Che cosa sta accadendo nel Mediterraneo?

L’attraversamento del Mediterraneo è diventato un viaggio della morte, ora più che mai. Nel 2015 è morto un migrante di ogni 267 che hanno attraversato il mare. Nel 2017 questo numero è salito a uno di ogni 57. Secondo l’UNHCR, tra gennaio e giugno di quest’anno un migrante di ogni 18 è morto tentando la traversata.

Mentre la maggior parte dell’attenzione mediatica si concentra sul numero decrescente di migranti che tentano di attraversare il Mediterraneo, le immagini di persone annegate che hanno suscitato l’indignazione di tutto il mondo nel 2015 continuano ad essere una realtà. Il 28 ottobre scorso, i corpi senza vita di due bambini sono stati trovati al largo della costa spagnola. Dunque, che cosa sta accadendo nel Mediterraneo? Di seguito una rapida panoramica del clima attuale e delle tendenze emergenti.

Le organizzazioni non governative e i gruppi della società civile che tentano di condurre operazioni di ricerca e soccorso (SAR) nel Mediterraneo affrontano difficoltà sempre crescenti. Negli ultimi anni, le operazioni SAR sono state progressivamente politicizzate. Accordi tra i paesi dell’Europa meridionale e i governi nordafricani, nuovi vincoli amministrativi e burocratici, e la riluttanza dei governi europei a lasciar attraccare le navi delle ONG nei loro porti sono diventati ostacoli comuni riscontrati dalle organizzazioni SAR.

A giugno di quest’anno, la nave Aquarius rimase ferma in mare per oltre due giorni dopo che Malta e Italia rifiutarono di lasciarla attraccare per sbarcare le 630 persone a bordo. Ad agosto, anche la nave Diciotti della guardia costiera italiana fu bloccata in mare per cinque giorni, quando le autorità italiane inizialmente si rifiutarono di fornire l’autorizzare allo sbarco. Alla fine di settembre l’Aquarius, a quel punto ultima nave SAR nel Mediterraneo, fu privata della sua bandiera panamense dopo mesi di pressioni da parte dell’UE.

Dei tre percorsi principali usati dai migranti che tentano di arrivare in Europa, la rotta del Mediterraneo centrale (CMR) quest’anno è stata la più letale, con 1.267 morti segnalati fino ad ora. I migranti tentano questa traversata partendo dalla Libia, dove oltre 1,3 milioni di persone hanno disperatamente bisogno di assistenza umanitaria. Secondo l’UNHCR, migranti e profughi in Libia vivono in condizioni poco sicure, spesso senza accesso all’assistenza medica, all’acqua potabile, a un rifugio o a un’alimentazione adeguata. Di conseguenza, molte persone arrivano in Europa estremamente deboli e in pessime condizioni di salute, problema che è notevolmente aumentato negli ultimi mesi. Per il 2018, a confronto, le rotte del Mediterraneo orientale e occidentale hanno registrato un bilancio di vittime pari rispettivamente a 564 e 156.

Inoltre, in assenza di un’adeguata presenza SAR, sta emergendo una nuova tendenza. Come descritto dal sindaco di Lampedusa in una recente intervista, il 2018 ha visto un aumento nel numero di barche che arrivano direttamente sulle coste europee, per esempio a Lampedusa, in Sicilia e a Malta. Gli arrivi di queste “barche fantasma” sollevano molti dubbi, sia dal punto di vista umanitario sia per quanto riguarda la sicurezza: le condizioni fisiche dei passeggeri che hanno compiuto questi viaggi sono notevolmente peggiorate, mentre aumenta la probabilità che questi migranti non vengano correttamente identificati, non essendo sottoposti alle procedure di sbarco tipiche delle navi SAR. Le segnalazioni di queste “barche fantasma” indicano una riduzione dei numeri a bordo, che variano da circa 100-200 per imbarcazione a un minimo di 15 su navi più piccole. Per questo, esiste anche una reale preoccupazione che le barche più grandi – e più cariche di passeggeri – non riescano ad arrivare direttamente in Europa, e che i migranti siano dispersi in mare a centinaia.

Persone spinte – tra atri fattori – da violenza, disastri naturali e instabilità politica o socioeconomica continuano a tentare la traversata quotidianamente, affrontando terribili ostacoli durante il viaggio. Senza navi di salvataggio operanti nel Mediterraneo, i numeri delle vittime tenderanno soltanto ad aumentare. L’UNHCR e l’OIM hanno chiesto agli stati europei di rafforzare l’accesso dei profughi alla protezione internazionale e di garantire un approccio coerente e prevedibile alle operazioni SAR. Nonostante le migrazioni siano una delle massime priorità nell’ambito delle politiche europee, la maggior parte dell’attenzione si concentra sulle misure di rafforzamento delle frontiere.

MOAS è stata la prima organizzazione della società civile a fornire servizi di ricerca e soccorso per i migranti nel Mediterraneo. Sempre rispettando il diritto internazionale marittimo, le linee guida in vigore e i regolamenti giuridici applicabili, MOAS ha salvato oltre 40.000 bambini, donne e uomini durante i suoi quattro anni nel Mediterraneo. MOAS crede fermamente nella necessità di proteggere lo spazio SAR e condanna gli attuali tentativi di criminalizzare il soccorso umanitario.

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