Minori non accompagnati

“I bambini sono la parte più vulnerabile fra chi affronta i pericolosi viaggi in mare nel Mediterraneo e quelli non accompagnati lo sono ancora di più. I minori non accompagnati e i bambini separati dai genitori hanno raggiunto livelli record rispetto agli anni precedenti”

(Open Migration,2016)

MOAS è in prima linea nell’attuale crisi migratoria nel Mediterraneo. Uomini, donne e bambini in fuga da persecuzioni, guerra e povertà sono costretti a ricorrere a vie pericolose per giungere in Europa nella speranza di trovare una vita migliore. Nel 2015, tra i richiedenti asilo registrati in UE, circa 90.000 erano minori (Eurostat).

Per l’UNHCR  un minore non accompagnato è “una persona che ha meno di 18 anni -tranne qualora la legge predisponga diversamente- e che viene separato da entrambi i genitori senza godere della tutela di un adulto che, per legge o tradizione, se ne occupi”. Durante le operazioni, MOAS ha spesso a che fare con molti ragazzi giovani in questa situazione. Stando all’UNICEF 9 bambini migranti su 10 fra quelli che hanno attraversato il Mediterraneo l’anno scorso viaggiavano soli. Uno degli aspetti più rilevanti è che abbiamo a che fare con bambini che, stando alla normativa europea, hanno bisogno di avere un tutore legale. Alla luce delle esperienze e del viaggio che hanno affrontato, tuttavia, sono dovuti diventare adulti prima del tempo e assumersi grosse responsabilità per se stessi e talvolta per chi è con loro (come nel caso di fratelli o sorelle più piccoli, amici, ecc).

Se si guarda ai principali motivi che spingono i giovani a spostarsi, troviamo “fattori economici, necessità educative, pressioni culturali e il senso di responsabilità per migliorare le condizioni di vita della propria famiglia, o ancora esperienze traumatiche come nel caso di chi fugge da violenze sessuali conflitti o catastrofi naturali” (OIM, Children on the Move, 2013).

Le sfide che incontrano i minori non accompagnati

I minori non accompagnati sono particolarmente vulnerabili rispetto a varie forme di “violenza, abusi e sfruttamento ivi incluso il traffico di esseri umani”, secondo un rapporto UNICEF.

Una volta giunti in Italia o in altri paesi, i minori non accompagnati si scontrano anche con barriere culturali e linguistiche. Oltre ai traumi fisici e psicologici, possono incorrere in barriere linguistiche dovute alla precedente istruzione interrotta o carente. Durante la fase dello sviluppo, possono doversi confrontare con specifiche questione identitarie o di appartenenza o ancora con un cambiamento nelle responsabilità familiari (Roads to Refuge).

Inoltre, un fenomeno particolarmente diffuso fra i minori non accompagnati che arrivano in Europa è la loro sparizione, presumibilmente a causa dello “scollamento fra il modo in cui le autorità statali trattano i minori non accompagnati e quello in cui i minori immaginano la migrazione” (Open Migration). Mentre la maggior parte dei paesi assegnerà un tutore legale ai minori non accompagnati, alcuni dei bambini potrebbero esser stati indipendenti per molto tempo e quindi considerarsi adulti. Possono avere difficoltà ad accettare che un tutore legale decida per loro e scappano. Secondo Missing Children Europe, fino al 50% dei minori non accompagnati finiscono per essere dispersi.

MOAS ha tratto in salvo ed assistito molti minori non accompagnati e il nostro equipaggio fa tutto il possibile per rendere quella parte del loro viaggio sicura e confortevole.

Tre bambini che viaggiano senza genitori osservano l’acqua mentre sono in viaggio per l’Italia. Tre bambini -due dalla Nigeria e uno dal Senegal- sono stati salvati da un gommone nel Mediterraneo fra la Libia e l’Italia. Uno dei ragazzi che non sapeva nuotare è stato recuperato dall’acqua. A mezzanotte sono poi stati trasferiti al sicuro sull’imbarcazione MOAS coi vestiti bagnati e le pance vuote. A bordo il team per l’assistenza post-soccorso li ha sottoposti a dei controlli, ha distribuito abiti, cibo, acqua e coperte. La prima cosa che ha chiesto uno dei bambini è stata uno spazzolino da denti ed era felicissimo quando lo ha avuto. Tutti e tre sognano di andare a scuola in Italia”.

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