Le imbarcazioni che assistiamo sono spesso in cattive condizioni ed è essenziale raggiungerle e iniziare le operazioni di salvataggio prima possibile. Per questo motivo la comunicazione puntuale ed efficiente fra MRCC e equipaggio MOAS è una parte cruciale delle operazioni stesse.

“Le persone muoiono molto velocemente… Se non le raggiungi in tempo, non si salvano.” (Marco, membro dell’equipaggio SAR).

La prossima settimana analizzeremo la parte più complessa della missione: il salvataggio.

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