Vie Sicure e Legali: le “Community Sponsorship” nel Regno Unito e l’esperienza di Reset

I membri del gruppo di residenti locali Peckham Sponsors Refugees trascorrono del tempo con la loro famiglia sponsorizzata (© UNHCR / Andrew McConnell).

Le Vie Sicure e Legali non solo cambiano la vita dei rifugiati, ma possono anche essere occasione di crescita e gratificazione per le comunità che li accolgono. Ciò è evidente in particolare attraverso la Community Sponsorship, un ramo del reinsediamento dei rifugiati che si concentra sullo sviluppo di relazioni significative tra i rifugiati e le comunità di accoglienza. Consente ai gruppi di volontari locali, come le organizzazioni di beneficenza, le comunita’ religiose e di vicinato, di sostenere il reinsediamento dei rifugiati e di aiutarli a ottenere l’indipendenza in un nuovo Paese.

In Regno Unito la sponsorizzazione da parte della comunità ha ottenuto risultati positivi in termini di indipendenza e integrazione. I programmi di community sponsorship sono stati formalmente lanciati nel 2016 come parte del programma di reinsediamento dei rifugiati sviluppato da governo britannico e UNHCR e da allora fino al 2020 sono stati accolti attraverso questa iniziativa 449 rifugiati. Un aspetto essenziale per realizzare il potenziale della “sponsorizzazione comunitaria” è garantire che i gruppi di sostegno e i destinatari del progetto possano accedere a formazione, assistenza e consulenza in ogni fase del percorso. Nel Regno Unito, questo ruolo è svolto da Reset Communities and Refugees, un ente benefico istituito nel 2018 per consentire a quante più comunità possibile di accogliere i rifugiati. Per approfondire e meglio comprendere come funziona il lavoro di Reset, abbiamo parlato con Monika Kruesmann, Co-direttrice dell’associazione.

MOAS: Che cosa è la community sponsorship?

Monika Kruesmann: La community sponsorship riguarda membri di una comunità che si riuniscono per accogliere una famiglia di rifugiati nel loro quartiere. È un’attività di carattere pratico, ma dai risvolti molto profondi. Si tratta di creare connessioni, costruire relazioni e imparare nuove abilità lungo il percorso. In termini formali, la sponsorizzazione si collega a Vie Sicure e Legali in quanto fa parte dello schema di reinsediamento previsto dal governo britannico. In tal modo, i rifugiati che arrivano nel Regno Unito attraverso questo tipo di sponsorizzazione sono stati selezionati dall’UNHCR sulla base della loro vulnerabilità mediante le procedure standard.

MOAS: Quali sono le responsabilità degli sponsor della comunità?

MK: Per ogni famiglia e gruppo le esigenze cambiano, ma si tratta fondamentalmente di fornire le competenze, le conoscenze e le connessioni sociali di cui i rifugiati hanno bisogno per vivere in modo indipendente nel Regno Unito. Ad esempio, si può aiutare la famiglia ad accedere alle lezioni di inglese, o a servizi sanitari e trovare opportunità di lavoro. Il gruppo svolge anche molte attività importanti prima dell’arrivo della famiglia. Occorre, ad esempio, dimostrare di aver raccolto una certa somma di denaro per aiutare a sostenerla e procurare un alloggio per almeno i primi due anni di permanenza nel Regno Unito. Di solito, il gruppo accoglie la famiglia all’aeroporto, un momento davvero importante, perché’ offre ai rifugiati la sensazione di avere un immediato supporto. Se la famiglia ha un problema o una necessità, sa di poter contare sul sostegno di qualcuno nel quartiere, e ciò è molto importante, specialmente nelle prime settimane e nei primi mesi quando è tutto piuttosto stressante per i nuovi arrivati.

MOAS: In che modo la community sponsorship aiuta le famiglie di rifugiati? Hai storie o esempi particolari che puoi condividere?

MK: Abbiamo tante storie meravigliose, come quella di Abdullah Alkhalaf, reinsediato a Oxford, che nel suo racconto sottolinea il sostegno, le connessioni, il supporto ricevuto dalla comunità locale. Non appena è sceso dall’aereo all’aeroporto di Gatwick, Abdullah ha sentito di non essere solo. Abdullah sottolinea anche come i membri del suo gruppo lo abbiano messo in contatto con l’attività di volontariato che poi lo ha portato a ottenere un impiego retribuito.

Un altro aspetto che le persone spesso sottolineano quando parlano della loro esperienza è la maniera in cui le comunità danno loro la sicurezza necessaria per diventare indipendenti. Una donna di nome Amneh, reinsediata nel Devon, recentemente ha parlato delle sue esperienze all’UNHCR, sottolineando come il gruppo la incoraggi sempre ad essere autonoma, cosa che l’ha davvero aiutata a diventare indipendente. In ultima analisi, questo è ciò in cui la community sponsorship consiste: aiutare le persone a diventare indipendenti e a realizzarsi nel Regno Unito.

 

Amneh a spasso con i membri del gruppo della comunità ABIDE nel Devon che ha lavorato per portare la sua famiglia nel Regno Unito (© UNHCR / Andrew McConnell).

MOAS: Puoi parlarci del lavoro di Reset? Che cosa fate?

MK: La nostra mission è promuovere la community sponsorship in tutto il Regno Unito e massimizzare l’impatto e i benefici della sponsorizzazione per famiglie e gruppi di rifugiati. Effettuiamo visite di supporto regolari ai destinatari del programma e attraverso di esse impariamo molto su ciò che accade ogni giorno e sulle sfide che le famiglie affrontano. Quindi, raccogliamo questi spunti e li utilizziamo per migliorare il nostro operato; inoltre, trasmettiamo tali informazioni a enti come l’Home Office, l’agenzia governativa del Regno Unito responsabile di questo programma. Facciamo anche molto lavoro di formazione.

