I grandi cinque

Cinque anni fa MOAS salpava da La Valletta, Malta, per il lancio della prima missione di ricerca e soccorso (SAR) nel Mediterraneo intrapresa da un’organizzazione della società civile. Il nostro equipaggio composto damarittimi, medici e operatori umanitari ha condotto il primo salvataggio marittimo appena cinque giorni dopo la partenza. I team MOAS hanno completato cinque missioni SAR nel Mediterraneo e salvato oltre 40.000 vite prima di spostare, nel settembre del 2017, il proprio focus operativo.

Nel corso di quell’anno, il 2017, il clima politico europeo è cambiato. Con sgomento siamo stati testimoni di una crescente ostilità nei confronti dei migranti e dei rifugiati e a un impegno comune nel criminalizzare le ONGche, come noi, si occupano di ricerca e soccorso. MOAS si è impegnata a focalizzare la propria attenzione sulle frontiere e sul rischio che le attivitàSAR vengano utilizzato per facilitare il trasferimento di bambini, donne e uomini salvati verso coste non sicure. Il contesto operativo e politico è peggiorato sul finire della nostra quinta, e ultima, missione nel Mediterraneo. Da allora abbiamo assistito a un incremento del tasso di mortalità lungo la rotta del Mediterraneo centrale, con crescenti minacce per la sicurezza di coloro che cercano di salvare vite in mare.

Oggi ricorre anche un altro anniversario: i due anni dall’inizio dell’esododei Rohingya del 2017.

Nell’agosto del 2017, in questo stesso periodo, è diventato impossibile per MOAS continuare a operare nel Mediterraneo; lo sviluppo della crisi in Myanmar ha visto numerosi Rohingya sfollati e perseguitati fuggire in altri Paesi del sud-est asiatico, come la Malesia e il Bangladesh. Dopo aver condotto una missione di monitoraggio nel Mare delle Andamane nel 2015-2016, MOAS ha deciso di far vincere il coraggio sulla paura e di avviare delle operazioni sulla terraferma a Cox’s Bazar, in Bangladesh. Durante il 2017 MOAS ha consegnato 40 tonnellate di aiuti salvavita e ha aperto due cliniche sanitarie di prima assistenza, provvedendo a fornire cure sia ai Rohingya che alle popolazioni locali del Bangladesh.

Le nostre Aid Station hanno offerto assistenza medica ai bambini, alle donne che erano appena diventate madri e alle donne in attesa. Moltissime donne e ragazze erano state vittime di stupri e violenze. La maggior parte di coloro i quali sono stati assistiti da MOAS non aveva mai visto un medico e aveva un disperato bisogno di cure. Alla fine del 2018 erano oltre 90.000 le persone che avevano ricevuto assistenza presso le nostre cliniche.

Nel 2018, in Bangladesh, abbiamo avviato anche il nostro nuovo Flood and Water Safety Training, il primo corso del genere ad essere stato intrapreso all’interno dei campi profughi di Cox’s Bazar. In un’area altamente soggetta a inondazioni, piene e mareggiate durante tutta la stagione dei monsoni, MOAS ha impiegato la nostra esperienza nel soccorso marittimo e nella messa in sicurezza dalle inondazioni per migliorare la risposta della comunità alle emergenze e salvare un numero sempre più alto di vite umane. Attraverso questo progetto MOAS continua a fornire servizi innovatori sul campo collaborando con organizzazioni locali e internazionali attive sia all’interno che all’esterno dei campi.

All’inizio del 2019 MOAS ha lanciato la nostra prima campagna umanitaria in Yemen. In risposta alla crescente crisi umanitaria causata dalla prolungata guerra, MOAS ha coordinato due forniture di aiuti vitali per i civili che soffrono per la mancanza di cibo e cure mediche attraverso la programmazione della consegna di 40 tonnellate di forniture mediche e 27 tonnellate di aiuti nutrizionali pediatrici distribuiti ai nostri partner nazionali di fiducia.

Il 2019 ha offerto a MOAS l’opportunità di espandere le nostre attività per assistere le persone più vulnerabili del mondo. In Bangladesh abbiamo programmato l’espansione del nostro progetto Flood and Water SafetyTraining per raggiungere altre migliaia di persone a rischio, sia nei campi profughi che, più in generale, nella comunità. Non vediamo l’ora di monitorare i benefici prodotti dalle nostre due forniture di aiuti su coloro i quali ne hanno usufruito in Yemen. Nel frattempo continuiamo amonitorare la situazione politica in Europa, Libia e in tutto il Mediterraneo e, come sempre, a sostenere la creazione di #viesicureelegali.