Giornata Internazionale delle Persone Anziane – le sfide dei rifugiati

Il Dipartimento degli affari economici e sociali delle Nazioni Unite ha previsto un aumento della percentuale degli anziani in tutto il mondo. Nei prossimi tre decenni il loro numero dovrebbe almeno raddoppiare, raggiungendo oltre 1,5 miliardi di persone anziane nel 2050.

La Giornata Internazionale delle Persone Anziane viene celebrata ogni anno il 1° ottobre e rappresenta un’opportunità per sensibilizzare la comunità ai problemi che affliggono gli anziani e alla sfida dell’invecchiamento nel mondo odierno. Questa giornata è anche una buona occasione per riflettere sul modo in cui la nostra società interagisce con l’invecchiamento e ci ricorda di apprezzare le persone anziane per il loro ruolo e le loro responsabilità nella società.

I rifugiati più anziani sperimentano livelli intersettoriali di disuguaglianza, pregiudizio e restrizione sociale in tutta la comunità internazionale, fattori che saranno esplorati in modo più approfondito di seguito.

Sfide dei rifugiati anziani

I rifugiati e i migranti più anziani sono sia quelli che di recente hanno affrontato percorsi migratori, sia quelli che vivono e si sono stabiliti da anni nella comunità ospitante. Gli anziani vengono spesso considerati un peso per la società – soprattutto se si considerano le politiche di welfare e la retorica – ma al contrario svolgono un ruolo importante nelle nostre comunità e meritano di essere trattati con riguardo. Nel contesto delle migrazioni in Europa, la percentuale di richiedenti asilo sopra i 65 anni è relativamente bassa – addirittura meno dell’un per cento.  I rifugiati più anziani condividono esperienze e bisogni simili a quelli degli anziani in generale, ma affrontano sfide maggiori rispetto ad essi, in quanto hanno preoccupazioni ed esigenze molto specifiche che vengono spesso ignorate dai governi europei.

Le barriere linguistiche

Le barriere linguistiche rappresentano una sfida importante per molti rifugiati, tra cui anche quelli più anziani. Dobbiamo tener conto del fatto che alcuni rifugiati hanno dovuto abbandonare gli studi a causa dei disordini nei loro paesi d’origine o, molto probabilmente, non hanno le risorse finanziarie per seguire corsi di lingua nel paese di destinazione. La lingua rappresenta una delle barriere più critiche per l’integrazione, la vita lavorativa e l’indipendenza: non capire la lingua del posto e non essere in grado di farsi comprendere può far sentire i rifugiati incompresi e isolati dalla comunità ospitante.  Questo può anche limitare il loro accesso ai servizi essenziali e di supporto nel paese ospitante, nonché a opportunità di lavoro e formazione. Inoltre, imparare una lingua diventa sempre più difficile con l’età, perciò i rifugiati più anziani trovano spesso difficile acquisire nuove capacità linguistiche.

Carenza di opportunità lavorative e basso reddito

La partecipazione alle opportunità di lavoro è uno dei fattori più importanti per favorire l’integrazione a lungo termine dei migranti nel paese ospitante. Tuttavia, i migranti – soprattutto i più anziani, trovano estremamente difficile accedere al mercato del lavoro: questo può essere dovuto alla mancanza di documenti, di esperienza lavorativa o formazione adeguata o a lacune significative nel CV- il processo per ottenere lo status di rifugiato può richiedere diversi mesi e in questo frangente i richiedenti asilo non possono lavorare.  In aggiunta, quando i rifugiati riescono a trovare lavoro, rischiano di essere sfruttati poiché spesso sono costretti a entrare in mercati del lavoro non regolamentati per i motivi sopra indicati.

Le persone anziane spesso riescono ad avere accesso alla pensione minima, ma nonostante questo hanno difficoltà a far fronte alle spese essenziali e ad altre necessità, come le spese sanitarie: alcuni anziani sono costretti a saltare i pasti per giorni o devono fare affidamento ai banchi alimentari nazionali e locali; altri invece rinunciano alle cure mediche in quanto rappresenterebbero un peso per se stessi e le loro famiglie.

Solitudine e problemi di salute mentale

L’isolamento sociale e la solitudine sono, in generale, problemi che affliggono gli anziani in tutto il mondo. Questo è dovuto al fatto che spesso gli anziani si trovano ad affrontare problemi come vivere da soli, la perdita di familiari e amici, malattie croniche e la perdita dell’udito. Ciò rappresenta un grave rischio per la salute pubblica che viene spesso sottovalutato e che colpisce una percentuale significativa della popolazione adulta più anziana. Per i migranti e i rifugiati più anziani, spesso già spinti ai margini della società, l’esclusione sociale può essere esasperata.

I rifugiati anziani nei campi profughi

Non bisogna, poi, dimenticare, gli anziani che vivono nei campi per rifugiati, che si trovano ad affrontare problemi quali isolamento sociale, dipendenza cronica da aiuti esterni, problemi di mobilità e di salute mentale. Nei campi profughi in Bangladesh, molti dei rifugiati Rohingya più anziani hanno riscontrato difficoltà nell’accesso ai servizi sanitari di base, mentre il sovraffollamento e il terreno collinare creano difficoltà, in particolare per le persone con mobilità limitata. Malgrado ciò, è importante che i rifugiati più anziani non siano considerati solo come “destinatari passivi e dipendenti da assistenza”, poiché possono rappresentare una risorsa per la comunità, in qualità di leader con funzioni di guida e consiglio, e trasmettendo cultura e competenze.

 

Considerazioni finali

I rifugiati più anziani rivestono un ruolo fondamentale all’interno delle famiglie e delle comunità di tutto il mondo, ma purtroppo non ricevono il riconoscimento che meritano, poiche’ spesso i loro bisogni vengono ignorati o trascurati da parte dei governi e delle autorità locali. In occasione di questa importante Giornata Internazionale, MOAS vuole mettere in luce le numerose sfide affrontate dagli anziani nei paesi ospitanti e nei campi profughi di tutto il mondo. Crediamo che le persone anziane debbano vivere i loro ultimi anni di vita con dignità e sicurezza e chiediamo alla comunità internazionale e ai governi nazionali di proteggere e sostenere le persone migranti più anziane, garantendo loro l’accesso ai servizi di base come la salute, l’istruzione e i sistemi sociali.

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Traduzione di Gloria Accalai.

 

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