Un messaggio dalla nostra Direttrice: ognuno dovrebbe essere libero di amare e di essere sé stesso

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In 76 paesi del mondo, le relazioni fra persone dello stesso sesso sono proibite e criminalizzate. In alcuni casi, si rischia una condanna a morte mentre in generale si è esposti a violenza indiscriminata e marginalizzazione sociale.

Quattro anni fa, MOAS ha avviato la sua missione per salvare vite ed è iniziato il nostro viaggio in prima linea nei flussi migratori. Da allora, abbiamo sviluppato competenze e conoscenze sia in mare che sulla terraferma, imparando a comprendere la triste realtà della migrazione forzata. Abbiamo capito come la vita delle persone venga influenzata da questi viaggi letali e quanto diverse siano le ragioni per fuggire.

Abbiamo incontrato famiglie fuggite dalla Siria devastata dalla guerra, salvato minori non accompagnati partiti in cerca di una vita migliore e assistito donne  in fuga da violenza domestica e povertà.

Negli anni, abbiamo anche visto che i tabù impediscono alle persone di raccontare le proprie storie e di ricevere adeguata protezione. Abbiamo toccato con mano come temi trascurati quali i diritti LGBTQI influenzino profondamente la vita delle vittime di violazioni.

Durante le operazioni SAR, MOAS ha salvato e assistito oltre 40.000 bambini, donne e uomini in mare ma solo in un caso abbiamo ascoltato la storia di un ragazzo di 28 anni che era fuggito dal Gambia dove, spiegava, non era libero di esprimersi. Bakary alludeva chiaramente alla sua sessualità e all’epoca era iscritto all’università quando l’ex presidente dichiaro ufficialmente che “avrebbe tagliato la gola a tutti gli omosessuali”. Poco dopo, Bakary decise di andar via.

Migranti e rifugiati LGBTQI sono perfino più vulnerabili di altri gruppi perché maggiormente esposti a isolamento e violenza e perché spesso hanno più difficoltà a raccontare le proprie storie. Il silenzio però non consente loro di ricevere adeguata assistenza o protezione in termini di status riconosciuto, alloggi e esigenze specifiche che continuano ad essere riconosciute solo sulla carta.

Tuttavia, la legislazione europea e la Convenzione di Ginevra sono molto chiare in merito alla speciale protezione da garantire sulla base dell’orientamento e dell’identità sessuale. Una Direttiva europea indica entrambe le questioni come una solida base per chiedere asilo e l’articolo 19 obbliga gli Stati Membri a prendere in considerazione determinate vulnerabilità, fra cui la violenza fisica o sessuale. Tuttavia, la realtà è molto diversa e “migranti e rifugiati LGBTQI spesso non hanno accesso a procedure adeguate per chiedere asilo”. Formare il personale incaricato di esaminare le richieste e gli interpreti sarebbe un passo necessario è fondamentale per raggiungere un approccio più giusto alla questione, oltre alla garanzia di alloggi e cure mediche adeguate.

Viviamo in un mondo sempre più violento dove odio e violenza vengono espressi e praticati con facilità. Eppure, continuano a criminalizzare l’amore. Oggi MOAS esprime la propria solidarietà a chi è vittima di discriminazione, violenza, isolamento e marginalizzazione a causa del proprio orientamento e della propria identità sessuale. Chiediamo alla comunità internazionale e all’UE di adottare le misure necessarie per agevolare l’integrazione è la protezione delle persone più vulnerabili costrette ad abbandonare il proprio paese per essere libere di amare e essere se stesse.

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