Comunicato MOAS sulla firma del Codice di Condotta per le operazioni di Ricerca e Soccorso nel Mediterraneo

“La nostra missione è da sempre quella di salvare più vite possibili in mare, e questo documento ci permette di continuare a farlo” sintetizza il fondatore di MOAS, Christopher Catrambone, a margine dell’incontro al Viminale per la firma del Codice di Condotta per le ONG che fanno Ricerca e Soccorso (SAR), e che ha visto MOAS tra le organizzazioni firmatarie del documento.

“MOAS ha firmato questo documento in solidarietà con il governo ed il popolo Italiano, gli unici in Europa che si impegnano ogni giorno per permettere ad organizzazioni come la nostra di far fede alla propria missione umanitaria”, ha aggiunto Catrambone. “La priorità per MOAS è dal 2014 quella di impedire inutili morti in mare, e se firmare il Codice di Condotta rappresenta l’unica via legale per permetterci di perseguire questo obiettivo, allora MOAS non può e non deve tirarsi indietro”.

Catrambone ha anche spiegato come la maggior parte delle richieste contenute nel documento finale sottoposto dal governo alle ONG facessero riferimento a “prassi e modus operandi che hanno caratterizzato l’attività di MOAS fin dalla sua fondazione, nel 2014” e che pertanto non richiedevano uno sforzo eccessivo da parte dell’organizzazione. Anche per questo motivo, le negoziazioni tra il governo e le ONG si sono svolti in un clima di “massima collaborazione e rispetto reciproco”, ha affermato sempre Catrambone, che ha concluso dicendo:

“Ogni organizzazione SAR ha le sue prerogative e obiettivi, sebbene tutte perseguano la missione di salvare vite umane in mare. MOAS ha sempre creduto che ‘Nessuno Meriti di Morire in Mare’, ed è intenzionata a portare avanti questo credo con tutti gli strumenti legittimi esistenti. La nostra firma a questo documento non ha alcuna connotazione politica: noi siamo un’organizzazione umanitaria, e in quanto tale indipendente. Andiamo avanti e rimaniamo grati al governo Italiano per permetterci di continuare a fare quello che sappiamo fare meglio: evitare che il Mediterraneo si trasformi in una tomba”.