MOAS: Che tipo di formazione offrite a coloro che desiderano diventare sponsor?

MK: Abbiamo progetti di formazione che si adattano ai vari gruppi e alle esigenze delle famiglie. Tutti i volontari devono intraprendere una formazione obbligatoria mentre preparano la domanda per sponsorizzare una famiglia. Organizziamo anche aggiornamenti basati sui problemi che si possono incontrare nelle diverse fasi del processo. Ad esempio, abbiamo un particolare modulo di formazione che riguarda il modo in cui il gruppo e la famiglia interagiscono tra loro, con la definizione di confini. Insegniamo anche alla comunità come aiutare le persone ad accedere ai sistemi di assistenza. Di solito la formazione avviene in presenza, con membri del nostro team, ma ovviamente ora non è possibile, per cui si opera da remoto. Abbiamo un’ampia varietà di risorse online per i gruppi che si registrano e un team di persone davvero amichevoli e impegnate che sono sempre felici di rispondere a una domanda per telefono o parlare in chat. Lavoriamo duramente per restare radicati alla realtà, a ciò che le famiglie vivono, in modo da poterle supportare al meglio.

MOAS: Cosa consiglieresti a chi che sta pensando di avviare o di unirsi a un gruppo di community sponsorship?

MK: Direi che probabilmente non c’è modo migliore per instaurare un legame tanto stretto e profondo con una famiglia di rifugiati e sostenerla mentre attraversa un’esperienza estremamente stressante. Se si desidera lasciare una traccia permanente nella vita di qualcuno, allora la sponsorizzazione è un’esperienza unica. Si tratta di un impegno che dura almeno un paio d’anni, ma le gratificazioni per i membri del gruppo vanno al di là di ogni aspettativa. Ad esempio, un membro del gruppo racconta che aveva subito un lutto e stava attraversando un periodo davvero difficile. Unendosi ad un gruppo di sponsorizzazione, dice di aver ritrovato uno scopo nella vita.

Consiglio di mettersi in contatto con Reset che e’ in grado di aiutare, guidare e supportare i membri del gruppo ad ogni passo lungo il percorso. Un giovane di nome Sam ha recentemente scritto un blog per noi, nel quale racconta di aver sperimentato entrambi i lati dell’equazione: e’ stato prima sponsorizzato da una famiglia per stabilirsi in UK e poi, in qualità di membro di un gruppo di sponsorizzazione, ha supportato il reinsediamento di un’altra famiglia. Ha detto che non riesce a pensare a niente di più significativo. Detto da qualcuno che è stato sia un rifugiato che uno sponsor, è un messaggio davvero potente.

MOAS: In che modo la pandemia di COVID-19 ha influito sulle community sponsorship nel Regno Unito?

MK: Non c’è dubbio che stiamo attraversando un momento difficile. Nessun rifugiato è arrivato nel Regno Unito attraverso il reinsediamento dal marzo dello scorso anno. Coloro che aspettavano di accogliere i rifugiati hanno dovuto essere molto pazienti negli ultimi dodici mesi. Quei gruppi che avevano già accolto le famiglie hanno dovuto essere creativi e flessibili per trovare modalità diverse di offrire supporto in un momento in cui gli incontri di persona sono difficili a causa delle restrizioni. Ma i gruppi non si sono persi d’animo, ad esempio alcuni membri della comunità leggono le storie della buonanotte ai bambini su Zoom.

Quando è iniziata la pandemia, temevano che avremmo assistito a un calo di richieste, ma in realtà ciò non è successo. Durante la campagna Communities for Refugees, abbiamo registrato un aumento del 400% delle persone interessate alla sponsorizzazione. Ciò è stato molto incoraggiante per noi. La pandemia ha anche ridefinito alcune modalità di interazione tra le famiglie e il gruppo di sostegno. Ad esempio, Abdullah, che ho menzionato prima, ha iniziato a consegnare pacchi di cibo a persone vulnerabili nel suo gruppo di sponsorizzazione confinate a casa.

MOAS: Quali sono le tue speranze per lo sviluppo delle community sponsorship nei prossimi anni?

MK: Siamo interessati a trovare un modo per estendere i vantaggi della sponsorizzazione a gruppi di persone sempre più ampi. In collaborazione con l’organizzazione Talent Beyond Boundaries, stiamo lanciando un programma pilota chiamato “Neighbours for Newcomers” che riguarda in particolare un tipo di supporto per aiutare i rifugiati qualificati che vengono nel Regno Unito a trovare un impiego. Ci auguriamo di estendere i vantaggi della sponsorizzazione ad un numero sempre maggiore di persone vulnerabili e di coinvolgere molte comunità. Dato che si tratta di un sistema che porta davvero a risultati di integrazione positivi, ci piacerebbe vederlo condiviso il più ampiamente possibile.

Considerazioni finali

Siamo molto grati a Monika per aver condiviso con noi le sue prospettive e le sue conoscenze sulla community sponsorship e per le storie che ci ha raccontato. Noi di MOAS crediamo che includere e coinvolgere le comunità locali nelle questioni riguardanti la migrazione, il reinsediamento e l’integrazione sia di grande importanza per cambiare in meglio la vita dei rifugiati.

Per ulteriori informazioni su Reset e su come avviare o partecipare a un gruppo di sponsorizzazione della comunità nel Regno Unito, visita il sito web: https://resetuk.org/

Per sostenere la campagna di MOAS per Vie Sicure e Legali firma il nostro appello: https://www.moas.eu/it/viesicureelegali/

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