Il silenzioso killer di bambini – Fuggire dal terrore in Myanmar solo per vedere i propri figli annegare nei campi profughi del Bangladesh

Il nuovo rapporto di MOAS rivela il rischio di annegamento per i bambini Rohingya.

Servono maggiori interventi per aumentare la sicurezza.

 

“Non dimenticherò mai il terribile istante in cui il migliore amico di mio figlio corse a dirmi che il mio bambino era scomparso nello stagno mentre giocavano a calcio. Mi sono precipitato in acqua. La gente mi chiedeva perché stessi piangendo. Venti o trenta persone hanno cercato di salvarlo, ma quando lo hanno tirato fuori era privo di sensi. Lo abbiamo portato in un ospedale di una ONG dove hanno cercato di rianimarlo, ma dopo 25 minuti mi hanno detto che era morto. Aveva 11 anni. ” (Kamal, 53)

Bangladesh, 14 giugno 2021. Un bambino rifugiato Rohingya muore per annegamento ogni mese nei campi sovraffollati del Bangladesh, secondo quanto evidenziato da MOAS.

La ricerca, condotta dall’ONG che si occupa di portare aiuti alle comunità più vulnerabili del mondo in aree di crisi, ha rivelato che negli ultimi due anni almeno 20 bambini hanno perso la vita in incidenti per annegamento nei campi profughi di Cox’s Bazar, ossia quasi una giovane vita ogni mese.

Del resto, quello dell’annegamento è un tema di rilevanza internazionale, come dimostra l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che il 28 aprile scorso ha adottato una storica risoluzione sulla prevenzione degli annegamenti, ufficializzando il problema per la prima volta nei suoi 75 anni di storia ed ha istituito nel 25 luglio la Giornata mondiale dedicata a questo importante tema.

I dati raccolti da MOAS nei campi profughi di Cox’s Bazar mostrano che la maggior parte dei decessi per annegamento riguarda i maschi, si verifica durante la stagione dei monsoni in ore diurne presso gli stagni non recintati e non mentre gli adulti sono occupati con le faccende domestiche. L’età delle vittime varia dai 2 ai 17 anni, in prevalenza maschi (70%). Il 30% sono bambini sotto i 5 anni, mentre il 70% è in età scolare (tra i 5 ei 17 anni). Il 60% dei decessi si è verificato negli stagni, il 15% in canali di scolo, il 10% in un profondo pozzo artificiale che aveva accumulato pioggia e il 5% in un lago, o in un bacino idrico.

Queste tragedie sono causate dalle condizioni disperate in cui versano i campi profughi del Bangladesh, dove i sopravvissuti alle atrocità in Myanmar sono costretti a vivere finché le autorità in patria continueranno a negare loro i diritti umani fondamentali e un ritorno sicuro.

I dati raccolti da MOAS – che dal 2017 opera nei campi profughi di Cox’s Bazar e ha formato migliaia di volontari in materia di alluvioni, sicurezza in acqua e soccorso – mostrano che i bambini di ogni età sono vittime di annegamenti legati alle condizioni critiche del luogo.

Regina Catrambone, co-fondatrice e direttrice di MOAS, dichiara: L’annegamento è la principale causa di mortalità infantile in Bangladesh e richiede un intervento urgente, come confermato anche dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che ha recentemente emanato una risoluzione sulla prevenzione globale dagli annegamenti. Attraverso questa ricerca MOAS vuole promuovere una maggiore consapevolezza sui rischi di annegamento tra i bambini Rohingya nei campi profughi del distretto di Cox’s Bazar affinché vengano messe in atto adeguate strategie di prevenzione su scala più ampia. I volontari formati nei campi grazie alla consulenza tecnica fornita dal MOAS sono in grado di intervenire in caso di emergenze legate all’acqua e quindi salvare vite umane, comprese quelle dei bambini. Ci auguriamo che un simile addestramento salvavita rivolto ai bambini possa essere implementato in futuro, insieme ad altri interventi preventivi, come l’installazione di recinzioni e barriere intorno alle pozze d’acqua non sicure, una maggiore supervisione e l’insegnamento ai bambini in età scolare di nozioni sulla sicurezza dell’acqua e sulle abilità di salvataggio”.

