I TREND UMANITARI DEL 2021

Abbiamo analizzato di recente in un nostro articolo le crisi umanitarie da tenere d’occhio nel 2021, le quali necessitano, naturalmente, di risposte adeguate. Con la diffusione del COVID-19 nel mondo, il settore umanitario è stato rimodellato e chiamato ad espandere e reindirizzare rapidamente le proprie capacità verso nuovi bisogni urgenti.

Le policy umanitarie seguono generalmente dei trend che è opportuno monitorare se si vuole prevedere in quale modo il mondo risponderà alle crisi. La prima caratteristica da considerare è quella di una maggiore flessibilità da parte dei donatori e delle agenzie istituzionali che si è tradotta in sostegno attraverso contributi in denaro liquido. In un momento in cui era essenziale avere la pronta disponibilità e il dispiegamento di fondi internazionali per sostenere i Paesi in via di sviluppo, i donatori hanno mostrato maggiore adattabilità per l’allocazione di fondi. Questa flessibilità ha permesso un rimodellamento e re indirizzamento di risorse umanitarie verso le crescenti necessità in caso situazioni critiche.

Inoltre, in un periodo in cui conflitti politici violenti continuano a causare la riduzione dello spazio umanitario, gli operatori incontrano crescenti difficoltà a lavorare nelle aree colpite da crisi. Il COVID ha inasprito ulteriormente le libertà accesso e di movimento, aumentando lo stigma verso “gli stranieri” e le restrizioni degli spazi sicuri all’interno dei quali le agenzie umanitarie possono operare.

Approfondiamo ora i trend nelle policy umanitarie che probabilmente caratterizzeranno il lavoro degli operatori nel 2021.

Protezione sociale combinata a programmi umanitari

Come conseguenza della crisi economica in atto, esacerbata dalle restrizioni imposte dai diversi Paesi per cercare di fermare la diffusione del virus, molti governi hanno lanciato o esteso i loro programmi di protezione sociale per sostenere le fasce di popolazione più bisognose. Tali programmi sono molto simili, nella forma e nelle modalità di distribuzione, ai progetti umanitari già in corso in quelle aree. L’affinità principale consiste nella fornitura di sussidi e voucher in denaro liquido. I programmi statali si sono tradotti in sussidi di disoccupazione, benefici per i figli, bonus, etc., che sono principalmente distribuiti in denaro.

Sarà interessante approfondire il trend del rapporto tra i programmi sociali statali e le azioni umanitarie e analizzare in che modo questi diversi interventi si intersecheranno o interagiranno, poiché seppur simili, presentano differenze significative. Mentre i programmi sociali dello Stato possono essere più stabili e duraturi, non godono di quella neutralità o adeguatezza che invece i programmi umanitari possiedono: questi ultimi sono più indipendenti rispetto ai progetti statali, poiché il lavoro umanitario è generalmente meno soggetto a criteri di ammissibilità e più idoneo a gestire situazioni e persone, come per esempio i rifugiati, le cui necessità spesso non sono soddisfatte dagli Stati.

Condividere le stesse sfide e possibilità

Uno dei trend riscontrati durante la pandemia è stata l’affermazione del potere dei singoli Stati rispetto al multilateralismo e alla solidarietà globale, che hanno invece registrato un declino.

La tendenza degli Stati, innescata dalla pandemia di Covid-19, di prendere decisioni a livello nazionale, piuttosto che basandosi sulla collaborazione internazionale, potrebbe portare a ulteriori tensioni nel momento in cui emergeremo da questa crisi. Anche i piani di risposte umanitarie sono stati colpiti da questa tendenza, con grandi tagli ai budget per gli aiuti umanitari.

La sfida è, quindi, quella di riuscire a trasformare questa situazione in un’occasione per rimodellare le relazioni internazionali e la società civile e trovare nuovi modi per gestire i problemi globali. Dopo tutto, la pandemia ci ha ricordato che le vulnerabilità e i rischi sistemici colpiscono tutti, indipendentemente dalle singole sovranità.

Altro tema decisivo per la solidarietà tra Stati nel 2021 sarà certamente quello di una distribuzione dei vaccini che possa essere il più equa e rapida possibile. Il trend sembra già andare nella direzione opposta, con i Paesi ricchi che hanno acquistato quasi tutte le dosi del vaccino disponibili e programmate per i loro cittadini, mentre nel frattempo i Paesi più poveri probabilmente non riceveranno la prima dose prima del 2022. L’OMS ha definito la questione come una “catastrofe morale”, poiché questo approccio “me-first” può solamente portare a ulteriori iniquità.

La distribuzione dei vaccini sta già modellando diversi trend e future disuguaglianze a livello internazionale, dall’atteggiamento di esclusione di Israele nei confronti dei Palestinesi per le vaccinazioni fino all’obiettivo, opposto, della Giordania di includere i rifugiati nella campagna di distribuzione dei vaccini.

Diversità e inclusione

Le proteste del Black Lives Matter del 2020 hanno sollevato la questione del razzismo e dell’esclusione anche all’interno del settore umanitario. Agenzie come le Nazioni Unite hanno ricevuto critiche per non aver aderito alle proteste e il settore umanitario in generale è stato criticato per i suoi atteggiamenti “post colonialisti” e paternalistici.

Tutto ciò può essere uno stimolo a migliorare la tendenza del 2021 sarà  – auspicabilmente – di prestare maggiore attenzione ai temi connessi ad inclusione, equità e diversità all’interno delle stesse agenzie umanitarie, una tendenza che potrebbe spingere all’adozione di nuove policy, indurre riforme e avviare nuovi percorsi di formazione.

Le grandi crisi del futuro

Un insegnamento che il Covid-19 ha certamente dato è la necessità di essere pronti ad affrontare crisi inaspettate e gravi. E se questa pandemia fosse solo un assaggio di ciò che verrà? Dopo tutto, alcune crisi globali hanno già raggiunto livelli preoccupanti di gravità tale da sconvolgere gli equilibri mondiali. Minacce come la fame, che colpisce grandi aree del nostro pianeta, il cambiamento climatico o la diffusione di altre malattie stanno preparando il terreno a crisi globali future e perciò necessitano di azioni umanitarie sostenute.

La soluzione sarà essere preparati.

Dato che la pandemia ci ha mostrato come una crisi di un settore può facilmente ripercuotersi in tante fasce della società, le risposte alle crisi dovranno essere più ampie e olistiche. Il modo più adatto di gestire i rischi e le crisi potrebbe essere quello di anticiparli, predirli e pianificare budget in che mettano in condizione di offrire risposte multilaterali, multisettoriali e internazionali.

Le azioni preventive sono la direzione che dovranno prendere anche per le organizzazioni umanitarie, sebbene le risorse e le capacità necessarie potrebbero non essere ancora adeguate. Il rischio di non promuovere ora tali riforme è che i sistemi internazionali potrebbero non essere in grado di rispondere alle complessità di possibili crisi future.

Considerazioni finali

Quando il mondo è stato stravolto dalla pandemia di COVID-19, il settore umanitario ha dovuto rimodellarsi ed affrontare grandi cambiamenti, per poter proseguire a fornire assistenza a chi ne ha bisogno. Leggere i trend delle policy umanitarie può aiutarci a comprendere meglio in che direzione il settore umanitario potrebbe dirigere le proprie risorse nel corso dell’anno, quando bisognerà porre rimedio ai danni causati dalla pandemia e le sue devastanti conseguenze.

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