Regno Unito: L’adozione di vie sicure e legali non deve condurre a politiche discriminatorie

34

 

Quando a marzo il ministro dell’Interno britannico Priti Patel ha evidenziato i vantaggi nell’adottare “vie sicure e legali” per le persone migranti – una tema da tempo ribadito da MOAS – potrebbe essere sembrato un momento da celebrare.

Tuttavia, il suo apparente impegno a ridurre i rischi per coloro che tentano di raggiungere il Regno Unito, si è tradotto in realtà in una proposta controversa, volta a creare quello che è stato definito come un sistema di asilo a due livelli, basato sulla modalità in cui i rifugiati arrivano nel Paese.

Il piano fa parte di una più ampia serie di proposte in materia di immigrazione che, secondo il ministro degli Interni, rappresentano “la più grande revisione del sistema di asilo del Regno Unito da decenni”. Il nuovo sistema intende distinguere tra le persone migranti entrate “illegalmente” – compresi coloro che viaggiano su piccole imbarcazioni dalla Francia – e chi è arrivato attraverso rotte legalmente riconosciute.

In base alle consultazioni in corso, a coloro che giungono in UK attraverso rotte non legali verrebbero offerte opportunità ridotte. Anche se la richiesta di asilo avesse successo, verrebbe concesso solo uno status di rifugiato temporaneo e le persone sarebbero costrette a vivere con l’angosciante prospettiva del rimpatrio. Inoltre, avrebbero accesso a benefici e diritti di ricongiungimento familiare limitati.

È stato anche riportato come il Regno Unito stia cercando di spedire i richiedenti asilo in altri Paesi mentre le loro domande di asilo sono in corso di lavorazione.

Il Ministro Patel ha presentato la proposta come parte di una strategia volta a combattere i trafficanti di esseri umani, che dovranno affrontare la pena massima dell’ergastolo, secondo quanto previsto nel nuovo piano.

Riferendosi agli individui e alle famiglie che hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere la Gran Bretagna tramite piccole imbarcazioni o nascosti nel retro dei camion, il ministro ha puntato il dito contro le gang di trafficanti organizzati dichiarando: “Per fermare queste morti occorre bloccare il traffico di persone che ne è la causa”.

Affermando che le misure proposte servirebbero all’implementazione di “vie sicure e legali”, Patel ha detto che i richiedenti asilo dovrebbero presentare la domanda nel primo Paese dell’UE in cui arrivano, piuttosto che utilizzare l’Europa continentale come base da cui cercare di raggiungere la Gran Bretagna.

“Se entri illegalmente nel Regno Unito attraverso un Paese sicuro in cui avresti potuto chiedere asilo, non stai cercando rifugio da un pericolo imminente, come è previsto dal sistema di asilo, ma stai scegliendo il Regno Unito come destinazione preferita rispetto ad altre, ” ha dichiarato il ministro.

I politici dell’opposizione sostengono, invece, che la proposta di discriminare le persone a seconda della modalità di arrivo nel Paese sia “priva di compassione” e hanno evidenziato come questo possa diventare un ulteriore fattore di rischio per i migranti. Un rappresentante della Croce Rossa ha definito il nuovo piano “disumano”.

L’attuale governo del Regno Unito ha posto una notevole attenzione alla gestione dell’immigrazione, tuttavia la situazione è stata notevolmente complicata dalla decisione del Paese di uscire dall’UE. In base all’accordo di Dublino III, i paesi dell’UE hanno concordato una serie di misure apparentemente volte ad accelerare le richieste di asilo ed assegnarne la responsabilità al primo Paese sicuro raggiunto.

Tuttavia, ai sensi della Convenzione sui rifugiati del 1951, non è previsto che i richiedenti asilo facciano richiesta e chiedano lo status di rifugiato nel primo Paese sicuro raggiunto. Con la Gran Bretagna non più vincolata dall’accordo UE dopo la Brexit, gli esperti legali si chiedono se i paesi dell’UE abbiano l’obbligo di riaccogliere i richiedenti asilo che raggiungono il Regno Unito attraverso l’Europa.

Senza questa opzione, il governo britannico è stato sempre più duro nell’adozione di misure per impedire ai rifugiati di raggiungere le coste britanniche, incluse le proposte, ampiamente condannate, di inviare truppe nella Manica.

Mentre coloro che difendono i diritti di migranti e rifugiati sono impegnati a sostenere azioni legittime per la creazione di rotte più sicure, coloro che criticano il sistema proposto dal Regno Unito sottolineano che il metodo di arrivo non tiene conto delle diverse situazioni disperate da cui le persone stanno fuggendo. Pertanto, non può essere ritenuto un metodo adeguato nel determinare la legittimità delle domande di asilo.

Esperti legali hanno anche suggerito che le proposte del governo inglese potrebbero violare il diritto internazionale – in particolare l’articolo 31 della Convenzione sui rifugiati del 1951, che afferma che le parti ‘non devono imporre sanzioni’ ai rifugiati a causa del loro ingresso o della loro presenza illegale, a condizione che forniscano una motivazione valida e si presentino al cospetto delle autorità senza indugio.

Considerazioni finali

MOAS si impegna a sostenere #VieSicureELegali, ma è fondamentale che il governo del Regno Unito non usi le legittime preoccupazioni per la sicurezza dei migranti come scusa per applicare politiche discriminatorie, e possibilmente illegali, volte a respingere le persone che raggiungono le coste del Regno Unito spinte dal bisogno.

Per sostenere la nostra campagna per Vie Sicure e Legali firma il nostro appello: https://www.moas.eu/it/viesicureelegali/

Se sei interessato alle attività MOAS e a quelle dei nostri partner seguici sui social, iscriviti alla nostra newsletter e condividi i nostri contenuti. Puoi scriverci a [email protected]. Per supportare le nostre operazioni dona su www.moas.eu/it/donate/

[donate_button_blog]