L’OTTO PER MILLE DELLA CHIESA VALDESE E IL PROGETTO PER RIDURRE GLI INCIDENTI MORTALI DI ANNEGAMENTO INFANTILE NEI CAMPI PROFUGHI

Molte regioni del mondo sono sempre più spesso interessate da eventi metereologici violenti che causano distruzione e morti. Nei campi profughi che vengono colpiti da tali fenomeni, le condizioni già precarie in cui vivono le persone ospitate, diventano disperate e in molti, oltre a perdere le abitazioni di fortuna in cui vivono, si trovano spesso a perdere la propria vita o quella dei propri cari. I campi profughi del Bangladesh, dove viene ospitata la comunità dei Rohingya, sono spesso colpiti da inondazioni improvvise legate alla stagione dei monsoni e dei cicloni. Secondo il report preparato da MOAS e dedicato agli incidenti mortali causati dall’annegamento infantile nei campi profughi del Paese, nel 2019 e nel 2020 sono stati registrati diciotto incidenti mortali di annegamento, che hanno provocato la morte di venti bambini di età compresa tra i 2 e i 17 anni.

La risposta alle emergenze rimane una priorità urgente in un’area spesso interessata da inondazioni legate alla stagione dei monsoni e dei cicloni dove, a causa della formazione limitata e delle scarse risorse, non è possibile garantire degli interventi rapidi ed efficaci. MOAS ritiene che la condizione di chi vive in questo contesto possa essere migliorata nello sviluppo di competenze specifiche attraverso la fornitura di addestramento e attrezzature per garantire pratiche di prevenzione, sicurezza e soccorso.

Grazie al finanziamento dell’Otto per Mille della Chiesa Valdese, nonostante le difficoltà causate dalla pandemia, i technical advisors di MOAS hanno ideato e realizzato, in collaborazione con i partner in loco, un progetto di formazione per la sicurezza e il salvataggio in acqua. La formulazione di programmi di mappatura del rischio, la progettazione di prototipi e attrezzature di sicurezza innovative e la creazione dei corsi sono azioni che permettono di salvare le vita di chi rischierebbe di perderla a causa di tali fenomeni.

Unendo le nostre forze, abbiamo coinvolto 700 volontari, 200 appartenenti alla comunità bengalese ospitante e 500 appartenenti alla comunità dei rifugiati Rohingya. A seguito di una prima fase di produzione del materiale di salvataggio da parte della comunità locale, è stato avviato il corso grazie al quale i partecipanti hanno sviluppato competenze di base sui rischi legati alle alluvioni, identificando le aree a maggior rischio e sviluppando capacità per operare in sicurezza nella prevenzione e nel salvataggio delle persone a rischio di annegamento. Durante l’addestramento MOAS ha fornito 700 throwbags e 28 bottle rings, dispositivi di salvataggio da utilizzare durante le operazioni realizzati in loco, da sarte e sarti locali, che in questo modo ricevono una fonte di sostentamento. A loro volta, coloro i quali hanno preso parte al corso trasferiranno le competenze acquisite ad altri membri della comunità implementando e amplificando l’impatto positivo fornito dal progetto e assicurandone la continuità.

A testimoniarlo è la storia di Mernahar, una giovane Rohingya che lasciato il Myanmar insieme ai due figli per raggiungere il Bangladesh. Dopo aver vissuto la stagione monsonica all’interno dei campi profughi ha deciso prestare il proprio aiuto di primo soccorso, fondamentale per prevenire perdite di vite umane causate dalle inondazioni e per contribuire alla riduzione degli incidenti mortali per annegamento che spesso si consumano tra i bambini coetanei dei suoi figli. Al termine del programma di formazione ci dice di aver appreso numerose abilità pratiche come il corretto uso delle throw bags e ha acquisito una maggiore consapevolezza dei rischi legati all’acqua. Nel periodo di formazione ha avuto modo di creare rapporti di socializzazione e solidarietà con le altre donne del corso che l’hanno spinta a diventare una delle volontarie più determinate nel diffondere le proprie competenze relative al flood rescue appena acquisite ad altre donne della comunità.

Ma anche la storia di Abdul, un membro della comunità locale ospitante che ha preso parte ai corsi: “Dopo la parte teorica in  classe abbiamo preso parte alla formazione pratica in terra e in acqua. Ho imparato numerose tecniche utili da usare in caso di inondazione e a usare strumenti di salvataggio come le throw bags e le bottle rings, come spostarmi in acqua e come salvare una persona dall’annegamento. Adesso non mi sento più inerme davanti a questi fenomeni e so di poter dare una mano a chi dovesse averne bisogno durante le inondazioni che spesso ci sono nel campo”.

Il riconoscimento dell’importanza del nostro programma di sicurezza e il prezioso sostegno di chi crede in questi progetti si è trasformato in un importante gesto di solidarietà che può cambiare il destino di molte persone.

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