QUALI SARANNO LE CRISI UMANITARIE DEL 2021?

Il 2020 è stato un anno come nessun altro. La pandemia di COVID-19 era inaspettata e ha colpito ogni settore del mondo intero. Le questioni umanitarie già esistenti sono state ulteriormente esacerbate dalle restrizioni e dalle misure adottate da ogni Paese nell’intento di mitigare la diffusione del virus, che ha provocato milioni di vittime in tutto il mondo. Gli effetti della pandemia non si fermeranno nel 2021 poiché il Covid-19, insieme ai problemi preesistenti – conflitti in corso, aumento della fame, effetti del cambiamento climatico – continueranno ad avere un impatto che, secondo l’ONU, potrebbe condurre ad una vera e propria “catastrofe umanitaria”.

Secondo il Global Humanitarian Overview del 2021 dell’UNOCHA, in questo nuovo anno 235 milioni di persone necessiteranno di assistenza e protezione umanitaria. Le previsioni dello scorso anno erano di 1 persona su 45 in stato di bisogno, la cifra più alta dopo decenni. Quest’anno c’è stato un ulteriore incremento ed ora 1 persona su 33 nel mondo che ha bisogno di aiuto. Le Nazioni Unite e le organizzazioni partner contano di assistere 160 milioni di persone bisognose in 56 Paesi, il che richiederà 35 miliardi di dollari.

Ecco una panoramica delle situazioni più critiche da tenere d’occhio durante questo 2021.

Declino economico

Il COVID-19 ha innescato la peggior recessione economica dagli anni 30. Il PIL globale ha subìto una contrazione e per la prima volta in 22 anni la povertà estrema è di nuovo in crescita. Il numero totale di nuove persone che versano in condizioni di povertà estrema, soprattutto nell’Asia meridionale e nell’Africa subsahariana, oscilla tra i 110 e i 150 milioni: 88-115 milioni sono coloro che potrebbero ricadere in povertà estrema a causa del Covid-19 e oltre a 23-35 milioni di persone a rischio nel 2021.

La disoccupazione è drammaticamente aumentata, poiché quasi l’80% dei 2 miliardi di lavoratori dell’economia informale ha perso ore di lavoro. Le donne e i giovani sono stati maggiormente colpiti.

Gli shock economici dimostrano come tutte queste minacce siano connesse tra loro, poiché i conflitti, gli sfollamenti o l’insicurezza alimentare derivano dai collassi economici in quei Paesi che non sono in grado di gestire crisi come quella causata dal COVID-19, come il Venezuela.

Conflitti politici e sfollamento

I conflitti politici si fanno sempre più intensi e violenti, con gravi ripercussioni sui civili e un impatto pesantissimo sui bambini, vittime di gravi violazioni dei diritti umani, come accade in Yemen.

Gli attacchi contro gli operatori umanitari continuano, rendendo l’accesso e le operazioni sul campo sempre più difficili. Le situazioni di conflitto protratte nel tempo non fanno che incrementare i bisogni umanitari per via della loro volatilità e rapido deterioramento. Il numero di persone bisognose in Paesi come l’Afghanistan o la Repubblica Democratica del Congo continua a crescere anche dopo decenni di conflitti, con molti di questi Paesi a rischio di un’ulteriore escalation di violenza nel 2021.

Le conseguenze dei conflitti armati possono oltrepassare i confini. Situazioni esemplari come il bacino del lago Ciad (tra i confini della Nigeria, del Niger, Ciad e Camerun) e la regione del Sahel centrale dimostrano come le guerre possono facilmente destabilizzare intere regioni. I conflitti emergenti in Mozambico e nella regione del Tigray in Etiopia stanno già cominciando ad avere ripercussioni sugli Stati vicini, causando un alto numero di sfollamenti, una delle questioni da tenere d’occhio nel 2021.

Nell’ultimo decennio è aumentato in modo drammatico anche il numero degli sfollati interni: 51 milioni, mentre il numero di rifugiati provenienti solamente dai cinque Paesi più pericolosi, Afghanistan, Myanmar, Sud Sudan, Siria e Venezuela, è raddoppiato e sfiora i 20 milioni. Lo sfollamento non è solo causato dai conflitti, poiché i disastri naturali sono la causa primaria della maggior parte degli sfollamenti in questi ultimi anni, specialmente nella regione asiatica.

