Niger report 2019: prima parte

Uno Stato senza sbocco sul mare che confina con altri sette paesi africani – Algeria, Libia, Ciad, Nigeria, Benin, Burkina Faso e Mali – il Niger è stato sempre crocevia per le  migrazioni che collegano l’Africa sub-sahariana al Mediterraneo. Tre quarti dei migranti africani arrivati in Italia via mare negli ultimi anni sono passati attraverso questo Paese. In totale, almeno 100.000 migranti hanno attraversato il Niger dal 2000.

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Per secoli la città nigeriana di Agadez era stata un importante snodo commerciale. Più di recente, è diventata luogo strategico di connessione tra diversi corridoi migratori che hanno origine in Africa occidentale e che convergono sul Niger nella rotta verso la Libia. Un significativo aumento del traffico lungo queste rotte era stato registrato dopo la caduta del dittatore libico Muammar Gheddafi nel 2011, quando la disgregazione dello stato libico alimentava un aumento delle migrazioni verso nord.

Fino ai primi anni del ventunesimo secolo, la regione di Agadez – che copre più della metà del territorio del Niger – era una popolare destinazione turistica che vantava il minareto di mattoni di fango più alto del mondo. Tuttavia, le ribellioni tuareg e il rapimento di sette lavoratori stranieri nel 2010 hanno causato un drammatico crollo nel numero di turisti.

Di conseguenza, alcuni abitanti hanno indirizzato la loro esperienza di orientamento nel deserto del Niger, in precedenza rivolta ai turisti, nel ruolo di passeurs o smugglers, trasportando migranti attraverso il Sahara. Facilitato dall’infrastruttura che aveva supportato l’industria del turismo, il business è prosperato. Gli effetti positivi per l’economia locale hanno incluso un rinnovato aumento nella domanda di cibo, alloggio, assistenza sanitaria e servizi di trasferimento di denaro.

Questa economia in forte espansione ha presto attirato l’attenzione dei policy-maker europei. Sotto la pressione dell’Unione europea – desiderosa di chiudere le vie di accesso al Mediterraneo – nel 2015 il governo nigeriano ha varato una legge per criminalizzare la tratta di esseri umani. La legge 2015-036 ha reso illegale per i cittadini non nigeriani viaggiare a nord di Agadez.

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La criminalizzazione delle attività collegate alla migrazione ha avuto drammatiche conseguenze in Niger, compresa la diffusa disoccupazione, l’aggravarsi della povertà e le crescenti tensioni tra locali e le comunità di migranti.

Agadez è inavvertitamente diventata una destinazione di lungo termine per molti migranti e rifugiati, compresi quelli che non hanno potuto continuare il viaggio verso nord, quelli che sono stati forzatamente deportati in Niger dal Maghreb e quelli che sono tornati dalla Libia dopo aver fallito l’attraversamento del Mediterraneo. L’incrementata presenza di migranti residenti ad Agadez su base quasi permanente costituisce un importante peso sull’impoverita economia della regione. L’attività terroristica è una crescente minaccia, con la mancanza di alternativi mezzi di sussistenza indicata come fattore di rischio per la radicalizzazione.

Gli ex smuggler hanno diritto al supporto finanziato dall’UE per avviare una nuova attività, ma molti sono stati registrati per mesi e non hanno ancora ricevuto alcuna assistenza. Numeri più esigui di migranti tentano ancora di attraversare il Sahara illegalmente, creando domanda di una rete sotterranea di passeurs per consentire attraversamenti clandestini. Con l’economia collegata alla migrazione spinta sottoterra, migranti e rifugiati sono esposti oggi più che mai a minacce e sfruttamento.

Tra l’ottobre e il novembre del 2018, il nostro partner di ricerca Xchange ha partecipato a un totale di 38 incontri, incluse interviste e discussioni individuali o di gruppo, per scoprire di più sulla situazione in via di sviluppo in Niger. Clicca qui per leggere la prima parte del loro ultimo report (in inglese). Se ti interessa, iscriviti per aggiornamenti regolari tramite www.xchange.org.

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