Vie Sicure e legali: focus sulle frontiere esterne e proposte di azione dell’UE

Ogni anno migliaia di rifugiati e persone migranti sono costretti a intraprendere viaggi pericolosi in cerca di salvezza e protezione. Alla fine di marzo 2021, gli arrivi via mare in Europa sono stati 13.191, mentre 306 persone risultano scomparse o presumibilmente morte un dato che ci ricorda i gravi pericoli connessi alle traversate via mare. Tuttavia, molte persone intraprendono anche viaggi via terra durante i quali subiscono abusi, vivono in condizioni difficili e ricevono poca o nessuna assistenza. Occorre, quindi, implementare percorsi sicuri e legali di migrazione per prevenire le tragedie e i maltrattamenti durante il viaggio. In questo blog, approfondiamo alcune delle situazioni più complesse che le persone migranti si trovano ad affrontare e le recenti proposte dell’UE in merito alle soluzioni da adottare per la gestione del fenomeno migratorio.

Le rotte balcaniche

Alla fine di ottobre dello scorso anno, circa 700.000 persone hanno percorso la rotta dei Balcani occidentali dalla Grecia all’Europa centrale. Il viaggio è estremamente lungo e le persone migranti devono compiere un viaggio particolarmente difficoltoso. La parte finale del viaggio attraversa “montagne e foreste innevate” e durante i mesi invernali le persone sono costrette a correre rischi ancora maggiori. Il passaggio in Croazia sta diventando sempre più impraticabile poiché violenti respingimenti costringono migliaia di rifugiati e persone migranti a campeggiare a temperature sotto lo zero senza accesso ai servizi di base. L’anno scorso, il Consiglio danese per i rifugiati ha registrato 15.672 respingimenti dalla Croazia alla Bosnia-Erzegovina, di cui oltre il 60% perpetrato in modo violento.

Molti richiedenti asilo sono bloccati al confine con la Bosnia-Erzegovina a causa dell’inasprimento delle restrizioni alle frontiere dell’UE. Oltre 6.000 persone sono attualmente ospitate in centri di accoglienza dopo che il campo di Lipa è stato ufficialmente chiuso a causa della cattiva gestione adottata dal governo. Tuttavia, oltre 3.000 persone al confine croato sono attualmente costrette a dormire all’addiaccio. Più di recente, nel vecchio campo di Lipa sono state allestite tende militari per ospitare 750 persone, poiché non è stato possibile raggiungere un consenso politico in merito all’offerta di alloggi alternativi che offrano condizioni di vita accettabili. Con l’aumento della tensione politica nella regione, le persone migranti devono affrontare respingimenti illegali alle frontiere e i loro bisogni primari vengono sempre più trascurati. Nei campi istituiti dopo la chiusura ufficiale di Lipa, si vive in condizioni di sovraffollamento e i residenti hanno poco o nessun accesso all’acqua corrente e ai servizi igienici di base. Questo mancato rispetto dei diritti umani fondamentali, insieme alla continua diffusione del Covid-19, significa che le persone migranti non vengono trattate con l’umanità e la dignità cui hanno diritto. Occorre trovare con urgenza soluzioni più a lungo termine.

Le politiche di asilo nel Regno Unito in seguito alla Brexit

In seguito alla Brexit, l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea potrebbe avere gravi ripercussioni sulla politica migratoria della nazione. Negli ultimi anni, il procedimento per la richiesta di asilo nel Regno Unito è diventato sempre più complesso e ostile, con l’adozione di misure strutturali atte a scoraggiare le domande. C’è una grande ambiguità sulla natura della politica dei provvedimenti adottati nel Regno Unito, ma intanto dal 1° gennaio 2021 il ricongiungimento familiare avrà luogo solo se lo status di rifugiato è stato concesso alla persona già residente nel Paese e i minori non accompagnati possono essere ricongiunti solo con i loro genitori. Per la maggior parte delle persone in fuga da condizioni disperate, le opzioni di riunirsi ai famigliari nel Regno Unito sono dunque estremamente limitate. Con l’eccezione di alcuni programmi di reinsediamento, spesso non è possibile richiedere asilo a meno che non si raggiungano fisicamente i confini del Paese. Il governo mantiene un certo riserbo in merito ai piani futuri dopo che i programmi di accoglienza sono stati sospesi a causa delle restrizioni dovute al Covid-19. Pertanto, senza facilitare iniziative più ampie di reinsediamento e processi di ricongiungimento, esiste il pericolo reale che rifugiati e persone migranti siano costretti a intraprendere rotte più pericolose per raggiungere il Regno Unito, come l’attraversamento della Manica, mettendo a rischio molte vite.

Il Patto UE sulla migrazione e l’asilo

Mentre il Regno Unito cerca di sviluppare la propria politica in materia di migrazione, organizzazioni internazionali tra cui l’OIM hanno sottolineato la necessità di migliorare la governance in materia di migrazione e asilo e di attuare pratiche basate sul rispetto diritti umani lungo le frontiere esterne dell’UE. Le agenzie delle Nazioni Unite e altri commentatori auspicano che ciò sarà realizzato attraverso il nuovo patto dell’UE sulla migrazione e l’asilo. Annunciato nel settembre 2020, il patto intende creare un nuovo meccanismo di solidarietà, in base al quale gli Stati membri possono adottare un sistema di gestione della migrazione affidabile e mettere in atto soluzioni comuni. La proposta suggerisce un nuovo meccanismo che prevede un piano di distribuzione che tenga conto del PIL nazionale e delle dimensioni della popolazione, in modo da alleggerire gli Stati membri che affrontano una significativa pressione migratoria. Sebbene la ricollocazione rimarrebbe un’opzione, gli Stati membri che si oppongono all’accoglienza di persone ricollocate potrebbero sponsorizzare il rimpatrio nel Paese di origine e assumersi l’onere di tale rimpatrio. La Commissione Europea si propone, inoltre, di creare un gruppo informale di esperti in materia di migrazione e asilo, che tenga conto del punto di vista dei richiedenti asilo e dei migranti. Sebbene il messaggio centrale di questo patto sia la solidarietà, i meccanismi previsti non si integrano completamente con gli aspetti politici necessari a costruire un sistema migratorio progressivo ed equo. Tuttavia, poiché i negoziati sul patto sono attualmente in corso, c’è ancora la possibilità di apportare modifiche prima dell’attuazione.

Considerazioni finali

Considerando gli ostacoli, i maltrattamenti e i rischi che rifugiati e persone migranti sono continuamente costretti ad affrontare, grande speranza viene riposta nelle soluzioni proposte dal nuovo patto dell’UE. Tuttavia, oltre a ciò, è necessaria una maggiore spinta per l’implementazione di percorsi sicuri e legali di migrazione. Per questo MOAS promuove la campagna per #VieSicureELegali, che consentirebbero di salvare molte persone e di offrire protezione e rispetto, attraverso la messa in atto di strumenti migratori sicuri e legali, come corridoi umanitari, visti per studenti, medici e umanitari, e sponsorizzazioni private.

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