Dichiarazione di MOAS in merito alle traversate della Manica verso il Regno Unito

Nei mesi scorsi il Regno Unito ha registrato un aumento di arrivi di persone migranti che attraversano la Manica partendo dalla Francia, molte delle quali bambini. Questi sbarchi aumentano le preoccupazioni in merito alla situazione sanitaria nel Paese a causa della pandemia di Coronavirus e, di conseguenza, favoriscono la diffusione della retorica anti-migranti. Anche se il numero di persone che tenta di attraversare la Manica è relativamente basso in confronto ad altri Paesi europei, come Malta o Italia, la percezione di questi sbarchi continua a essere quella di una “invasione” della costa inglese, come sostenuto da alcuni media ed esponenti politici.

MOAS esprime preoccupazione per lo stigma che circonda i rifugiati e le persone migranti nel Regno Unito e per il dispiegamento di forze armate e navali invocato con lo scopo di monitorare la Manica e impedire gli arrivi. L’utilizzo delle risorse navali e della Royal Air Force richiederebbe significativi investimenti non proporzionati all’intento, dato che esistono alternative più economiche. Inoltre, questa militarizzazione aumenterebbe i rischi affrontati dalle persone disperate che tentano la traversata, con il conseguente incremento delle vittime, un risultato che nessuno si augura. L’intervento militare e le spese per il rafforzamento delle frontiere si sono rivelati inefficaci e costituiscono uno spreco di risorse. In questo periodo i politici, i media, le ONG e la società civile devono vigilare per evitare il diffondersi di una retorica ostile ai migranti; meglio concentrarsi, piuttosto, per trovare soluzioni a lungo temine, legittime e umane, per risolvere le questioni migratorie in Europa.

Sarebbe opportuno incoraggiare una maggiore collaborazione sulla gestione dei confini poiché, anche se il Regno Unito ha lasciato l’Unione Europea, i suoi obblighi di rispettare le leggi del mare non vengono meno. È importante creare un sistema di accoglienza che assicuri alle persone più vulnerabili l’ingresso e l’assistenza nel Paese, mantenendo in sicurezza i confini del Regno Unito. Occorre mettere in atto le modalità di migrazione legali esistenti, affinché rifugiati e richiedenti asilo non intraprendano viaggi pericolosi. Ciò deve avvenire rispettando il diritto delle persone migranti a fare domanda di ricollocamento in Paesi dove risiedono membri della famiglia – così come va rispettato il diritto dello Stato di rifiutare le richieste non in linea con le norme sull’immigrazione.

Dai ricongiungimenti familiari ai visti umanitari, le alternative legali alla traversata della Manica esistono, ma il loro uso dovrebbe essere implementato. Ridurre i canali di ingresso nel Regno Unito non risolve il problema, ma costringe le persone a cercare sistemi pericolosi per viaggiare. Per questo, la creazione e l’implementazione di #ViesicureLegali direttamente dai Paesi di transito, come la Libia, è essenziale per affrontare le cause all’origine della questione. Se c’è disponibilità di alternative sicure e legali, allora la necessità di rivolgersi a trafficanti in Libia e in Europa diminuirebbe fino a scomparire.

Mentre le preoccupazioni del Regno Unito riguardo alla sicurezza e alla legittimità delle richieste di asilo sono certamente giustificabili, ciò non dovrebbe essere usato come scusa per svincolare il Paese dal suo obbligo di accogliere le persone migranti che hanno il diritto di essere protette e ricollocate. Né tantomeno il Regno Unito può esimersi dal partecipare alle discussioni volte a trovare soluzioni concrete alla crisi migratoria europea, a causa della quale le persone continuano a mettere a rischio la propria vita in viaggi molto rischiosi.

L’accoglienza richiede umanità e solidarietà. Invece di attaccare gli esseri umani più deboli e vulnerabili, dovremmo trattarli con compassione. Rispettare le persone migranti non rende un Paese debole, né indebolisce i suoi confini. Piuttosto, rende un Paese umano.

In conclusione, salvare le vite in pericolo deve rimanere la priorità, proprio come il direttore di MOAS, Regina Catrambone, ha recentemente scritto in un articolo su The Guardian:

“Quando vediamo persone su barchini in acque pericolose possiamo scegliere di salvarle, o possiamo inviare truppe per respingerle. Se scegliamo l’ultima opzione, non rischiamo solo di vederle annegare, ma di lavare via la nostra umanità nel mare dell’indifferenza.”