Fame 

A causa dell’incremento dei conflitti, la fame sta aumentando a livello globale. Si teme che il numero di persone a rischio di insicurezza alimentare acuta arrivi a 270 milioni per via del Covid-19, un aumento del 82% rispetto alla situazione pre-pandemia. Anche i cambiamenti climatici hanno colpito duramente i sistemi alimentari nel mondo. Le necessità di sicurezza alimentare aumenteranno drasticamente nel 2021, visto lo sconvolgimento di intere catene di distribuzione alimentare.

In tutti i Paesi della IRC Watchlist del 2021, la fame e l’insicurezza alimentare rappresentano una minaccia incombente che deriva principalmente da conflitti. Paesi come lo Yemen o l’Afghanistan hanno intere popolazioni a crescente rischio di malnutrizione. Aree già a rischio di carestia necessitano urgenti azioni umanitarie per evitare ulteriori peggioramenti.

Cambiamento climatico

Il cambiamento climatico è diventato negli ultimi anni una minaccia costante per il mondo. Gli ultimi dieci anni sono stati i più caldi mai registrati, e gli effetti di ciò si fanno sempre più evidenti e devastanti: milioni di persone sono sfollate ogni anno per via dei disastri naturali dovuti all’aumento delle temperature globali e sempre più casi di alluvioni si verificano in Paesi come Bangladesh, Sudan o molti altri.

Si prevede che il primo quarto del 2021 sarà affetto da ulteriori fenomeni climatici causati da La Niña, che avrà effetti sulle temperature marine, sui regimi delle piogge e sull’attività degli uragani. Le conseguenti alluvioni o periodi di siccità derivanti da questo fenomeno avranno impatti sull’agricoltura, i mezzi di sostentamento e la sicurezza alimentare.

La tripla minaccia proveniente da conflitti, cambiamento climatico e Covid-19 potrebbe avere effetti devastanti e causare catastrofi umanitarie in molti Paesi come il Sud Sudan o l’Etiopia in cui a guerra e pandemia si aggiungono frequenti invasioni di locuste o alluvioni.

Diffusione di malattie

Con lo sconvolgimento dei sistemi sanitari in molti Paesi dovuto allo scoppio della pandemia, i servizi sanitari essenziali sono stati bloccati ed è diventato difficile far fronte ad altre patologie. Di conseguenza, la diffusione di malattie è ora in aumento. In Yemen oltre 5 milioni di bambini sotto i cinque anni affrontano le minacce di colera e diarrea acuta. Anni di progressi nel trattamento di malattie come l’HIV, la tubercolosi o il colera potrebbero essere annullati e le cifre delle vittime rischiano di raddoppiare.

La pandemia e le misure per contenerla hanno avuto anche conseguenze sulla salute mentale e psicologica in tutti i Paesi, in particolare nei contesti umanitari nei quali le risorse per la salute mentale e per il supporto psicologico sono scarse o non esistenti. La questione sarà certamente un’altra delle sfide da affrontare nel 2021.

Considerazioni finali

Il 2020 è stato un anno che ha portato una serie di difficoltà che il mondo non era preparato ad affrontare. Le misure messe in atto per contenere la pandemia dovranno essere adeguatamente implementate nel 2021, per fare in modo che la risposta umanitaria al Covid-19 possa essere efficace e in grado di rispondere ai bisogni di tutti. Nel predire le crisi del 2020 non ci si aspettava di trovare il mondo alla fine dell’anno in una condizione così critica. Ricalibrare la programmazione umanitaria per affrontare le crisi in maniera più integrata è cruciale anche per fare in modo che i gap e i punti critici possano essere superati. Sostenere l’attività umanitaria continuerà a essere vitale per essere preparati ad affrontare nuove crisi, con cambiamenti nelle policy necessari anche al miglioramento del lavoro degli operatori del settore no-profit.

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