L’equipaggio di MOAS è esaurito dopo un’altra tragedia di massa nel Mediterraneo

La mattina del 23 Maggio 2017, la Phoenix col suo equipaggio ha lasciato Malta, dopo aver fatto rifornimento, per dirigersi verso l’area operativa in acque internazionali a nord della Libia. A bordo c’erano l’equipaggio SAR (Ricerca e Soccorso) di MOAS, il team medico, un fotografo di Getty, il team operativo e Christopher Catrambone, co-fondatore di MOAS. La navigazione verso la zona SAR si è svolta tranquillamente, e tutto il team era pronto per eventuali operazioni di salvataggio il giorno seguente.

Il 24 Maggio 2017 è iniziato come tutti gli altri giorni per il nostro equipaggio a bordo della Phoenix e per il team MOAS in sede a Malta. Mattino presto due barconi di legno erano stati avvistati dall’aereo da pattugliamento MOAS, e il nostro equipaggio era stato istruito a raggiungerli.

Le lance veloci di salvataggio (RHIBs) a bordo della Phoenix sono state messe in mare per prestare soccorso ad un barcone di legno pericolosamente carico di circa 750 persone.

Quando la distribuzione dei salvagente era stata ormai quasi completata, il movimento improvviso delle persone disperate che si trovavano a bordo del barcone l’ha destabilito pericolosamente, facendo cadere in mare circa 400 persone che si trovavano sul ponte, mentre altre centinaia rimanevano intrappolate sottocoperta.

In quella che era ormai diventata una corsa per la vita, l’equipaggio MOAS ha rilanciato un SOS alle autorità e, venendo gradualmente raggiunto e aiutato da un aereo SAR spagnolo, una nave della Guardia Costiera, la nave Libra della Marina Militare, il rimorchiatore Gagliardo e un mercantile, ha cominciato disperatamente a recuperare persone dall’acqua. Nel frattempo, altri due barconi di legno erano arrivati nella zona, portando così, in un solo colpo, a circa 1500 il numero di persone che dovevano essere soccorse.

Grazie agli sforzi coordinati di tutti gli attori SAR presenti nell’area, entro la tarda mattinata tutti i superstiti erano stati raccolti dal mare, inclusi coloro che si trovavano nella stiva del barcone, da cui l’equipaggio MOAS era riuscito a soccorrerli entrando con la forza. In totale, 604 sopravvissuti sono stati portati in salvo sulla Phoenix, mentre altri 80 circa sono stati trasferiti sul rimorchiatore Gagliardo.

Nonostante le centinaia di vite salvate, molte altre purtroppo sono andate perse. 32 cadaveri di 7 bambini, 14 donne e 12 uomini sono stati portati a bordo della Phoenix. Molti i sopravvissuti in condizioni critiche, tra cui una donna al nono mese di gravidanza (accompagnata da due familiari), un uomo con entrambe le gambe fratturate ed un altro uomo con diverse fratture, che sono stati prontamente trasferiti dalla Phoenix sulla nave Libra della Marina Militare.

Di fronte ai sopravvissuti esausti e traumatizzati che avevano urgente bisogno di cure mediche e supporto, l’attività del team MOAS come al solito non si è limitata alla conclusione delle operazioni di salvataggio. Con il calare della notte, assistenza medica e supporto psicologico sono stati garantiti a tutte le persone a bordo. Nonostante gli sforzi del team medico a bordo della Phoenix però, un giovane ragazzo è in seguito tragicamente deceduto per complicazioni.

Un’altra donna incinta di 6 mesi, e che aveva già perso un altro bambino, parte del numero di vittime della giornata, si trova adesso in critiche condizioni ed è strettamente monitorata dai nostri medici a bordo.

Siamo grati a chiunque abbia partecipato alle operazioni di ieri, salvando vite umane e sostenendosi reciprocamente in un continuo sforzo umanitario in mare.

Questa mattina la Phoenix si è diretta a nord con i suoi 598 sopravvissuti e 33 corpi senza vita a bordo. Sono stati altri giorni estenuanti, mai visti prima d’ora, lungo quella che continua ad essere la frontiera più letale al mondo. MOAS continua a chiedere la creazione di alternative sicure e legali, estremamente necessarie in questa crisi umanitaria, per evitare che simili episodi si ripetano ancora in futuro.

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