Profili dei membri dell’equipaggio – Paul

Il nostro equipaggio professionale e specializzato è una parte importante di ciò che ha reso MOAS l’organizzazione leader nel suo campo. Siamo orgogliosi del nostro team che opera in prima linea in questa crisi e riceviamo costantemente domande a proposito del tipo di persone che abbiamo a bordo e delle varie posizioni che occupano. Questa nuova campagna settimanale vuole far conoscere i membri del nostro equipaggio a tutti voi e ai nostri sostenitori in generale, per dare un’idea del loro background e del ruolo che occupano a bordo.

Entriamo in acqua solo in casi di estrema necessità. Ci sono molte altre tecniche e manovre che possiamo utilizzare per aiutare chi si trova fuori bordo e in difficoltà in acqua.

Questa settimana cominciamo raccontandovi la storia del nostro Rescue Swimmer volontario Paul.

“Mi chiamo Paul e sono uno dei due Rescue Swimmers del team SAR (Ricerca e Soccorso) di MOAS a bordo di Responder.

Il mio compito è quello di salire a bordo dei Fast Rescue Daughter Craft (FRDC), ovvero le piccole lance di soccorso arancioni che si vedono normalmente posizionate sul ponte della Responder, ogni volta che ci avviciniamo ad un’imbarcazione in difficoltà. Da questa posizione, faccio la mia parte nelle operazioni di soccorso, pronto a buttarmi in acqua se necessario per aiutare chiunque si trovi in difficoltà.

Tuttavia, entriamo in acqua solo in casi di estrema necessità. Ci sono molte altre tecniche e manovre che possiamo utilizzare per aiutare chi si trova fuori bordo e in difficoltà in acqua – possiamo allungare delle cime, dei galleggianti, allungarci dalla barca ed afferrare persone per tirarle direttamente a bordo – ma se queste sono in stato d’incoscienza in acqua e non sono in grado di avvicinarsi alla nostra lancia da sole, solo allora decidiamo di entrare direttamente in acqua per aiutarle.”

Guarda il lavoro di Paul nel video qui sotto:

 

“la mia esperienza in Gran Bretagna è principalmente nel campo dei soccorsi in caso di inondazioni. Di conseguenza è molto diversa da quello che faccio qui, poiché quando ci sono delle inondazioni il rischio di decessi è piuttosto basso, mentre con MOAS, visto il tipo di situazioni ed incidenti con cui ci troviamo ad avere a che fare quotidianamente, il rischio di decessi ed incidenti gravi è molto più alto. Gestiamo soccorsi di gruppi di persone che possono andare da 20 a 150 in un colpo solo, che si trovano in vari stati di salute, di panico, e che parlano una moltitudine di lingue diverse”.

La prima volta che ho fatto il volontario per MOAS operavamo nel Mar Egeo, sulle rotte che andavano dalla Turchia alla Grecia. La mia prima missione con MOAS è ancora il ricordo più vivido che ho, che davvero mi ha fatto più impressione. È stato proprio il primo soccorso cui abbia preso parte con loro, e c’era il fatto di non sapere esattamente con che tipo di situazione mi sarei trovato ad avere a che fare. Non sai mai cosa aspettarti in queste situazioni, e devi essere in grado di far tesoro di tutte le tue esperienze precedenti e di tutte le tue capacità per poter affrontare qualunque tipo di cosa. Quella prima missione nell’Egeo è stata anche la prima volta in cui abbia vissuto in prima persona la dimensione della questione dei migranti, e questo mi ha colpito profondamente. Da allora sono stato in missione con MOAS diverse volte in diverse regioni e posso dire di averne viste di ogni tipo. Ho quasi finito il mio turno a bordo ora, ma sono sicuro di voler tornare il prima possibile.