“È importante sottolineare che i pericoli per i Rohingya non sono cessati quando hanno attraversato il confine con il Bangladesh“, continua Regina Catrambone. “Nonostante gli sforzi e i miglioramenti realizzati dalle autorità del Paese, dalle Nazioni Unite e dalle ONG, le condizioni nei campi rimangono pericolose e i bambini sono maggiormente esposti al rischio di morte per annegamento, che potrebbe essere evitato”.

Fogne a cielo aperto, latrine e altre fonti d’acqua rappresentano un rischio mortali per circa 500.000 bambini attualmente residenti nei campi.

Contesto

A partire dalla fine di agosto 2017 centinaia di migliaia di Rohingya appartenenti alla minoranza musulmana sono fuggiti oltre il confine con il Bangladesh per sfuggire alle violenze delle autorità del Myanmar, che è sottoposto attualmente ad un procedimento per genocidio presso i tribunali internazionali.

Al momento oltre 800.000 Rohingya vivono nel distretto di Cox’s Bazar.

Dal 2017 MOAS è stata una delle prime ONG ad operare sul campo e a fornire aiuti e assistenza, insieme a partner come UNHCR, IOM, Helvetas, offrendo competenze tecniche e supporto per la riduzione del rischio in caso di catastrofi. Mentre il governo del Bangladesh e i residenti locali a Cox’s Bazar sono stati giustamente elogiati per la loro generosa accoglienza verso i rifugiati e sono stati fatti notevoli progressi dall’inizio della crisi, le condizioni nei campi rimangono estremamente pericolose.

MOAS Flood and Water Safety training

In risposta all’elevato rischio di frane, inondazioni, e mareggiate durante la stagione dei monsoni, MOAS è impegnato nella riduzione del rischio da disastri. Dal 2019 MOAS fornisce la propria esperienza e competenza tecnica per la prevenzione dal rischio di annegamento attraverso la formazione sulla sicurezza in acqua per i rifugiati Rohingya e la comunità ospitante. MOAS ha formato quasi 3000 volontari in 2 anni (2019-2020) e il training prosegue anche nel 2021.

IMG_20200902_144524

© MOAS / All Rights Reserved

Inoltre, MOAS – che nel 2014 è stata la prima organizzazione SAR ad avviare operazioni di salvataggio per salvare la vita di coloro che tentavano di attraversare il Mar Mediterraneo – ha anche fornito un corso base di sicurezza e soccorso marittimo a 800 pescatori locali a Cox’s Bazar consentendo loro di acquisire le competenze per soccorrere le persone in mare, essere meglio preparati in situazioni di emergenza e lavorare in modo più sicuro.

Il Rapporto completo in lingua inglese è disponibile a questo link:

https://www.moas.eu/wp-content/uploads/2021/05/moas-investigating-fatal-childhood-drowning-incidents-2021.pdf

 

CONTATTI PER LA STAMPA:

Francesca Pierpaoli

PR & Communications Officer

Tel. +356 79900097

pr@moas.eu

_____________________________________________________________

Informazioni su MOAS

MOAS è un’organizzazione umanitaria internazionale fondata nel 2013 dalla famiglia Catrambone in risposta al fenomeno migratorio nel Mediterraneo, che oggi si dedica a fornire aiuto e assistenza alle comunità più vulnerabili del mondo. Dopo diverse missioni SAR nel Mediterraneo, nell’Egeo e nel Mare delle Andamane, MOAS ha espanso le sue operazioni in Bangladesh, per aiutare i rifugiati Rohingya in fuga dalle violenze subite in Myanmar e la comunità ospitante del Paese. Oggi MOAS è impegnato anche in Yemen e in Somalia fornendo aiuti nutrizionali e medici alle comunità più vulnerabili. MOAS opera anche a Malta, con diversi progetti per assistere le comunità dei migranti. La campagna #VieSicureELegali chiede ai governi e alle istituzioni internazionali di implementare il sistema – sicuro e legale – dei canali alternativi di migrazione previsti dalle leggi ma ancora poco utilizzati per consentire alle persone più vulnerabili di raggiungere in sicurezza i paesi di destinazione. Come ONG indipendente e apolitica, MOAS è stata fondata e continua ad operare sulla base dei principi di umanità, imparzialità e neutralità. MOAS è membro consultivo presso il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite (ECOSOC) e fa parte del Comitato Editoriale di Vita.it. È inoltre membro del Malta Refugee Council.

Informazioni: www.moas.eu