Il dono della vita: messaggio di Natale dalla nostra direttrice

“Oggi abbiamo dato il benvenuto al neonato Mohammed Yousuf. Mamma e figlio stanno bene. Suo papà è contentissimo e non vede l’ora di presentarlo alla loro comunità.”

Un anno fa, questo messaggio annunciava la nascita del primo bambino venuto al mondo alla MOAS Aid Station di Shamlapur, qualche mese dopo l’inizio della nostra missione in sud-est asiatico. Alla fine di novembre 2018, MOAS ha fornito assistenza medica ad oltre 90.000 bambini, donne e uomini appartenenti sia alla comunità Rohingya sia a quella bengalese. I nostri pazienti hanno ricevuto gratuitamente medicinali e assistenza sanitaria in un contesto estremamente fragile, creato dall’arrivo in massa di oltre 700.000 Rohingya fuggiti dal Myanmar a partire dal 25 agosto 2017.

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Mohammed Yousuf è il primo figlio di una giovane coppia Rohingya. Da quando è nato, è venuto regolarmente alla MOAS Aid Station di Shamlapur per i controlli pediatrici. Anche la mamma, di 25 anni, è nata in un campo profughi bengalese, dove i suoi genitori si sono rifugiati durante un precedente esodo dal Myanmar. Negli anni ’90, circa 250.000 Rohingya furono costretti ad attraversare la frontiera con il Bangladesh e furono creati 20 campi profughi per accogliere i nuovi arrivati. In poco tempo, però, iniziarono i rimpatri, nonostante la forte opposizione delle organizzazioni internazionali per i diritti umani. Nel 2003 erano rimasti solo due campi, dove circa il 50% della popolazione soffriva di malnutrizione grave.

Fra il settembre 2017 e il maggio 2018, si calcola che “oltre 16.000 bambini sono nati nei campi profughi e insediamenti di Cox’s Bazar.” Ciò vuol dire che “circa 60 bambini al giorno vengono al mondo in condizioni disastrate, lontani da casa, dati alla luce da madri sopravvissute alla fuga, alla violenza, al trauma e spesso allo stupro.” Inoltre, al maggio 2018, solo il 18% delle nuove mamme ha partorito in un centro sanitario con l’assistenza di personale medico. L’obbiettivo della missione MOAS in Bangladesh è stato quello di fornire aiuti umanitari e assistenza medica di alta qualità, ed esprimere solidarietà con gli sforzi compiuti dal governo bengalese per accogliere una comunità storicamente perseguitata. Sin dall’inizio, lo staff medico di MOAS ha avuto un impatto enorme per migliaia di pazienti ad Unchiprang e Shamlapur.

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Mohammed Yousuf ha restituito un significato profondo alla stagione natalizia e alla nostra missione. Il desiderio della mia famiglia nel creare MOAS era quello di aiutare altre famiglie in difficoltà, e ancora una volta questo desiderio si è avverato.  A Natale, non festeggiamo una semplice ricorrenza: il bambino neonato rappresenta il nostro impegno a celebrare e proteggere ogni singola vita umana. Per noi il Natale è il sorriso di una nuova mamma, il primo pianto di un bambino, la gioia di un padre che ha portato la sua famiglia al sicuro.

Dall’inizio della nostra missione in Bangladesh, abbiamo visitato 42.370 bambini e rinnovato il nostro impegno ad assistere le comunità di migranti e rifugiati più vulnerabili al mondo. Le MOAS Aid Station sono rimaste aperte anche in condizioni meteorologiche estreme per garantire assistenza medica a chiunque ne avesse bisogno. Sono state usate come centri per le vaccinazioni in collaborazione con OMS e governo bengalese, e sono diventate un luogo dove tutti possono trovare cure, assistenza sanitaria, acqua potabile e giochi per i bimbi.

La nostra speranza per la famiglia di Mohammed Yousuf è che il loro sogno si avveri, che il figlio diventi dottore in un luogo dove tanti sono analfabeti per mancanza di un’educazione adeguata. Nel frattempo, auguriamo un Natale di gioia e serenità a tutta la famiglia MOAS, ai nostri donatori, sostenitori e volontari in ogni parte del mondo. Impegniamoci affinché ogni singola via umana sia vista come un dono prezioso.

Buon Natale,

Regina

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